Gli Sto Múch: una canzone slovacco – italiana

Qualche giorno fa sono andata a sentire un concerto di un gruppo slovacco che si chiama Sto Múch (tradotto letteralmente sarebbe 100 mosche).

Si tratta di un gruppo molto popolare, con uno stile eccentrico e molto ironico, sia come impatto visivo, che come genere musicale. Le loro canzoni sono in slovacco, ma con mia grande sorpresa, una era in italiano. Si chiama “Našiel som talianský slovnik” (Ho trovato un dizionario italiano).

Ecco la canzone: godetevela, c’è da sbellicarsi!

La parola del giorno: Majáles

Con l’arrivo della primavera, Banská Bystrica, la mia città in Slovacchia, sembra rinata: fiori variopinti e profumati in ogni angolo, colline verdeggianti, uccellini che cantano ed eventi interessanti tutte le sere: concerti di vario tipo, proiezioni di film, iniziative per la promozione della tutela ambientale e chi più ne ha più ne metta.

Vale la pena a questo proposito anche ricordare che ieri, 8 maggio, in Slovacchia  si celebrava l’anniversario della liberazione dal fascismo, un po’ come il nostro 25 aprile.

A proposito di iniziative, oggi, anzi, proprio in questo momento, è in corso l’evento più atteso dell’anno dai giovani della città: il Majáles.

Per ovvie ragioni, nella mia classifica personale dei cosiddetti falsi amici italiano-slovacco (ossia quei termini che sembrano uguali nelle due lingue, ma che in realtà hanno un significato completamente diverso) la parola Majáles è balzata al primo posto 🙂 Diversamente da quello che la parola può evocare ad un italofono, il Majáles è un semplice concerto all’aria aperta, ed il suo nome deriva da máj (maggio) e les (bosco).

Ennesimo attacco al principio del multilinguismo nell’UE

Torna alla ribalta, puntuale come un orologio svizzero, la polemica sui costi dei servizi di traduzione ed interpretazione presso le istituzioni europee. Come rivela un articolo pubblicato da The Guardian (qui nella versione italiana tradotta da Presseurop), per l’ennesima volta, non sapendo dove tagliare, qualcuno ha avanzato la proposta di rendere l’inglese l’unica lingua ufficiale, invece delle attuali 23 e dall’1 luglio 24, con l’adesione della Croazia.

Ho già espresso in passato la mia opinione nei confronti di questo tipo di proposte. Ora vorrei solo limitarmi a dire che se un giorno questa riforma andasse in porto, ammesso e non concesso che la comunicazione fra i nostri rappresentanti alle istituzioni UE fosse ancora possibile, sarebbe estremamente antidemocratica, in quanto i cittadini comunitari che non parlano l’inglese non potrebbero controllare l’operato dei rappresentanti da loro eletti.

Il motto “Uniti nella diversità” non è stato scelto a caso e se il principio del multilinguismo venisse sacrificato sull’altare della crisi economica,  crollerebbe uno dei pilastri del concetto stesso di Unione Europea.

La parola del giorno: panelák

Il panelák (al plurale paneláky) è un palazzo molto alto, dai 10 ai 20 piani, contraddistinto da colori, diciamo così, poco vivaci. Chiunque abbia messo piede in Slovacchia o in Repubblica Ceca, avrà sicuramente notato questo tipo di palazzo.

I paneláky, come dice il nome stesso, furono costruiti con pannelli prefabbricati durante gli anni ’60 e ’70 e furono una delle tante applicazioni della filosofia pragmatista del regime socialista. Si trovano nella maggior parte delle città dell’ex Cecoslovacchia, ma la  zona attualmente con la maggior concentrazione di paneláky è il quartiere Petržalka a Bratislava.

I paneláky sono riuniti in sidliska (al singolare sidlisko) e molti dei sidliska hanno all’interno una zona con con giochi per bambini (ihrisko). Non lo chiamo volutamente giadinetto perché spesso l’ihrisko è ricoperto di asfalto.

Oggi in slovacco la parola panelák ha anche un’altra associazione, poiché è anche il nome di una popolare serie televisiva.

A proposito dei paneláky, ecco un link ad un articolo in italiano pubblicato qualche settimana fa su Buongiorno Slovacchia sul quartiere Petržalka, un altro interessante articolo in inglese sulla vita nei paneláky ed un articolo di Wikipedia in inglese sulla loro storia.

La musica popolare slovacca. Anička, dušička

La musica è da sempre uno dei mezzi più efficaci e piacevoli per imparare una lingua ed esplorare una cultura. Questo è ancora più vero per le canzoni popolari, che permettono di immergersi nella storia e nelle tradizioni del popolo che le canta.

In Slovacchia la musica popolare è ancora molto viva e sono ancora molti i festival in cui è possibile ascoltare canzoni e ballare danze popolari.

Gli strumenti musicali utilizzati nelle musica folklorica slovacca sono l’armonica, il violino, il cimbal (uno strumento a corde di grandi dimensioni che la fedele wikipedia dice chiamarsi in italiano cimbalom o cembalo ungherese) e la fujara (uno strumento a fiato in legno).

Una delle canzoni più popolari della musica folklorica slovacca è Anička, dušička.

Ecco il testo in slovacco:

Anička, dušička, kde si bola. Keď si si čižmičky zarosila

Bola som v hájičku, žala som trávičku, duša moja, duša moja

A ja som po tri dni trávu kosil. Ja som si čižmičky nezarosil

A ja som hrabala, teba som čakala, duša moja, duša moja

In italiano sarebbe più o meno così:

 

Anička, tesoro, dove sei stata. Dov’è che ti sei bagnata gli stivali

Sono stata nel bosco, ho tagliato l’erba, tesoro mio, tesoro mio

Anche io dopo tre giorni ho falciato l’erba. Io non mi sono bagnato gli stivali

E io ho rastrellato, ti ho aspettato, tesoro mio, tesoro mio

Buona Pasqua e tanta acqua!

No, non sto sperando che arrivi la pioggia a Pasqua (anche perché in questo momento buona parte della Slovacchia è coperta da una coltre di neve). L’acqua di cui parlo è quella che, secondo la tradizione slovacca, i ragazzi usano per bagnare le ragazze il giorno del lunedì di Pasqua. E non sto parlando di un goccino, ma di un vero e proprio gavettone. Non contenti dell’acqua, i ragazzi “deliziano” ancora le ragazze con dei colpetti inferti da uno speciale frustino realizzato con dei rami intrecciati (korbač), che viene decorato da ciascuna ragazza frustata con un nastrino. Per ringraziare gli uomini del cortese trattamento, le ragazze li omaggiano con uova decorate, cioccolatini e soldi.

Per quanto ad occhi esterni questa tradizione possa sembrare maschilista ed offensiva per le donne, si tratta di un retaggio pagano, il cui significato è quello di augurare alle ragazze buona salute e felicità.

In generale la Pasqua (Veľka noc, che letteralmente vuol dire grande notte) in Slovacchia è una festa molto sentita. La preparazione comincia la domenica delle palme (Kvetná nedela, letteralmente domenica fiorita). In attesa della Pasqua, le famiglie preparano la casa facendo grandi pulizie e decorandola con i simboli della primavera: narcisi, tulipani e tante uova decorate. Queste ultime vengono anche utilizzate per decorare gli alberi (zlatý dažď, ossia pioggia d’oro).

La settimana di Pasqua si chiama Veľký týždeň (grande settimana) ed ogni giorno prende un nome particolare: il mercoledì è chiamato Popolcová streda (mercoledì delle ceneri), il giovedì è detto Zelený štvrtok (giovedì verde, dal colore del cibo che viene consumato prevalentemente quel giorno), il venerdì è chiamato Veľký piatok (venerdì grande), il sabato Bielá sobota (sabato bianco), la domenica Veľkonočná nedeľa (domenica della notte grande) e il lunedì Veľkonočný pondelok (lunedì della notte grande).

Per quanto riguarda le tradizioni gastronomiche legate alla Pasqua, come in Italia, il venerdì santo non si mangia carne, ma (anche qui come in Italia), la domenica non ci si fa mancare niente 🙂 I cibi che tradizionalmente non mancano sulle tavole degli slovacchi il giorno di Pasqua sono: uova, prosciutto, salsicce, bábovka (una specie di zuccotto), kren (chren), rape e conigli di cioccolata.

Buona Pasqua a tutti!

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Gli esami di maturità in Slovacchia

Foto: www.stuzkova.eu - Decorazione della porta delle classi dell'ultimo anno

Foto: www.stuzkova.eu – Decorazione della porta delle classi dell’ultimo anno

La scorsa settimana i 57.000 studenti slovacchi dell’ultimo anno della scuola superiore hanno affrontato la prova più importante della loro carriera scolastica: gli esami di maturità (in slovacco maturita).

A differenza dell’Italia, in cui tutte le prove dell’esame di stato si svolgono alla fine dell’anno scolastico, in Slovacchia le prove scritte si svolgono in marzo – quest’anno dal 12 al 15 – mentre le prove orali in estate – quest’anno dal 20 maggio al 7 giugno.

In particolare le prove scritte sono così articolate: il primo giorno c’è la prova di lingua e letteratura slovacca; la seconda prova riguarda una lingua straniera a scelta fra inglese, tedesco, francese, russo e italiano (strano ma vero!); il terzo giorno c’è la prova di matematica e infine l’ultimo giorno la prova di lingua e letteratura ungherese o ucraina (per gli istituti scolastici bilingui).

In Slovacchia è molto facile riconoscere gli studenti impegnati a sostenere gli esami di maturità. In primo luogo perché durante le giornate delle prove scritte osservano un codice di abbigliamento particolarmente formale. In secondo luogo, perché tutti gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori hanno un piccolo nastro verde appuntato sulla giacca (stužka) con il loro nome.

La stužka viene indossato tutti i giorni dagli studenti dell’ultimo anno dopo la stužková, un ballo (per intenderci, simile al prom americano) che si tiene nel periodo di novembre e che viene organizzato integralmente dagli studenti, a cui partecipano anche i professori ed i genitori (che però vengono mandati gentilmente a casa dopo la mezzanotte 🙂 ). In occasione del ballo, oltre a varie esibizioni, viene preparato anche un programma per i professori, i quali sono all’oscuro di quello che gli aspetta fino alla serata del ballo.

Analogie e differenze fra slovacchi e italiani

Slovacchi e italiani, soprattutto quelli meridionali, per molti versi si assomigliano. In entrambe le culture la famiglia e la religione cattolica rivestono un ruolo fondamentale, i figli vanno a vivere fuori abbastanza tardi ed i momenti più importanti della vita delle persone vengono celebrati attorno ad una tavola riccamente imbandita.

Nonostante le molte analogie, nella vita quotidiana si possono constatare anche molte differenze. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccole cose, che fanno semplicemente sorridere. Altre volte, senza un po’ di flessibilità, possono trasformarsi in shock culturali.

In questo post elencherò 10 di queste differenze, scelte tra quelle più ricorrenti. Ovviamente si tratta solo della mia personale esperienza e  in nessun modo devono essere interpretate come una regola fissa o uno stereotipo. 

  1.  Tutti in ciabatte. La prima regola che ho imparato quando sono arrivata in Slovacchia è: togliti le scarpe quando entri in casa. Il motivo è molto semplice, e secondo me ha anche molto senso: evitare di sporcare tutta la casa, soprattutto in inverno quando c’è molta neve e le scarpe sono bagnate. Fin qui niente di sconvolgente. La sorpresa è arrivata nel momento in cui ho visto che anche negli uffici, nelle scuole e nei negozi la maggior parte delle persone cammina con disinvoltura in ciabatte, cosa che in Italia sarebbe vista come qualcosa di insolito.
  2. Il secchio e lo straccio per lavare il pavimento nei bus. All’inizio i miei colleghi ed io avevamo varie teorie al riguardo (una ad esempio era che il secchio serviva nel caso in cui qualcuno dei passeggeri avesse lo stomaco delicato 🙂 ), ma alla fine abbiamo scoperto che la risposta è legata al punto precedente. In inverno c’è molta neve ed gli autobus si sporcano velocemente quando la gente sale con le scarpe bagnate, quindi il secchio e lo straccio servono semplicemente per pulire.
  3. Anche con 1 metro di neve le ragazze portano tacchi alti e la gente fa footing. Chapeau, perché col ghiaccio io ho problemi anche solo a camminare, però immagino che nel dna degli slovacchi ci sia una specie di sostanza antigelo che impedisce loro di cadere.
  4. Il riso viene servito a palline, come il gelato. In effetti in risposta a questa abitudine non si può fare altro che dire “perché no?”.
  5. Quando ordini al ristorante scegli prima cosa vuoi bere. Nei ristoranti in Slovacchia mi è capitato spesso che il cameriere mi venga a chiedere cosa voglio ordinare appena 1 minuto dopo che mi sono seduta, quando sto ancora cercando di decifrare il menu per decidere cosa voglio mangiare. Questa efficenza può essere percepita dagli italiani in maniera negativa, ossia come un atteggiamento sbrigativo, mentre in realtà l’intenzione è nobile: vuole chiedere ai clienti cosa desiderano da bere, mentre chiederà cosa desiderano da mangiare nel momento in cui porterà le bevande.
  6. Per cominciare la zuppa. In Slovacchia ogni pasto comincia con la polievka, la zuppa. Ce ne sono molti tipi, tra cui di funghi, di cavolo acido, di verdure miste, di carne ed è sempre presente nei menu delle mense e dei ristoranti che per pranzo offrono normalmente la zuppa più un piatto principale a scelta fra varie opzioni ad un prezzo che va dai 2.50€ ai 5€.
  7. Dolci per pranzo. Personalmente questa è una delle cose che amo di più della Slovacchia: qui è abbastanza comune per pranzo mangiare un piatto principale dolce. Cosa si può chiedere di più?
  8. Non dimenticare i fazzoletti. Mentre venivo in Slovacchia in treno nel mio scompartimento ho visto una signora tirare fuori dalla borsa un rotolo di carta igienica ed andare nella direzione del bagno. Dopo poco ho capito perché: nei treni e negli edifici pubblici di solito i bagni sono sprovvisti di carta igienica, quindi meglio essere previdenti.
  9. La chiave del bagno. Qui le cose da dire sono due. La prima è che spesso negli uffici pubblici o nelle scuole i bagni sono sprovvisti di chiave. La seconda è che, almeno a Banská Bystrica, a volte i bar e i ristoranti hanno il bagno in un altro edificio, quindi per andarci bisogna chiedere la chiave al cameriere.
  10. Il fumo nei locali pubblici. A seconda dei punti di vista, questa differenza rispetto all’Italia può essere positiva o negativa. Va detto però che in questo momento viene discussa una legge per introdurre il divieto di fumo dei locali pubblici in cui si consuma cibo e nei centri commerciali.