Vita da freelance: come gestire i momenti di magra

Diciamocelo: per alcuni versi lavorare come freelance è fantastico. Non ci sono superiori antipatici da sopportare, non bisogna fare la lotta coi colleghi per prendere le ferie, compatibilmente con le scadenze si ha la libertà di organizzare il proprio lavoro e, se non si ha nulla da fare, ci si può tranquillamente concedere il lusso di andare a fare un bagno in piscina anche alle 3 del pomeriggio. Ovviamente non è tutto oro quel che luccica perché c’è uno scotto da pagare per questa libertà: un freelance non ha uno stipendio fisso, non ha le ferie e il congedo di malattia pagati e soprattutto non ha un flusso di lavoro prevedibile e tanto meno costante.

Nella mia esperienza, quest’ultima peculiarità è la più difficile da gestire. Soprattutto nei primi anni, un freelance passa da momenti di estasi, in corrispondenza di incarichi consistenti e soddisfacenti, a momenti di magra, in cui sembra che nessuno abbia più bisogno di noi e in cui, nelle fasi più acute, finiamo per rimpiangere il nostro caro vecchio lavoro da dipendente. E’ proprio in questi momenti che è fondamentale mantenere alto lo spirito e ricordarsi che i momenti di magra capitano a tutti e che non c’è motivo di disperarsi.

Al contrario, bisogna ricordare che i momenti morti possono essere preziosi perché ci offrono l’opportunità di dedicarci ad attività non sono piacevoli, ma anche utili, che però normalmente non abbiamo il tempo di fare. Sono proprio questi i momenti in cui possiamo gettare i semi che in futuro ci permetteranno di crescere professionalmente. Parlo di tutte quelle attività che arricchiscono il nostro bagaglio professionale di nuove competenze o che semplicemente ci rendono persone e, di conseguenza, anche professionisti migliori.

Ecco qualche esempio valido per il campo che conosco meglio, la traduzione:

AttivitàPotenziali benefici professionali
Ricerca di nuovi clientiAumento del flusso di lavoro
Aggiornamento sito / CV / profili sui social network professionaliUna maggiore visibilità aumenta le possibilità di trovare nuovi clienti
Fare rete e confrontarsi coi colleghi (online o di persona)Miglioramento delle competenze professionali e aumento del flusso di lavoro
Aggiornamento professionale (lettura articoli / ascolto contenuti nelle nostre lingue di lavoro)Miglioramento delle competenze professionali
Approfondimento di un campo totalmente diverso dal nostro (potremmo fare un corso di medicina / pittura / cinema… qualsiasi cosa solletichi il nostro interesse)Preparazione a un eventuale incarico su quel tema
SportMantenimento di un buono stato di salute psicofisico
Relax e ricarica delle batterie in vista della prossima ondata di lavoroMantenimento di un buono stato salute mentale

E voi, freelance e non, avete altri suggerimenti per tenere lontano lo sconforto e mettere a frutto i momenti di magra?

 

La musica slovacca

Essendo la Slovacchia un Paese fuori dai sentieri generalmente più battuti, sono in pochi a conoscerne le ricchezze paesaggistiche, culturali e artistiche. Eppure, ve lo assicuro, ne ha davvero tante. Ad esempio, la scena musicale slovacca è molto vivace ed è popolata da molti artisti che spaziano tra tutti i generi musicali. Ultimamente la Slovacchia sembra essersi resa conto del suo patrimonio musicale e, nel tentativo di salvarlo dal costante attacco della musica in lingua inglese, è stata fatta una legge che impone dal 2016 alle radio di trasmettere un minimo di 20% di musica slovacca (o di un interprete slovacco), percentuale che nel 2017 salirà al 25% per le radio private e al 35% per le radio pubbliche.

Se siete curiosi, ecco una lista di artisti slovacchi:

  • Szidi Tobias, una delle mie preferite, cantautrice raffinata dotata di una voce molto riconoscibile che propone brani anche in ceco e ungherese
  • Lucia Lužinská, cantante jazz, in questo brano con Milan Lasica, famosissimo attore, comico e cantante
  • Polemic, gruppo ska perfetto per le serate danzanti
  • Cigánski diabli, gruppo di rom slovacchi che generalmente propone brani di genere gipsy, spaziando però anche con brani più moderni, come questo
  • Jana Kirschner, artista pop-rock molto popolare e talentuosa
  • Katarína Knechtová per gli amanti del genere pop
  • Martin Geisberg, un altro dei miei preferiti. Cantautore talentuoso e poliedrico
  • Elán gruppo pop-rock sulla scena da oltre 40 anni (una specie di Pooh slovacchi)
  • Rytmusqui scendiamo dal mio punto di vista decisamente di livello, con un cantante rap non particolarmente raffinato, ma ve lo propongo per dovere di inventario
  • Sto múch, gruppo con un forte impatto scenico (mi ricordano un po’ Elio e le storie tese)
  • Fragilegruppo a cappella. Sono slovacchi, ma una grossa parte del loro repertorio è internazionale
  • Pressburger, gruppo slovacco di genere klezmer (si chiamano così perché Pressburger è il vecchio nome di Bratislava)

E per finire, vi lascio con una punta di diamante della scena musicale slovacca: Dalibor Karvay, uno strabiliante virtuoso del violino appena trentenne ma già con un’incredibile carriera alle spalle

Certificazioni di lingua slovacca

Quando si studia una lingua straniera si può aver bisogno di certificare la propria conoscenza e “quantificare” il proprio livello. Ad esempio, una certificazione può essere utile per iscriversi ad un’università straniera o per lavorare all’estero.

Per lingue come inglese, francese, tedesco e spagnolo l’offerta di certificazioni e di enti in cui è possibile sostenere gli esami è ampia e le informazioni sono facilmente reperibili su internet. Per chi invece vuole certificarsi in una lingua meno diffusa come lo slovacco la faccenda è un po’ più complicata.

In questo post, passerò in rassegna alcuni tipi di certificazioni di lingua slovacca per stranieri ed i relativi enti di certificazione.

  • Centrum ďalšieho vzdelávania: in questo centro dell’Università Comenius di Bratislava è possibile sottoporsi a esami di certificazione di slovacco dal livello A2 al livello C2. E’ anche possibile frequentare corsi di preparazione all’esame. L’esame costa 100 euro e consta di una parte scritta ed una orale. Consiglio di consultare la versione della pagina in slovacco perché contiene molte più informazioni sul contenuto dell’esame per ciascun livello rispetto alla pagina in inglese. Se si supera l’esame, il certificato ottenuto è valido in tutta l’Unione Europea.
  • L’International House Bratislava di Bratislava dà la possibilità si sostenere l’esame di certificazione ECL (European Consortium for the Certificate of Attainment in Modern Languages) a tutti i livelli al costo di 100 euro. Consiglio di dare un’occhiata al sito perché è possibile effettuare un test di simulazione per avere un’idea del proprio livello.
  • L’esame ECL può essere sostenuto anche alla scuola di lingue SJS di Košice dal livello A2 a C1. Sul sito non vengono precisate ulteriori informazioni.
  • La scuola di lingue 1sjs di Bratislava offre la possibilità di certificare il proprio livello di slovacco con il cosiddetto esame di stato. Il tipo di esame è diverso rispetto ai precedenti ed i livelli offerti sono il base, corrispondente al B2 (qui le competenze richieste) ed il generale, ossia il C1 (qui le competenze richieste). Anche in questo caso, la scuola offre corsi di preparazione all’esame. Il costo dell’esame non è esplicitato sul sito.

La parola del giorno: cépečkár

Non so se capita anche a voi, ma a me capita spesso di imparare una parola fino a quel momento a me sconosciuta e da lì in poi trovarla continuamente e dappertutto per i giorni successivi. Questo è quello che mi è successo ultimamente con la parola slovacca cépečkár (pronunciato: zèpeckar).

Un cépečkár o cezpoľný è una persona che vive e lavora/studia in una città diversa da quella in cui è nato. Solitamente è un termine che si usa per definire uno slovacco che si trasferisce a Bratislava, ma proviene da un’altra regione del Paese. La quintessenza del cépečkár è uno slovacco dell’est, ossia un východniar (da východ: est) che si trasferisce a Bratislava per studiare o lavorare. Trasportato nella cultura italiana, è il corrispondente del pugliese/calabrese/siciliano a Milano.

Non esiste un corrispondente 1 ad 1 di cépečkár in italiano perché è un concetto che tendiamo a distinguere in due sottoconcetti: “fuorisede” e “pendolare”. Tuttavia, se in slovacco si vuole parlare nello specifico del concetto di “pendolare”, si usano i verbi pendlovať e dochádzať.

La cosa più affascinante di questa parola è la sua origine: cépečkár, di cui esiste anche la variante grafica CPčkár, viene dal nome del sito cp.sk, un sito fantastico e molto popolare in Slovacchia in cui è possibile trovare informazioni e orari sui servizi di trasporto (ebbene sì, per la nostra invidia, un unico sito per tutto: treni, autobus e aerei!). CP sta a significare cestovný poriadok, che potremmo tradurre con “piano di viaggio” o “orari dei trasporti”, a seconda delle circostanze.

Per chi volesse approfondire, ecco qualche risorsa (in slovacco):

  • TedX talk discorso in cui un grafico parla dei suoi progetti, sfiorando anche il tema del cépečkár
  • Articolo di Denník N sui cépečkári che vanno nella direzione opposta
  • Articolo di Denník N sulle frizioni tra cépečkári e bratislavesi

 

Pillole di storia: la legione cecoslovacca in Italia

Sono sempre stata convinta che tra italiani e slovacchi ci fosse un’affinità naturale. A quanto pare una delle cause di questa comunanza di vedute è da ricercare nella storia moderna.

Facciamo un passo indietro di 100 anni: l’Italia era impegnata nella Grande Guerra contro l’Austria-Ungheria, i cui territori comprendevano anche quella che poi sarebbe diventata la Cecoslovacchia. Di conseguenza, i soldati cecoslovacchi combattevano al fianco degli austro-ungarici, quindi contro gli italiani. Durante gli scontri, gli italiani catturarono molti soldati cecoslovacchi, molti dei quali furono trasferiti del campo di prigionia della Certosa di Padula (Salerno) e che decisero di passare dalla parte degli italiani e combattere contro l’Austria-Ungheria per realizzare il loro progetto di indipendenza. Nel 1917 nacque nel campo di prigionia di Santa Maria Capua Vetere (Napoli) il Corpo Cecoslovacco di volontari (ci fu una legione cecoslovacca anche in Russia e in Francia).

Italiani e cecoslovacchi combatterono fianco a fianco e furono molti i soldati cecoslovacchi caduti sul fronte con addosso la divisa italiana e il cappello alpino. Nel 1918 l’Italia fu il primo Paese a riconoscere il Consiglio Nazionale Cecoslovacco nato a Parigi come governo di uno stato che di fatto ancora non c’era: la Cecoslovacchia.

Poiché questo non è un blog di storia, non mi dilungherò oltre, ma consiglio a chi fosse interessato di approfondire il tema. Ecco alcuni spunti:

  • Sito del CEDOS (Centro Documentazione Storica sulla Grande Guerra): che ha organizzato un imperdibile colloquio internazionale lo scorso venerdì 23 ottobre a Conegliano (Treviso) proprio sul tema della legione cecoslovacca in Italia e la mostra “Anch’essi portavano il cappello alpino”, sempre a Conegliano
  • articolo Ako vznikali česko-slovenské légie v Taliansku pubblicato sul quotidiano slovacco Pravda l’anno scorso.

Foto: Wikipedia

Espressioni idiomatiche sul vino

Come tutti gli interpreti, ho una passione smodata per i proverbi e le espressioni idiomatiche. Oggi vorrei proporne alcuni che riguardano un’altra delle mie passioni: il vino. Cominciamo con l’inglese.

To wine and dine someone: viziare qualcuno offrendogli una cena di lusso. Esempio: He had to wine and dine Michael Crawford to convince him that he was capable of delivering a virtuoso performance as The Phantom Of The Opera (esempio tratto dal British National Corpus). Traduzione: Ha dovuto offrire a Michael Crawford una cena di lusso per convincerlo che era capace di un’esibizione da virtuoso nel Fantasma dell’Opera.

You can’t put new wine in old bottles: è sbagliato mescolare qualcosa di vecchio con qualcosa di nuovo. Esempio: I think it is a mistake for the managers of that traditional art gallery to exhibit modern paintings. You can’t put new wine in old bottles (esempio tratto da The Free Dictionary). Traduzione: Credo che sia un errore per i dirigenti di quella galleria d’arte tradizionale esporre dipinti moderni. Non si possono mescolare vecchio e nuovo.

Passiamo al francese.

Mettre de l’eau dans son vin: moderarsi / ammorbidirsi. Esempio: Moi aussi, je détestais les dîners en famille quand j’avais ton âge. Mais avec l’âge j’ai mis de l’eau dans mon vin (esempio adattato da News in Slow French). Traduzione: Anch’io detestavo le cene in famiglia quando avevo la tua età. Ma con l’età mi sono ammorbidita.

Verser un pot-de-vin: versare una tangente / bustarella. Esempio: La Fédération japonaise a rejeté dimanche des allégations selon lesquelles elle aurait versé un pot-de-vin à la Fédération sud-américaine pour la remercier d’avoir soutenu le Japon pour accueillir la Coupe du monde 2002 (esempio tratto da Eurosport). Traduzione: La Federazione giapponese domenica ha respinto le accuse di aver versato una bustarella alla Federazione sudamericana per ringraziarla di aver sostenuto il Giappone come paese ospitante della Coppa del Mondo 2002.

E infine lo slovacco.

Vodu káže, víno pije: predicare bene e razzolare male / dire una cosa e farne un’altra (letteralmente: predica acqua, beve vino). Esempio: Vodu káže, víno pije: Ficova vláda dala dotácie firme scientológa! Traduzione: predica acqua, beve vino: il governo di Fico ha concesso fondi a Scientology! (Titolo di un articolo pubblicato durante l’ultima campagna presidenziale in cui si sono confrontati nelle vesti di candidati l’attuale premier slovacco Robert Fico e il filantropo Andrej Kiska, accusato dal primo di essere vicino a Scientology; ecco la ragione dell’incoerenza messa in evidenza dall’articolo).

Naliať si čisté víno / Naliať si čistého vína: dire la verità. Esempio: O to viac si myslím, že raz si bude musieť naliať Európska únia čisté víno a povedať si, či kroky, ktoré boli voči Líbyi predtým urobené, boli tie najsprávnejšie. Traduzione: A questo proposito, credo che si dovrà essere onesti e dire se quello che è stato fatto in Libia era la cosa più corretta da fare (esempio tratto da Pluska).

 

 

Slovacchia: differenza tra univerzita e vysoká škola

In Slovacchia esistono due tipi di istituti universitari: l’univerzita e la vysoká škola (letteralmente “scuola alta”). Se comunque nella pratica, dal punto di vista di uno studente, non c’è nessuna differenza evidente tra le due istituzioni, dal punto di vista amministrativo c’è una differenza importante: il titolo di univerzita può essere concesso solo previo accreditamento presso il Ministero dell’Istruzione (akreditácia).

Si tratta di un procedimento lungo e complesso che viene fatto periodicamente e che prende in considerazione vari parametri, tra cui le pubblicazioni scientifiche e i programmi di studio.

L’ultimo accreditamento, relativo al periodo 2008-2013 si è concluso proprio poche settimane fa e i risultati sono stati al centro di molte polemiche poiché su 22 istituti universitari esaminati, 5 potrebbero perdere il titolo di univerzita se entro un anno non rimedieranno alle carenze segnalate nella valutazione del Ministero.

L’eroe nazionale slovacco: Juraj Jánošík

 

Si è concluso ieri uno degli appuntamenti più importanti del folklore slovacco: il festival Jánošíkove dni di Terchová. Terchová è un bellissimo paesino di 4.000 anime ai piedi delle montagne Malá Fatra famoso soprattutto per aver dato i natali a Juraj Jánošík, l’eroe nazionale slovacco (o polacco, a seconda che ci troviamo al di qua o al di là del confine).

Juraj Jánošík visse tra il 1688 e il 1713 ed è noto come il Robin Hood slovacco perché rubava ai ricchi per dare ai poveri. Sono innumerevoli i libri ed i film che celebrano il suo mito e raccontano la sua vita (tra storia e leggenda). Vi risparmio le vicissitudini della sua vita, anche perché da vero fuorilegge fa proprio una brutta fine, ma per i più curiosi consiglio un link con qualche informazione. Ecco il trailer dell’ultimo film, del 2009 (non a caso polacco).

Foto: Flickr Michael Camilleri

Fare rete tra freelance

Anche se nell’immaginario collettivo il freelance è spesso ancora visto come un lupo solitario (vedi foto), ormai i tempi sono cambiati: chi si isola, rimane fuori dai giochi. Qualunque sia il tipo di lavoro che un freelance fa, avrà sempre bisogno di “fare rete”: collaborare, o per lo meno interagire, con altri professionisti del suo campo e/o con altre figure professionali. Se non siete convinti, ecco le prime 5 ragioni che mi vengono in mente per cui vale la pena farlo:

  1. Solidarietà (soprattutto nel momento in cui bisogna fare la dichiarazione dei redditi!)
  2. Contatti, che spesso si trasformano in incarichi futuri
  3. Informazioni (scambio di migliori prassi e confronto in caso di dubbi)
  4. Potere contrattuale 
  5. Arricchimento culturale reciproco

… a cui aggiungerei anche sorrisi, svagodivertimento, che non fa mai male.

Per relazionarsi coi colleghi, una delle possibilità è iscriversi ad un’associazione di categoria. Io ad esempio sono iscritta ad AITI (Associazione Italiana Interpreti e Traduttori). Invece, al di là di piccole collaborazioni occasionali limitate ad un obiettivo specifico, stabilire relazioni più o meno stabili con professionisti di altri settori è un po’ più difficile. Almeno questo è quello che ho sempre pensato, prima di frequentare il seminario “Fare impresa costruendo retiche si è svolto lo scorso 9 giugno nello spazio coworking del Talent Garden di Pordenone nell’ambito del progetto regionale Imprenderò 4.0.

Durante la giornata, il tema del “far rete” è stato declinato in vari modi, ma in quanto freelance, ho particolarmente apprezzato l’ultimo intervento, tenuto da Gianluca Fiscato e Cristiano Nordio, due dei fondatori di FrogMarketing, una rete di 20 professionisti dislocati in 4 regioni che forniscono servizi di marketing. Gianluca e Cristiano ci hanno raccontato di quanto abbiano tratto beneficio, sia dal punto si vista umano che professionale, dalla condivisione e dal superamento della “logica dell’orticello”. Ecco il loro freelance manifesto: