La parola del giorno: cépečkár

Non so se capita anche a voi, ma a me capita spesso di imparare una parola fino a quel momento a me sconosciuta e da lì in poi trovarla continuamente e dappertutto per i giorni successivi. Questo è quello che mi è successo ultimamente con la parola slovacca cépečkár (pronunciato: zèpeckar).

Un cépečkár o cezpoľný è una persona che vive e lavora/studia in una città diversa da quella in cui è nato. Solitamente è un termine che si usa per definire uno slovacco che si trasferisce a Bratislava, ma proviene da un’altra regione del Paese. La quintessenza del cépečkár è uno slovacco dell’est, ossia un východniar (da východ: est) che si trasferisce a Bratislava per studiare o lavorare. Trasportato nella cultura italiana, è il corrispondente del pugliese/calabrese/siciliano a Milano.

Non esiste un corrispondente 1 ad 1 di cépečkár in italiano perché è un concetto che tendiamo a distinguere in due sottoconcetti: “fuorisede” e “pendolare”. Tuttavia, se in slovacco si vuole parlare nello specifico del concetto di “pendolare”, si usano i verbi pendlovať e dochádzať.

La cosa più affascinante di questa parola è la sua origine: cépečkár, di cui esiste anche la variante grafica CPčkár, viene dal nome del sito cp.sk, un sito fantastico e molto popolare in Slovacchia in cui è possibile trovare informazioni e orari sui servizi di trasporto (ebbene sì, per la nostra invidia, un unico sito per tutto: treni, autobus e aerei!). CP sta a significare cestovný poriadok, che potremmo tradurre con “piano di viaggio” o “orari dei trasporti”, a seconda delle circostanze.

Per chi volesse approfondire, ecco qualche risorsa (in slovacco):

  • TedX talk discorso in cui un grafico parla dei suoi progetti, sfiorando anche il tema del cépečkár
  • Articolo di Denník N sui cépečkári che vanno nella direzione opposta
  • Articolo di Denník N sulle frizioni tra cépečkári e bratislavesi

 

Slovacchia: differenza tra univerzita e vysoká škola

In Slovacchia esistono due tipi di istituti universitari: l’univerzita e la vysoká škola (letteralmente “scuola alta”). Se comunque nella pratica, dal punto di vista di uno studente, non c’è nessuna differenza evidente tra le due istituzioni, dal punto di vista amministrativo c’è una differenza importante: il titolo di univerzita può essere concesso solo previo accreditamento presso il Ministero dell’Istruzione (akreditácia).

Si tratta di un procedimento lungo e complesso che viene fatto periodicamente e che prende in considerazione vari parametri, tra cui le pubblicazioni scientifiche e i programmi di studio.

L’ultimo accreditamento, relativo al periodo 2008-2013 si è concluso proprio poche settimane fa e i risultati sono stati al centro di molte polemiche poiché su 22 istituti universitari esaminati, 5 potrebbero perdere il titolo di univerzita se entro un anno non rimedieranno alle carenze segnalate nella valutazione del Ministero.

Glossario: i titoli di studio slovacchi

Una delle prime cose che mi hanno sorpreso quando sono arrivata in Slovacchia è stata l’onnipresenza e la varietà dei titoli di studio. In tutti gli uffici, in tutti i documenti e praticamente ovunque, i nomi delle persone sono preceduti da sigle che all’inizio mi sembravano totalmente incomprensibili: ero circondata da Mgr, JUDr o MUDr, senza capire a cosa corrispondessero. Il colmo è stato quando ho scoperto di appartenere alla razza dei Mgr (che per fortuna non vuol dire “megera” ma “laurea magistrale”)…

Ecco un glossario con i titoli di studio slovacchi più comuni e le relative abbreviazioni. Le richieste di integrazione sono più che benvenute 🙂

Abbreviazione in slovaccoSpiegazione in slovaccoTraduzione in italiano
ArtD.

Doktor umenia

Dottore di ricerca in lettere
Bc.BakalárLaurea triennale
Ing.InžinierIngegnere (laurea magistrale)

Ing.arch.

Inžinier architektIngegnere architetto (laurea magistrale)

JUDr.

Doktor práva

Dottore in diritto (laurea magistrale)

MDDr.

Doktor zubného lekárstva

Dottore in odontoiatria (laurea magistrale)
Mgr.MagisterLaurea magistrale in scienze umane
Mgr. art.Magister umeniaLaurea magistrale nelle arti
MUDr.

Doktor všeobecného lekárstva

Dottore in medicina generale (laurea magistrale)
MVDr.

Doktor veterinarského lekárstva

Dottore in medicina veterinaria (laurea magistrale)
PaedDr.

Doktor pedagogiky

Dottore in pedagogia (laurea magistrale)

PharmDr.

Doktor farmacie

Dottore in farmacia (laurea magistrale)
PhD.

Philosophiae doctor

Dottore di ricerca

PhDr.

Doktor filozofie

Dottore in scienze umane e lettere (laurea magistrale)

RNDr.

Doktor prírodných vied

Dottore in scienze naturali (laurea magistrale)

ThDr.

Doktor teológie

Dottore in teologia (laurea magistrale)

Dando un’occhiata ai titoli slovacchi, ho l’impressione che siano più numerosi rispetto a quelli italiani (oltre a dott., avv., arch., geom., prof., ing, rag. non me ne vengono in mente altri). Inoltre, mentre i titoli slovacchi sono meramente titoli di studio, quelli italiani tendono ad essere titoli professionali. In soldoni: se in Italia studi legge, ma non eserciti la professione di avvocato, normalmente non ti firmerai Avv. Rossi. In Slovacchia invece, anche se non eserciti, sarai sempre JUDr. Novák.

La parola del giorno: l’ora zero

Quando vivevo in Slovacchia e insegnavo in alcune scuole ho sentito parlare per la prima volta di nultá hodina, letteralmente “ora zero” (anche se io la tradurrei più semplicemente “levataccia”).

L’ora zero è una pratica usata a scuola in alcuni paesi per permettere agli studenti di svolgere delle attività prima dell’inizio ufficiale delle lezioni. Facciamo un esempio concreto: supponiamo che in una scuola la prima ora cominci alle 8 e che ogni ora duri 60′. In questo caso l’ora zero andrà dalle 7 alle 8. Teoricamente, l’ora zero non dovrebbe essere destinata alle lezioni normali, ma dovrebbe essere riservata ad attività extrascolastiche (come musica, danza o sport) o per eventi speciali (ripasso pre esame, preparazione della recita scolastica, ecc). Nella pratica, almeno in Slovacchia, spesso non è così perché in alcune scuole l’ora zero è un’ora come le altre, tant’è che è riportata sull’orario ufficiale.

Questa pratica esiste anche negli Stati Uniti, dove si parla di zero hour o zero period. In alcune scuole il funzionamento è identico a quello della Slovacchia, mentre in altre la differenza è che l’ora extra non si svolge prima delle lezioni normali, ma dopo e a volte viene usata come una sorta di dopo scuola obbligatorio per rimediare a brutti voti.

Vincitore del concorso sulla miglior traduzione di “vodník”

Chi di voi segue questo blog probabilmente sarà in attesa di conoscere il nome del vincitore della gara di traduzione indetta lo scorso novembre. Dopo qualche giorno di meditazione dopo la fine del concorso, abbiamo finalmente il vincitore…

Vodník, slovacco

Immagine di Sensei-Mew http://fav.me/p22305441

… ma prima faccio un breve riassunto per chi non frequenta molto questo sito. Il concorso riguardava la miglior proposta di traduzione del termine slovacco vodník (un personaggio del folklore boemo, illustrazione a destra) in lingua italiana e si è concluso lo scorso 28 febbraio. Il premio in palio è una copia di “I racconti sul cagnolino e la gattina” di Josef Čapek, nella versione tradotta in italiano da Michaela Sebokova appena pubblicata.

Le proposte di traduzione arrivate sono state valutate da Michaela Sebokova, ideatrice del concorso, che con insindacabile giudizio ha decretato come traduzione vincente… (rullo di tamburi virtuale) … idrogoblin, proposta da Lituopadania! Congratulazioni!

Faccio i complimenti a tutti i partecipanti per la creatività dimostrata con le loro proposte di traduzione e ringrazio Michaela per la bellissima idea di indire questo concorso.

Chiedo gentilmente a Lituopadania di contattarmi in privato a info@emanuela-cardetta.com per comunicarmi l’indirizzo a cui inviare il premio.

Alla prossima!

La parola del giorno: un taj in frasca

L’idea di questa parola del giorno mi è venuta qualche ora fa quando, dopo una lunga e intensa giornata, per rilassarmi un po’, ho deciso di andare a farmi un taglio in frasca… Nel momento stesso in cui mi è passato per la testa questo pensiero, mi sono resa conto che ormai, nonostante le mie profonde radici suddiche, il mio processo di friulizzazione è totalmente fuori controllo.

Ebbene sì: qui in Friuli, per avere un momento di relax con gli amici, non si va banalmente al bar a prendere un caffé, ma si va in osteria (frasca) a prendere un bicchiere di vino (taj o tajùt, italianizzato taglio). Non dico che in Friuli non si faccia uso di caffè, giammai. Semplicemente la quintessenza della friulanità è l’osteria, magari con un bel fogolar al centro della sala.

Il rito del taj nelle frasche friulane mi ricorda un po’ quello del boccale di birra nei pub in Gran Bretagna: è un momento di relax e distensione dopo il lavoro e prima della cena. Qualcuno forse potrebbe ribattere che questi rituali non hanno niente di diverso da quello dell’aperitivo (o se vogliamo essere cool, dell’happy hour) ormai diffusissimo in tutta la penisola, dalle Alpi al tacco dello stivale (più le isole), ma basta mettere un piede in una frasca friulana o in un pub britannico intorno alle 6 del pomeriggio per rendersi conto che l’atmosfera è imparagonabile.

Vodník, slovacco

Concorso di traduzione “vodník”: avviso importante per i partecipanti al concorso

Cari lettori,

lo scorso novembre su questo sito è stato indetto un concorso di traduzione avente come oggetto la migliore proposta di resa in italiano del termine slovacco vodník con in palio una copia del libro “I racconti sul cagnolino e la gattina” di Josef Čapek, nella versione appena uscita in Italia tradotta da Michaela Sebokova.

Come probabilmente avrete notato, questo sito è stato completamente ristrutturato (ragione per cui è stato offline per qualche giorno). Purtroppo nel corso della ristrutturazione le proposte di traduzione ed i relativi voti raccolti sono involontariamente andati persi.

Mi scuso per questo problema tecnico e chiedo a chi aveva partecipato al concorso di inserire nuovamente il proprio voto e/o la propria proposta di traduzione all’interno dei commenti oppure inviandomi un’email a info@emanuela-cardetta.com. A scanso di equivoci aggiungerò io manualmente le proposte ed i voti. Ovviamente chi ancora non ha avuto modo di partecipare al concorso può ancora farlo.

Ricordatevi che avete ancora tempo fino al 28 febbraio!