Slovacchia: i turni per spalare la neve

In questo momento gran parte della Slovacchia è ricoperta da una folta coltre di neve, che regala uno spettacolo meraviglioso. Diversamente dalla mia regione, in Slovacchia la neve non è una novità: tutti sanno come gestirla e solitamente non ci sono grossi problemi legati alla circolazione delle auto. Dei pedoni però a quanto pare ogni tanto sì.

Oggi infatti il canale televisivo TA3 (una specie di Rai News 24 slovacca) ha pubblicato un servizio in cui, dopo aver sciorinato dati sul numero di cadute giornaliere causate della neve, mette in guardia i cittadini, informandoli del fatto che è obbligatorio spalare la neve sul vialetto di casa per evitare incidenti. I trasgressori sono puniti con una multa, che può essere anche abbastanza salata se qualcuno si fa male a causa della neve non rimossa.

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Vedendo il filmato mi è tornata in mente la perfetta organizzazione della spalatura della neve che avevo notato nei condomini slovacchi. Per evitare problemi, l’iniziativa non è lasciata all’inquilino magnanimo del palazzo: ci sono veri e propri turni.

Nell’atrio del palazzo in cui vivevo io infatti era appeso un foglio che riportava tutte le settimane dell’anno, e per ogni settimana era indicato l’inquilino addetto alla spalatura della neve. Non c’era neanche il problema di doversi procurare l’attrezzatura, perché all’interno del palazzo c’era anche una piccola stanza con tutto il necessario per spalare. Insomma: il sistema è simile a quello che spesso nei condomini italiani si utilizza per lavare le scale.

 

La parola del giorno: aurora boreale

  • Italiano – Aurora boreale
  • Inglese – Northern light (luce del nord)
  • Francese – Aurore boréale
  • Slovacco – Polárna žiara (luce polare)

Questa è lo spettacolo che mi è stato donato dalla natura durante un viaggio in Islanda lo scorso ottobre. Questa foto è stata scattata nel giardino del nostro B&B a Borgarnes (la casa che si vede nella foto).

Con uno spettacolo del genere direi che non c’è altro da aggiungere…

Gara di traduzione: qual è la migliore traduzione di “vodník”?

Da qualche giorno intrattengo un bellissimo scambio di idee (anche se per il momento solo telematico) con Michaela Sebokova, autrice di Dal diario di una piccola comunista. Uno degli argomenti di cui abbiamo discusso è il termine slovacco (e ceco) vodník, che confesso di non aver mai incontrato prima che me lo segnalasse Michaela.

Come insegna la fedele Wikipedia, il vodník è una creatura fantastica presente nel folklore boemo (ecco una poesia in lingua ceca di cui è protagonista). E’ una specie di orco verde che vive nei laghi che custodisce le anime dei morti annegati.

Nella letteratura folklorica italiana non esiste un equivalente di questa creatura, quindi con Michaela ci siamo divertite a ipotizzare delle traduzioni. La prima proposta che mi è venuta in mente è stata “sirena maschio” perché ricordavo di aver letto un libro di fiabe irlandesi raccolte da Yeats nella versione tradotta in italiano che avevano come protagonista una “sirena maschio”.

Dopo aver vagliato altre ipotesi create ex-novo, sono capitata sull’articolo di Wikipedia segnalato precedentemente, da cui ho appreso l’esistenza di un poema sinfonico composto dall’autore ceco Antonín Dvořák il cui titolo tradotto in italiano è Vodník, ovvero Il folletto delle acque (per gli amanti della musica, qui potete ascoltarlo).

Dvorak Vodnik (The Water Goblin)

La faccenda però si è resa ancora più interessante quando ho scoperto che in inglese questa stessa opera è stata tradotta col titolo di “The Water Goblin“: dato che in italiano la parola goblin esiste, ed è molto diffusa grazie al boom degli ultimi anni della letteratura fantastica, questa potrebbe essere un’ulteriore ipotesi di traduzione.

Data la difficoltà del trovare una traduzione efficace, Michaela e io abbiamo deciso di indire una gara aperta a tutti i lettori di questo blog per decretare la migliore proposta di traduzione di vodník.

Come ogni gara che si rispetti, anche questa prevede un premio: l’autore della proposta traduttiva migliore (il giudizio sarà di Michaela) riceverà in omaggio una copia di “I racconti sul cagnolino e la gattina” di Josef Čapek tradotti in italiano da Michaela Sebokova, prossimamente in uscita. C’è tempo per partecipare fino al 28/02/2015.

Per partecipare al concorso, vi chiedo quindi di:

  • aggiungere le vostre proposte di traduzione (commentando a questo post) e/o
  • votare le proposte già presenti nella lista (sempre commentando a questo post)
Vodník, slovacco

Immagine di Sensei-Mew http://fav.me/p22305441

Ecco le proposte di traduzione presentate finora:

  • Acquorco
  • Idrogoblin
  • Vandevir
  • Sirena maschio
  • Vodník
  • Nixie
  • Spiritello dell’acqua
  • Folletto del lago
  • Omino delle acque
  • Acquarion
  • Tritonic
  • Folletto delle acque
  • Verdorco
  • Acquatroll
  • Goblin
  • Ondino

La traduzione vincente sarà comunicata tramite questo sito.

Buona fortuna e che vinca il migliore!

Slovacchia: la tradizione della festa di mezzanotte

Ispirata da un simpatico articolo di un blog satirico sulla fantomatica introduzione di regole stringenti riguardanti la famigerata “busta” (per chi non avesse mai partecipato ad un matrimonio in Puglia, è una solitamente una grossa somma di denaro inserita in una busta da lettere insieme ad un bigliettino che si dona agli sposi come regalo di nozze) oggi ho pensato di soffermarmi su alcune tradizioni slovacche legate alle nozze.

In slovacco “matrimonio” si dice in due modi: manželstvo, parola che viene usata quando si parla del legame matrimoniale e svadba, che invece vuole dire solo festa / banchetto di nozze.

La tradizione slovacca vuole che ogni banchetto di nozze che si rispetti si chiuda con la “festa di mezzanotte”, costituita da due parti. Nella prima parte, detta čepčenie nevesty, alla sposa viene tolto il velo e viene messa una cuffietta tradizionale, detta čepiec. Ogni famiglia ne ha una che viene tramandata per generazioni. Ecco un video che dà l’idea di come funziona la cerimonia.

Čepčenie nevesty – Mokrolužan

La seconda parte invece viene chiamata nevestin tanec, ossia “ballo della sposa” (nevesta: sposa): la sposa viene circondata dagli invitati al banchetto i quali, se vogliono ballare con lei, devono offrirle un dono (in denaro), che generalmente mettono in un cappello o in una pentola appositi (insomma, è una versione alternativa della “busta” pugliese, no?).

Dal_diario_di_una piccola comunistaA proposito di Slovacchia, consiglio a tutti quelli che amano la Slovacchia o che vorrebbero scoprire questo stupendo paese così vicino a noi ma così poco conosciuto, il bellissimo romanzo “Dal diario di una piccola comunista” di Michaela Sebokova, autrice slovacca, ma trapiantata da molti anni in Italia. E’ una storia, raccontata in prima persona da una bambina, ambientata negli anni ’80 durante il regime socialista che, oltre ad appassionare per le vicende familiari della protagonista, è un’occasione per imparare molto sulla storia, sulla cultura e sulle tradizioni slovacche (tra cui anche appunto la festa di mezzanotte).

Ecco il sito di Michaela con altri suoi testi e racconti.

Conferenze sulle lingue e sulla traduzione

In Friuli Venezia Giulia la scorsa settimana è stata particolarmente ricca di eventi per gli amanti della traduzione e delle lingue in generale. Ho partecipato a 3 bellissimi incontri che adesso riassumo brevemente.

Domenica 11 maggio, si è svolto “Dopo Babele. L’Europa e le lingue”, un incontro parte della rassegna Vicino Lontano, uno degli appuntamenti più importanti di Udine, durante il quale si è discusso dello status delle lingue minoritarie, in particolare il sardo ed il friulano, della (mancanza di?) tutela giuridica di cui godono, e di conseguenza, della conservazione della cultura che rappresentano.

Una delle domande che hanno appassionato di più il pubblico durante l’incontro è stata “può la cultura friulana sopravvivere senza la lingua friulana?”. Inutile dire che il dibattito che si è aperto è stato molto animato. Io, da pugliese trapiantata in Friuli, l’ho seguito con attenzione imparando molte cose sul mio popolo adottivo 🙂

ll secondo incontro, dal titolo “Udine, l’Europa e le lingue” si è svolto lunedì 12 maggio al Comune di Udine e ha visto la partecipazione del sindaco del capoluogo friulano Furio Honsell, della Presidente del centro cittadino di educazione per adulti Università delle LiberEtà Pina Raso e della professoressa Silvana Facchin Schiavi. L’incontro, preceduto da una caccia al tesoro delle lingue, voleva essere un omaggio all’Europa, per festeggiare la ricorrenza del 9 maggio, e si è trasformato in una piacevole e informale conversazione sulla diversità linguistica e culturale.

Il terzo incontro è stata la presentazione del libro “Il vademecum del traduttore. Idee e strumenti per una nuova figura di traduttore” di Andrea di Gregorio, svoltosi sabato 17 maggio alla Scuola per Interpreti e Traduttori di Trieste. L’incontro, organizzato da AITI FVG, oltre ad un’occasione per incontrare le colleghe di AITI che ancora non avevo avuto l’occasione (mea culpa) di incontrare da quando sono entrata nell’associazione, è stato una miniera di spunti pratici su vari aspetti della professione del traduttore in particolare, ma anche di quella dell’interprete.

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Il libro si concentra in particolare su tre aspetti della professione: il rapporto tra il traduttore ed il committente, la revisione del testo di arrivo e la redazione del testo di arrivo. Durante la presentazione (che a dire il vero sarebbe più corretto chiamare conversazione, visto l’interazione che c’è stata tra Andrea Di Gregorio ed i partecipanti), si è discusso di molti punti “caldi”: l’autorialità del traduttore, la necessità di “educare” il committente per riuscire a creare un “prodotto su misura” di qualità, la fatidica prova di traduzione, l’iper-revisione (o come dice l’autore “il delirio correttivo” 🙂 ) e molto altro.

Non ho ancora letto il libro, ma mi propongo di farlo al più presto. Per chi volesse reperirlo, ecco un link utile.

9 maggio: giornata dell’Europa

Dopo una lunga latitanza dovuta a mancanza di tempo ma soprattutto a vari problemi tecnici del blog (quasi del tutto risolti con i dovuti scongiuri), sono finalmente tornata. Quale giornata migliore se non oggi, 9 maggio, festa dell’Europa?

Innanzitutto partiamo dal motivo per cui è stata scelta proprio questa data per festeggiare la pace e l’unità in Europa. Il 9 maggio 1950  Robert Schuman, allora ministro degli esteri francese e futuro padre fondatore dell’Unione Europea, pronunciò a Parigi uno storico discorso in cui propose l’idea di una maggiore cooperazione in Europa al fine di scongiurare il pericolo di un’altra guerra tra gli stati europei. Si tratta della famosa dichiarazione Schuman. Questo fu uno dei primi passi che poi avrebbe portato alla creazione dell’Unione Europea, da taluni amata, da altri odiata, ma innegabilmente, come recita il motto “uniti nella diversità”, un importantissimo punto di incontro tra culture e lingue diverse.

Per celebrare la ricorrenza le istituzioni europee apriranno le loro porte ai visitatori (qui il programma completo delle iniziative “porte aperte“. Anche se gli eventi principali si svolgeranno a Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo, sono state organizzate alcune iniziative anche in Italia, in particolare a Firenze, Roma, Torre del Greco e Milano (eccole nel dettaglio).

Uno sguardo sulla Slovacchia: allarme neonazisti a Nitra

Chi segue con attenzione l’attualità europea probabilmente avrà sentito parlare del tema bollente del momento in Slovacchia: l’aggressione da parte di un gruppo neonazisti agli avventori e al proprietario di un bar di Nitra, una città dell’ovest della Slovacchia. Oltre alla gravità dell’aggressione, la vicenda ha destato molto scalpore perché nonostante esistano immagini dell’aggressione in cui si vedono con chiarezza sia i fatti che i volti dei colpevoli, la polizia si è “attivata” solo 3 mesi dopo la vicenda e solo dopo che il video è stato diffuso da una testata nazionale.

I fatti sono stati riportati con puntualità e precisione da Buongiorno Slovacchia. Suggerisco ad esempio questo articolo.

Qui invece trovate un interessante editoriale sui fatti scritto da Michal Havran pubblicato da Je to tak (la versione slovacca di Le monde diplomatique) che ho tradotto per Buongiorno Slovacchia.

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Laurea e tradizioni

La laurea è un evento importante per tutti e ovunque, ma Paese (anzi città e addirittura facoltà) che vai, usanza che trovi.

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La mia laurea

In Italia la cerimonia di laurea consiste nella discussione della tesi a cui assistono parenti e amici e di solito non prevede la consegna fisica del diploma (che generalmente si può ritirare molto tempo dopo). Le tradizioni più comuni vogliono che il laureato indossi la corona d’alloro e che rimanga una vittima inerme di ogni tipo di goliardia (che non a caso fa rima con angheria) da parte degli amici.

Negli Stati Uniti e in Regno Unito invece, il coronamento della carriera universitaria avviene durante la nota cerimonia che tutti abbiamo visto nei film. I laureandi sono tutti vestiti con toga e tocco e, nel momento in cui viene consegnato loro il diploma, passano il cordino del tocco dall’altra parte.

Murales universitàAnche in Slovacchia, la cerimonia della laurea (promócia) è un evento separato rispetto a quello della discussione della tesi (obhajoba, letteralmente “difesa”), che avviene precedentemente. Una tradizione curiosa diffusa in Slovacchia prevede che gli studenti lascino il loro segno scrivendo il proprio nome con la vernice sulla strada antistante la loro università. Ecco una foto dell’ingresso dell’Università di Banská  Bystrica (mi scuso per la scarsa qualità, ma è stata scattata col cellulare).

Parlare di odori

Se vi è mai capitato di partecipare ad una degustazione di vino, sicuramente sarete rimasti sorpresi dalla capacità degli intenditori di descriverne i profumi. Ecco due esempi di appunti di degustazione scelti a caso, giusto per rendere l’idea: “al naso sentori di ciliegie fresche, more, con venatura speziata, specie chiodi di garofano e polvere di caffè, seguita da sensazioni balsamiche di menta piperita” o “l’impatto olfattivo è un cesto di nespole e arance, su cui si fonde una piacevole speziatura di coriandolo”. Fantastico, no? Peccato che però non tutti abbiamo un naso così allenato a riconoscere i profumi.

Come se non bastasse, oltre alla difficoltà di riconoscere gli odori, c’è anche quella di descrivere quelli che riconosciamo. Secondo l’articolo “Can you name that smell?”, pubblicato dalla rivista americana Science e ripreso la scorsa settimana da Internazionale nella traduzione italiana “I nomi degli odori”, la capacità di descrivere gli odori cambia a seconda delle culture.

Science_Can you name that smell

Cliccare sull’immagine per leggere l’articolo

Questa tesi è suffragata da uno studio realizzato dal Centro di Studi Linguistici dell’Università Radboud di Nijmegen, nei Paesi Bassi, durante il quale è stato chiesto a persone di madrelingua inglese e a membri della comunità jahai (una popolazione di cacciatori e raccoglitori nomadi che vive nelle foreste sul confine tra Malesia e Thailandia) di annusare e descrivere 12 odori diversi (ad esempio banana, ananas, benzina).

Mentre gli jahai hanno descritto gli odori in maniera univoca, utilizzando quasi tutti la stessa parola, gli anglofoni hanno usato descrizioni più lunghe e diverse per ogni partecipante.

Una delle ipotesi avanzate dagli studiosi per spiegare questa divergenza è che gli odori svolgono nella vita della popolazione jahai, che vive nella foresta, un ruolo molto più importante rispetto ai membri messi a confronto.