I 5 regali di Natale che faranno sicuramente felice un interprete

Sperando di venire in soccorso a chi è in ansia da acquisto di regalo di Natale dell’ultimo minuto, ho pensato di dedicare l’ultimo post prima delle feste a cinque regali che per certo faranno felice un interprete e che si adattano a ogni tipo di budget.

1. LIBRI

Partiamo col classico, ma intramontabile. La scelta in libreria è sempre sterminata: dall’opzione più “pragmatica”, come manuali specifici per interpreti o traduttori, ai libri adatti allo svago e al tempo libero. Il bello è che i temi possono essere i più vari perché la caratteristica numero 1 di ogni interprete è la curiosità, quindi persino un manuale di potatura di bonsai potrebbe essere un’opzione da non escludere. Ovviamente il regalo acquisterà sempre un tocco di finezza in più se sarà scritto nella lingua di lavoro straniera parlata dal fortunato ricevendo ;) Mi raccomando però: mai prendersi la libertà di comprare dizionari! Ogni interprete deve sceglierlo personalmente, perché sarà il suo compagno di vita, dunque deve scoccare la scintilla, altrimenti la relazione è destinata a naufragare.

2. CUFFIE PER INTERPRETI

Sì, è un regalo un po’ rischioso, perché anche le cuffie sono per un interprete uno strumento di lavoro da scegliere con estrema attenzione. Tuttavia, c’è un prodotto con cui si può andare sul sicuro, che personalmente uso e che vedo utilizzare dalla maggior parte dei colleghi. Sulla scelta del colore, mi dispiace, ma non vi posso aiutare…

3. BOX VIAGGI

Non conosco interpreti che non amano viaggiare. Penso sia proprio una conditio sine qua non della professione. Dunque sono benvenuti i viaggi a sorpresa o i box di viaggio, meglio ancora se internazionali.

4. CORSO DI…

Sempre per via della nostra insaziabile curiosità, sono certa che un interprete riuscirebbe a trovare interessante qualsiasi tipo di corso: dal taoismo, alle tecniche di soffiatura del vetro, passando per la cucina groenlandese, qualsiasi argomento potrebbe potenzialmente essere oggetto di un futuro convegno. Sulla scelta tra modalità di frequenza del corso virtuale o fisica non mi pronuncio perché tutto dipende dal tema (difficile fare un corso di lavorazione della ceramica per corrispondenza) e dall’inclinazione personale.

5. LA CHICCA: LA SCRIVANIA PER TENERSI IN FORMA

Chi di voi segue il blog di Corinne McKay saprà già di cosa parlo: si tratta di una scrivania che, diversamente dalla sua versione tradizionale, ha un tastino che solleva il piano da lavoro, permettendoti di utilizzarla sia da seduto che in piedi. Dato che la vita di un interprete si svolge prevalentemente su una sedia, tra le ore passate in cabina e quelle passate davanti al computer a preparasi per i convegni, questa scrivania, da sola o ancora di più con l’aggiunta di un tapis roulant, permette di lavorare e allo stesso tempo tenersi in forma.

Buona scelta del regalo, ma soprattutto buone feste!

MTV EMA con interpretazione simultanea: parliamone

Durante la mia adolescenza gli MTV Europe Music Awards erano l’evento dell’anno: non tanto per lo spettacolo in sé, quanto piuttosto perché era una delle rare occasioni a mia disposizione di vedere un programma televisivo in inglese “vero”. Per l’occasione chiamavo a raccolta gli amici anglofili più fanatici e passavamo tutta la serata incollati alla TV con l’orecchio teso, alla ricerca di ogni singola parola nuova. Bei tempi…

Ieri, per celebrare questo antico rituale, mi sono sintonizzata sul canale 8 per guardare gli MTV EMA e… sorpresa: lo spettacolo era trasmesso con interpretazione simultanea in italiano!

Confesso: la mia prima reazione dopo 1 minuto di spettacolo con l’interpretazione è stato storcere il naso di fronte a quelle che all’inizio mi sembravano scelte traduttive discutibili, ma poi, da purista, mi sono sintonizzata sul canale 67, dove lo show era trasmesso in lingua originale e mi sono resa conto che i poveri colleghi mettevano in campo strategie di sopravvivenza perché tradurre un evento del genere in diretta è quasi impossibile!

Segue una lista breve e non esaustiva delle difficoltà che hanno dovuto affrontare i poveri colleghi (che non ho invidiato per niente) che avrebbero messo alla prova anche i più navigati: uso di slang di entrambe le sponde dell’Atlantico, accenti disparati, turpiloquio in dosi massicce, nomi propri di ogni continente, ritmo incadescente, giochi di parole intraducibili, video inframmezzati alla diretta (evidentemente non forniti in anticipo agli interpreti), contenuti totalmente imprevedibili (si andava in continuazione di palo in frasca)… Date le difficoltà, non deve stupire quindi che la qualità dell’interpretazione simultanea non sia stata ineccepibile.

Detto questo, sono davvero indignata per i commenti che sono stati rivolti agli interpreti che si sono occupati dell’interpretazione simultanea: sono stati chiamati “doppiatori” (con tutto il rispetto per i doppiatori, ma qui si parla di due professioni completamente diverse) e definiti “scandalosi“, “imbarazzanti” e (dulcis in fundo) “scazzati“. Consiglio agli spettatori dalla critica facile di informarsi prima di esprimere pareri così netti e di provare a interpretare loro anche solo 30 secondi dello spettacolo di ieri, tanto per farsi un’idea. Ecco il video integrale:

In conclusione, la mia personale sentenza è questa: gli interpreti sono assolti. Ne approfitto per lanciare umilmente un appello ad MTV Italia (anzi 2):

  1. lodevole l’iniziativa di fornire l’interpretazione simultanea in italiano a chi non mastica bene l’inglese, per risparmiargli qualche giorno di attesa per vedere le repliche con sottotitoli in italiano, ma per le specifiche caratteristiche degli MTV EMA, questa idea forse non è una genialata.
  2. non è stata propriamente un’ottima trovata annunciare con toni trionfali sul sito web che “su MTV Music trovi lo show in inglese, mentre su MTV una voce tradurrà in tempo reale ciò che succede sul palco di Glasgow!”: a tradurre non è una voce ma un team di interpreti in carne e ossa, per definizione, non infallibili.

Economia sociale: glossario e altre risorse

Oggi vorrei condividere con chi avrà la voglia e l’interesse di leggere questo breve post un glossario e qualche link sul tema dell’economia sociale, oggetto di un convegno in cui ho lavorato la scorsa settimana, sperando che possa essere di qualche utilità per qualche collega.

Innanzitutto per acquisire i concetti base dell’economia sociale consiglio il sito Social Economy.eu.org (in inglese e francese).

Molto probabilmente se in un convegno internazionale si parla di economia sociale si farà riferimento a “Europe for citizens“, il programma dell’Unione Europea che si occupa di questo tema, dunque è secondo me fondamentale leggere le attività previste nel programma e concentrarsi sui numeri (così da evitare strafalcioni del tipo: “Saranno stanziati 300 milioni di euro” tradotto come “Saranno stanziati 300 miliardi di euro”).

In rete ci sono vari discorsi sul tema dell’economia sociale con cui fare esercizio, ma io consiglio questi:

Segnalo inoltre una serie di brevi video ed articoli in francese realizzati dal quotidiano d’oltralpe Libération in occasione della settimana dedicata all’imprenditoria sociale.

Infine, condivido qui con piacere anche il mio glossario in inglese e francese (ovviamente non esaustivo) sul tema dell’economia sociale (cliccare sull’immagine):

 

Glossario_economia sociale

 

Panico in cabina: che fare quando l’oratore legge a 1000 all’ora?

Nel migliore dei mondi possibili, prima di un lavoro di interpretazione simultanea l’organizzatore di conferenze ideale invia con largo anticipo agli interpreti tutta una serie di documenti, tra cui: l’ordine del giorno, la lista degli oratori, le presentazioni in power point degli oratori, gli eventuali testi dei discorsi ed altri documenti utili. In alcuni casi agli interpreti viene fornito persino un glossario (monolingue o plurilingue).

Anche se è nell’interesse di tutti che gli interpreti lavorino nelle condizioni migliori (dunque anche con il materiale di cui hanno bisogno)  per svolgere il loro lavoro nel migliore dei modi, nella realtà questo non sempre succede.

Una delle situazioni più complicate derivanti dalla mancata messa a disposizione del materiale agli interpreti è quando gli oratori scelgono di non parlare a braccio, o quantomeno, seguendo una presentazione in power point, e scelgono invece di limitarsi a leggere un testo scritto (dunque, meno ridondante rispetto ad un testo a braccio) e di farlo alla velocità della luce senza neanche dare una copia del discorso agli interpreti.

Al di là della discutibile efficacia dal punto di vista retorico, interpretare in simultanea un discorso scritto, è come nuotare contro corrente: si fa molta più fatica.

E’ chiaro che la cosa migliore sarebbe prevenire il problema chiedendo agli organizzatori o direttamente ai relatori di fornire il materiale in anticipo, o al limite anche qualche minuto prima, ma dato che a volte questo non succede, cosa fare?

  • Mantenere la calma: se nonostante le richieste il discorso non ci è stato dato, allora è meglio farsene una ragione e mettersi nell’ordine delle idee che bisogna limitare i danni.
  • Salvaguardarsi: in alcune situazioni è utile avvertire il pubblico che ci sta sentendo in cuffia che l’oratore sta leggendo velocemente un testo che non ci è stato fornito e che ne riassumeremo il contenuto nei punti più salienti.
  • Non esagerare ad aumentare il ritmo dell’eloquio: anche se stiamo letteralmente rincorrendo l’oratore, non è professionale iniziare a parlare con l’affanno: oltre ad essere ansiogeno per chi ci ascolta, distoglie l’attenzione dal contenuto del discorso.
  • Fare una cernita delle informazioni: le omissioni non vanno mai bene, ma se la velocità è tale da non darci la possibilità di tradurre tutte le informazioni che ci dà l’oratore, allora è meglio fare una scelta e dare precedenza alle informazioni più importanti. Per questo motivo in questi casi è ancora più importante concentrarsi sull’ascolto per capire lo scheletro del discorso ed individuare i punti fondamentali. Da questo punto di vista, il fatto che il testo del discorso sia scritto potrebbe per noi addirittura tramutarsi in un vantaggio, dato che normalmente i testi scritti, diversamente dai discorsi a braccio, sono ben strutturati (ad esempio: introduzione, tesi, argomenti a sostegno della tesi, conclusione).
  • Dare priorità alla sostanza piuttosto che alla forma: una logica conseguenza del punto precedente. Dall’interprete ci si aspetta che produca un testo che, oltre ad essere equivalente come contenuti all’originale, sia anche formulato in una lingua corretta ed elegante. Proseguendo con la metafora natatoria, se ci troviamo con l’acqua alla gola, i nostri sforzi dovrebbero essere canalizzati a evitare di annegare e non a nuotare in un perfetto stile farfalla. Dunque, tornando nella nostra cabina, è meglio evitare di perdere secondi preziosi cercando quella parola perfetta per quella frase che abbiamo sulla punta della lingua ed invece concentrarci a seguire e tradurre il ragionamento.
  • Farsi aiutare dal(la) collega in cabina: questo vale soprattutto per i numeri ed i nomi, che in velocità si perdono facilmente. Se il/la collega scrive gli elementi che potrebbero darci più difficoltà, ci potrebbe fornire una grossa mano.

E voi avete altri consigli da dare per queste situazioni? Vi capitano spesso?

Marketing per interpreti e traduttori: fonti di ispirazione

I lavoratori autonomi di qualunque settore devono confrontarsi con un grande scoglio, soprattutto all’inizio della loro carriera (ma non solo): come farsi conoscere? Come acquisire clienti?

Queste sono le tipiche domande da 1 milione di dollari a cui non si può rispondere con un’unica “risposta corretta”. Dipende dal singolo settore: un grafico non potrà adottare le stesse strategie di marketing di un interprete o di un traduttore. Ma non solo: non tutti gli interpreti e traduttori possono utilizzare le stesse strategie, perché molto dipende dalle lingue di lavoro, dal mercato di riferimento, dalla predisposizioni personali, dall’ambito di specializzazione e da molti altri fattori.

La capacità di “sapersi vendere” è parte integrante delle abilità di un interprete o traduttore (ed ahimè, un tema totalmente trascurato dai programmi universitari di pressoché tutti i corsi di studio di traduzione e interpretazione), perché anche il professionista più talentuoso non può sopravvivere senza qualcuno che compri i suoi servizi.

Secondo la mia esperienza, la strategia più efficace è quella di elaborare un piano d’azione personalizzato che tenga conto dei fattori a cui ho accennato prima con obiettivi misurabili (a questo proposito segnalo questo interessante post). Per fare questo ci sono moltissime fonti da cui trarre ispirazione.

Ad esempio, suggerisco l’ottimo podcast in inglese Marketing tips for translators della traduttrice Tess Whitty (dall’inglese allo svedese). In ogni puntata (che si può ascoltare direttamente sul sito che ho linkato o su ITunes), l’autrice intervista autorevoli professionisti della traduzione che dispensano ottimi consigli concentrandosi in ogni puntata su un tema specifico come il CV, il profilo LinkedIn, ecc.

Per migliorare la propria strategia di marketing, esistono moltissime altre fonti a cui fare riferimento. Il modo più semplice e meno dispendioso è quello di dare un’occhiata a blog che parlano di questo tema (eccone alcuni).

Per i lettori più tradizionalisti, esistono anche pubblicazioni specifiche, tra cui:

Per chi volesse avere una consulenza personalizzata sulla propria strategia di marketing, c’è anche la possibilità di partecipare ad uno dei molti webinar offerti da Proz o da molti professionisti tra cui alcuni di quelli già citati.

Interpretazione e unità di misura

Stilare un preventivo per un servizio di traduzione o interpretazione non è una scienza esatta. Senza toccare la questione spinosa delle tariffe, che meriterebbe un capitolo a parte, bisogna innanzitutto imparare a districarsi nel dedalo delle unità di misura.

In questo post tratterò delle unità di misura impiegate nei servizi di interpretazione mentre nel prossimo post analizzerò quelle usate nella traduzione.

Quando si parla di interpretazione, normalmente si parla di giornate di lavoro (costituite da 7 ore di lavoro). Dovrebbe andare da sé, ma per sicurezza è meglio dirlo comunque, che quando l’incarico riguarda l’interpretazione simultanea, 7 è il numero delle ore globali cui il team di interpreti lavora avvicendandosi al microfono (un interprete non può lavorare  in simultanea 7 ore da solo!).

Alcune agenzie, tuttavia, richiedono preventivi per mezze giornate o addirittura tariffe orarie. Ad onor del vero, questa pratica è quantomeno discutibile, poiché quando si fornisce un servizio di interpretazione, il lavoro che si rende non è quantificabile solamente con la durata del servizio di interpretazione in quanto tale: si dovrebbe anche tenere in considerazione il tempo impiegato per lo studio dell’argomento trattato, che indipendentemente dalla durata dell’evento, non cambia.

Tale tempo di preparazione ha una durata variabile a seconda della tematica e dell’esperienza del professionista. A titolo esemplificativo, per preparare un convegno medico, un interprete senza esperienza significativa in quel determinato settore potrebbe aver bisogno di molti giorni, se non addirittura di qualche settimana.

Negli ultimi anni, con il diffondersi dei servizi di interpretazione telefonica si è anche iniziato a parlare di tariffa di interpretazione al minuto.

Per completare la rassegna, infine, non può mancare la vacazione, l’unità di misura dei servizi di interpretazione e traduzione resi al tribunale. Una vacazione è pari a due ore di lavoro (che sia interpretazione o traduzione): ad esempio, un incarico durato 6 ore equivale a tre vacazioni.

Gli interpreti non sono riconosciuti, ma ridiamoci su

Nella classifica dei lavori più prestigiosi gli interpreti e i traduttori non occupano sicuramente i primi posti. Soprattutto in Italia ancora molta acqua dovrà passare sotto i ponti per arrivare ad un riconoscimento e ad una tutela della professione. E quando parlo di riconoscimento, ho in mente vari parametri: quello legale, quello fiscale e quello sociale. Nonostante la tragicità della situazione (soprattutto a livello di tassazione) credo non ci siano atteggiamenti più inutili di piangersi addosso, quindi cerchiamo di riderci su.

Oggi vorrei condividere alcune esperienze tragicomiche che mi sono capitate personalmente che dimostrano la scarsa consapevolezza che in generale regna sovrana nei confronti di questa professione.

Il primo episodio riguarda una riunione di un gruppo di lavoro a cui ho partecipato qualche anno fa in Germania. I partecipanti ai lavori, circa una ventina, provenivano da vari paesi europei e per permettere la comunicazione tra di loro era stato previsto un servizio di interpretazione simultanea. Durante questo incontro, come spesso succede, uno dei responsabili ha dimenticato di spegnere il cellulare (o quantomeno togliere la suoneria), dunque nel bel mezzo di lavori si è sentito uno squillo. A quel punto, per non disturbare i partecipanti e far proseguire la discussione in corso, il responsabile ha risposto al telefono e si è immediatamente alzato per lasciare la stanza. Peccato che però abbia deciso di andare a rifugiarsi proprio nella cabina di interpretazione, dove la povera collega ha continuato la sua simultanea senza scomporsi.

Il secondo episodio che vi vorrei raccontare si è svolto in un contesto molto più formale del precedente. Immaginate un teatro gremito di spettatori durante la cerimonia di premiazione di un importante premio internazionale. Essendo lo scrittore premiato straniero, durante il discorso di accettazione si stava esprimendo in inglese ed un interprete stava traducendo il suo discorso in italiano in consecutiva. Proprio in quel momento, mentre l’oratore con in mano il premio (una targa incisa) parlava e l’interprete era intento a prendere appunti, è arrivata un’hostess che ha pensato bene di andare dall’interprete e, come si è capito poco dopo, chiedergli di riferire allo scrittore di sollevare la targa e mostrarla alle telecamere. A causa dell’interruzione l’interprete ha perso parte del discorso dello scrittore, ma ha continuato il suo lavoro come se niente fosse.

Il terzo episodio mi è capitato personalmente durante un servizio di interpretazione simultanea nella cabina di francese. Mi trovavo ad un dibattito con principalmente partecipanti di lingua italiana e qualche oratore francofono. Durante la prima parte del dibattito avevano preso la parola solamente partecipanti di lingua italiana, dunque di fatto nessuno si era preoccupato di prendere le cuffie tranne i pochi partecipanti francofoni che seguivano i lavori attraverso la nostra traduzione italiano-francese. All’improvviso ha preso la parola un oratore francese. A quel punto i partecipanti italiani si sono resi conto di non avere le cuffie e hanno cominciato a guardarsi intorno. E a quel punto la svolta: una partecipante italiana che parlava francese ha preso la parola dicendo che non era necessario prendere le cuffie perché avrebbe tradotto lei il contenuto dell’intervento, magari riassumendolo un po’. Noi dunque siamo rimaste in cabina a tradurre per l’aere, sentendoci come dei pesci in un acquario, mentre l’aspirante collega si dilettava a tradurre in sala. Dopo qualche minuto di simil-interpretazione consecutiva, i partecipanti hanno iniziato a piccoli gruppi e con molta discrezione ad avviarsi in direzione delle cuffie e l’incontro è proseguito normalmente.

Avete assistito anche voi a scene simili? Se sì, come ha reagito l’interprete?

Interpretazione in lingua dei segni in chiesa

Spesso gli italiani, quando si confrontano con persone provenienti da altri paesi, amano lamentarsi e piangersi addosso. Non so voi, ma io ho perso il conto delle volte in cui, quando si parla di un problema di inefficienza, burocrazia lenta o inciviltà, ho sentito la frase “Cosa ti aspetti? Ricordati che qui siamo in Italia!”. In genere non amo queste generalizzazioni perché penso che il nostro paese sia ricchissimo di risorse e che ovunque ci siano servizi che funzionano e persone dedite al prorio lavoro, sia servizi scadenti e impiegati pigri.

Detta questa premessa però, devo dire che alcune cose che ho visto negli Stati Uniti mi hanno fatto pensare con amarezza che la loro esportazione in Italia richiederà molto più tempo rispetto a quella dell’ultimo modello di I-Phone.

Restringendo il campo al mondo della traduzione, ad esempio, sono stata piacevolmente sorpresa dalla presenza di un servizio di interpretazione in lingua dei segni durante una funzione religiosa in una chiesa di Harlem a New York. Durante la funzione si sono avvicendati ben 4 interpreti che hanno interpretato l’intera celebrazione, inclusi i canti.

A qualcuno di voi è mai capitato di vedere offerto lo stesso servizio in Italia? Sarei felicissima di essere smentita 🙂

La top 10 degli interpreti nei film

La professione dell’interprete non è certamente la più popolare del mondo, ma si è guadagnata maggiore visibilità, tra gli altri fattori, anche grazie ad alcuni film in cui interpreti compaiono tra i protagonisti. Ecco un interessante articolo su 10 film in cui compaiono interpreti in ruoli più o meno importanti. Ovviamente i film da citare sarebbero molti di più, ma questi 10 sono a mio parere degni di nota.

Foto: www.kwintessential.co.uk/

Foto: www.kwintessential.co.uk/