Allenamento per interpreti, sfruttando i tempi morti

Da un certo punto di vista, fare l’interprete è un po’ come fare l’atleta: per poter offrire un buon servizio, la costanza e l’allenamento sono imprescindibili. Un buon interprete deve essere costantemente aggiornato su quello che succede nel mondo, deve mantenere fresche e attive le sue lingue di lavoro (inclusa, anzi, soprattutto, la propria lingua madre) e deve praticare spesso le tecniche di interpretazione.

Tuttavia, anche noi interpreti siamo esseri umani e, come tutti, a volte siamo presi dal turbine del lavoro e delle incombenze quotidiane e tendiamo a trascurare l’esercizio e la formazione. In questo post, passerò in rassegna alcuni semplici esercizi di mantenimento per interpreti che possono essere incastrati facilmente nelle proprie attività quotidiane sfruttando i tempi morti.

Il grande classico: stira e ammira

Stirare è il classico tempo morto, ma se non vogliamo andare in giro con la camicia spiegazzata, purtroppo a qualcuno tocca farlo. Se i malcapitati di turno siamo noi, possiamo sfruttare l’occasione di potenziale noia per guardare un episodio in streaming della nostra serie televisiva straniera preferita in lingua originale (o un intero film, se siamo sommersi da vestiti da stirare): in questo modo uniamo l’utile al dilettevole e teniamo attive le nostre lingue di lavoro.

I dibattiti politici in TV 

A volte siamo talmente stanchi da non riuscire a resistere al richiamo del divano e della TV: questo è il tipico tempo morto da mettere a frutto. Una delle possibilità a nostra disposizione è guardare i dibattiti politici. Certo, i dibattiti politici possono essere molto noiosi e non sono particolarmente informativi, ma sono utilissimi a sviluppare la capacità di ascolto e di analisi, fondamentali per un interprete, soprattutto per l’interpretazionconsecutiva. Per trarre beneficio dall’esercizio dobbiamo mantenere un ascolto attivo e delineare mentalmente “l’ossatura” dell’intervento che stiamo ascoltando (tesi, argomenti a favore della tesi, uso dei connettori, conclusione, ecc), proprio come se dovessimo schematizzare il discorso su un foglio di carta.

Al parco con l’iPod

Questo esercizio è l’ideale per chi ama andare a correre o a passeggiare col cane ed è ottimo per mantenere le proprie lingue di lavoro sempre allenate. Semplicemente consiste nello scaricare podcast nelle proprie lingue di lavoro (straniere) su temi che ci interessano e ascoltarle mentre passeggiamo o corriamo. Per molte lingue esiste un’offerta sterminata di podcast gratuitamente scaricabili dai siti delle principali stazioni radiofoniche. Consiglio per questo esercizio di usare trasmissioni in cui gli oratori parlano in modo spontaneo (dove non viene letto un testo scritto parola per parola, come succede per i radiogiornali), meglio ancora se durante il programma ci sono interventi dei radioascoltatori, in modo tale da essere esposti alla lingua “viva”.

Variante dell’esercizio, anche se un po’ più dispendiosa dal punto di vista del tempo: scegliere un articolo di giornale che ci interessa, registrarci mentre lo leggiamo e caricarlo sul proprio lettore MP3 / iPod. Per testi complessi, io registro anche una seconda traccia audio con il glossario dei termini di quell’articolo.

Lettura dei giornali con traduzione a vista

Ecco un altro esercizio da fare mentre si è spaparanzati sul proprio divano. Se nei dintorni avvistiamo un giornale, possiamo sfruttare il momento morto se scegliamo un articolo e lo traduciamo “a vista”, ossia ne traduciamo il contenuto in un’altra lingua “in diretta” (mentre lo leggiamo e senza fare pause). Questo esercizio è sempre consigliato perché è propedeutico all’interpretazione simultanea.

Sentire come lavorano i colleghi alla radio

Se vogliamo fare esercizio di trattativa o consecutiva confrontando la nostra resa con quella di altri colleghi, possiamo farlo da casa seguendo la trasmissione radiofonica Fahrenheit su Radio 3, in cui molto spesso vengono invitati ospiti stranieri, tradotti in italiano da ottimi colleghi. Il confronto fa sempre bene.

E voi avete altri esercizi di mantenimento per intrepreti indaffarati da suggerire?

Analogie tra interpretazione e musica

Il 26 e 27 marzo scorsi ho seguito in streaming la 19° conferenza DG SCIC (Direzione Generale Interpretazione della Commissione Europea) – Universities in cui sono stati trattati temi relativi all’interpretazione alle istituzioni europee e alla formazione degli interpreti.

Quest’anno il titolo era “(re)Making connections” e, tra le varie sessioni, ho seguito con moltissimo interesse soprattutto quella dal titolo “Entering the profession. Stakeholders views: bridging the gap” durante la quale i responsabili dei servizi di interpretazione delle istituzioni UE si sono confrontati con docenti delle facoltà di interpretazione sul tema della transizione dall’università alla professione e del fantomatico divario che esiste tra i due mondi dal punto di vista della preparazione degli interpreti.

Tra i vari interventi mi ha colpito molto quello di Patrick Twidle (Corte di Giustizia) che ha paragonato l’interpretazione alle istituzioni europee ad un concerto di musica classica: così come un violinista che non riesce a stare dietro all’orchestra pregiudica l’intera esibizione, allo stesso modo, un interprete che non è in grado di reggere il ritmo del lavoro alle istituzioni UE causa grossi problemi non solo ai colleghi di cabina, ma anche a tutte le altre.

In realtà già da un paio d’anni a questa parte, cioè da quando ho iniziato a studiare uno strumento musicale (guarda caso, proprio il violino), avevo iniziato a pensare alle forti analogie tra questi due mondi: l’interpretazione e la musica. Ecco alcuni elementi comuni.

L’esibizione

E’ ovvio chen musicista si esprima attraverso l’esibizione, ma in un certo senso la stessa cosa vale anche per un interprete. Accendere il microfono e comunicare ad un pubblico quello che sta dicendo un oratore in un’altra lingua è un po’ come andare in scena. In entrambi i casi durante la “performance” bisogna mantenere la concentrazione e cercare di evitare o di limitare al massimo gli errori.

L’ansia da prestazione

E’ la diretta conseguenza del punto precedente. Prima di ogni esibizione per un musicista avere un po’ di ansia è normale, anzi, nella giusta misura è persino un bene, perché lo aiuta a tenere elevato il livello della concentrazione. Idem per un interprete prima di una conferenza importante o prima di un esame.

La costanza

Ogni musicista ha alle spalle anni di studio, ma soprattutto è un campione di costanza. Non è possibile raggiungere risultati eccellenti senza un esercizio quotidiano. Lo stesso vale per un interprete, che deve quotidianamente aggiornare le sue conoscenze linguistiche (leggere e informarsi in tutte le sue lingue di lavoro, compresa la propria lingua madre) e tenere allenate le tecniche di interpretazione (in primis interpretazione simultanea e consecutiva).

La tecnica e l’espressività

Ai musicisti eccellenti non possono mancare, tra le varie caratteristiche, due doti: la tecnica e l’espressività. Analogamente, un interprete deve avere una solida conoscenza delle tecniche di interpretazione, ma deve anche avere una buona capacità espressiva. In altre parole, non conta solo che cosa dice (la correttezza del contenuto), ma anche come lo dice (tono della voce, linguaggio non verbale, registro, ecc.).

L’orchestra

Di solito un musicista non si esibisce da solo, ma con altri musicisti e spesso con un’intera orchestra. E’ quindi fondamentale essere in sintonia con loro: accordare gli strumenti alla stessa frequenza, andare allo stesso tempo e spartirsi bene le parti. Allo stesso modo, un interprete (per lo meno durate l’interpretazione simultanea) lavora all’interno di una squadra che, per fornire un buon servizio, deve avere un’intesa. In un’équipe con una buona sintonia gli interpreti riescono a darsi il cambio senza problemi, sanno aiutarsi l’un l’altro in caso di difficoltà, non si disturbano a vicenda e mantengono un’atmosfera piacevole.

L’improvvisazione

Alcuni stili musicali, ad esempio il jazz, sono basati sull’improvvisazione. I musicisti suonano senza uno spartito: hanno un tema e su quello devono lavorare. Ogni volta che un interprete mette piede in una cabina è consapevole del fatto che è ignaro di quello che verrà detto e che quindi dovrà tradurre. Ovviamente sa qual sarà l’argomento e conosce l’ordine del giorno, ma è impossibile prevedere con precisione quale direzione prenderà l’incontro. Può capitare che ad una conferenza sull’agricoltura venga citato un passaggio della Bibbia o che ad un congresso di medicina si citi il titolo di un film. Anche se un buon interprete ha dalla sua parte un’ottima cultura generale, è ovvio che non potrà sapere tutto e che alcune cose lo lasceranno spiazzato, ma dovrà essere in grado di improvvisare e di trovare la strategia migliore per “rimanere in piedi” in ogni circostanza.

Siete d’accordo con le mie analogie? Ne aggiungereste delle altre?

Segnalazione cinematografica: “La famiglia Belier”

Buongiorno e buon lunedì!

Oggi vorrei segnalarvi un film che ho visto questo fine settimana. E’ la storia di una famiglia francese formata da mamma, papà ed un figlio sordomuti e da una figlia udente che funge costantemente da interprete per l’intera famiglia, con conseguenze a tratti comiche e a tratti drammatiche.

L’abitudine di “usare” un figlio (o un altro familiare) come interprete è purtroppo una pratica molto diffusa, sia tra i sordi con figli udenti, che tra gli immigrati con figli nati nel paese di destinazione, causando non pochi problemi sia dal punto di vista della qualità del servizio di interpretazione, ma anche e soprattutto per l’equilibrio psicologico del mediatore improvvisato, che a volte deve confrontarsi con situazioni molto difficili (ecco un video che parla di questo tema pubblicato qualche tempo fa su questo blog).

Tornando al film, vi consiglio caldamente di andare e vederlo perché affronta questo tema con grande allegria, ironia e bella musica.

La Famiglia Belier – Trailer Ufficiale Italiano

I politici italiani si ostinano a fare a meno degli interpreti

L’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori… ma in quanto a conoscenza delle lingue straniere non brilliamo di certo. Se ce ne fosse bisogno, ce l’ha ricordato pochi giorni fa il nostro premier Renzi, che è intervenuto al blasonatissimo Forum Mondiale di Davos sfoderando il suo inglese (come dire?) “peculiare”.

Renzi_Davos

Ora, non dico che tutti i politici debbano sapere l’inglese. Del resto, loro fanno un altro lavoro. Sarebbe come se la gente si aspettasse che da me che sia in grado di riparare una lavatrice, cosa che non so minimamente fare.

La mia domanda invece è, proseguendo con l’analogia: io quando ho la lavatrice rotta, chiamo il tecnico della lavatrice, ma perché invece quando Renzi va a Davos non si fa tradurre da un interprete? Sicuramente sia lui, sia noi italiani faremmo una miglior figura.

Se l’idea è “non mi serve l’interprete perché devo far vedere che so l’inglese e dunque sono figo” temo che sia un buco nell’acqua. Caro Renzi, il tuo inglese è più che dignitoso e adeguato per situazioni della vita quotidiana, ma per vetrine così prestigiose, forse sarebbe meglio affidarsi a un professionista.

I 5 regali di Natale che faranno sicuramente felice un interprete

Sperando di venire in soccorso a chi è in ansia da acquisto di regalo di Natale dell’ultimo minuto, ho pensato di dedicare l’ultimo post prima delle feste a cinque regali che per certo faranno felice un interprete e che si adattano a ogni tipo di budget.

1. LIBRI

Partiamo col classico, ma intramontabile. La scelta in libreria è sempre sterminata: dall’opzione più “pragmatica”, come manuali specifici per interpreti o traduttori, ai libri adatti allo svago e al tempo libero. Il bello è che i temi possono essere i più vari perché la caratteristica numero 1 di ogni interprete è la curiosità, quindi persino un manuale di potatura di bonsai potrebbe essere un’opzione da non escludere. Ovviamente il regalo acquisterà sempre un tocco di finezza in più se sarà scritto nella lingua di lavoro straniera parlata dal fortunato ricevendo ;) Mi raccomando però: mai prendersi la libertà di comprare dizionari! Ogni interprete deve sceglierlo personalmente, perché sarà il suo compagno di vita, dunque deve scoccare la scintilla, altrimenti la relazione è destinata a naufragare.

2. CUFFIE PER INTERPRETI

Sì, è un regalo un po’ rischioso, perché anche le cuffie sono per un interprete uno strumento di lavoro da scegliere con estrema attenzione. Tuttavia, c’è un prodotto con cui si può andare sul sicuro, che personalmente uso e che vedo utilizzare dalla maggior parte dei colleghi. Sulla scelta del colore, mi dispiace, ma non vi posso aiutare…

3. BOX VIAGGI

Non conosco interpreti che non amano viaggiare. Penso sia proprio una conditio sine qua non della professione. Dunque sono benvenuti i viaggi a sorpresa o i box di viaggio, meglio ancora se internazionali.

4. CORSO DI…

Sempre per via della nostra insaziabile curiosità, sono certa che un interprete riuscirebbe a trovare interessante qualsiasi tipo di corso: dal taoismo, alle tecniche di soffiatura del vetro, passando per la cucina groenlandese, qualsiasi argomento potrebbe potenzialmente essere oggetto di un futuro convegno. Sulla scelta tra modalità di frequenza del corso virtuale o fisica non mi pronuncio perché tutto dipende dal tema (difficile fare un corso di lavorazione della ceramica per corrispondenza) e dall’inclinazione personale.

5. LA CHICCA: LA SCRIVANIA PER TENERSI IN FORMA

Chi di voi segue il blog di Corinne McKay saprà già di cosa parlo: si tratta di una scrivania che, diversamente dalla sua versione tradizionale, ha un tastino che solleva il piano da lavoro, permettendoti di utilizzarla sia da seduto che in piedi. Dato che la vita di un interprete si svolge prevalentemente su una sedia, tra le ore passate in cabina e quelle passate davanti al computer a preparasi per i convegni, questa scrivania, da sola o ancora di più con l’aggiunta di un tapis roulant, permette di lavorare e allo stesso tempo tenersi in forma.

Buona scelta del regalo, ma soprattutto buone feste!

MTV EMA con interpretazione simultanea: parliamone

Durante la mia adolescenza gli MTV Europe Music Awards erano l’evento dell’anno: non tanto per lo spettacolo in sé, quanto piuttosto perché era una delle rare occasioni a mia disposizione di vedere un programma televisivo in inglese “vero”. Per l’occasione chiamavo a raccolta gli amici anglofili più fanatici e passavamo tutta la serata incollati alla TV con l’orecchio teso, alla ricerca di ogni singola parola nuova. Bei tempi…

Ieri, per celebrare questo antico rituale, mi sono sintonizzata sul canale 8 per guardare gli MTV EMA e… sorpresa: lo spettacolo era trasmesso con interpretazione simultanea in italiano!

Confesso: la mia prima reazione dopo 1 minuto di spettacolo con l’interpretazione è stato storcere il naso di fronte a quelle che all’inizio mi sembravano scelte traduttive discutibili, ma poi, da purista, mi sono sintonizzata sul canale 67, dove lo show era trasmesso in lingua originale e mi sono resa conto che i poveri colleghi mettevano in campo strategie di sopravvivenza perché tradurre un evento del genere in diretta è quasi impossibile!

Segue una lista breve e non esaustiva delle difficoltà che hanno dovuto affrontare i poveri colleghi (che non ho invidiato per niente) che avrebbero messo alla prova anche i più navigati: uso di slang di entrambe le sponde dell’Atlantico, accenti disparati, turpiloquio in dosi massicce, nomi propri di ogni continente, ritmo incadescente, giochi di parole intraducibili, video inframmezzati alla diretta (evidentemente non forniti in anticipo agli interpreti), contenuti totalmente imprevedibili (si andava in continuazione di palo in frasca)… Date le difficoltà, non deve stupire quindi che la qualità dell’interpretazione simultanea non sia stata ineccepibile.

Detto questo, sono davvero indignata per i commenti che sono stati rivolti agli interpreti che si sono occupati dell’interpretazione simultanea: sono stati chiamati “doppiatori” (con tutto il rispetto per i doppiatori, ma qui si parla di due professioni completamente diverse) e definiti “scandalosi“, “imbarazzanti” e (dulcis in fundo) “scazzati“. Consiglio agli spettatori dalla critica facile di informarsi prima di esprimere pareri così netti e di provare a interpretare loro anche solo 30 secondi dello spettacolo di ieri, tanto per farsi un’idea. Ecco il video integrale:

In conclusione, la mia personale sentenza è questa: gli interpreti sono assolti. Ne approfitto per lanciare umilmente un appello ad MTV Italia (anzi 2):

  1. lodevole l’iniziativa di fornire l’interpretazione simultanea in italiano a chi non mastica bene l’inglese, per risparmiargli qualche giorno di attesa per vedere le repliche con sottotitoli in italiano, ma per le specifiche caratteristiche degli MTV EMA, questa idea forse non è una genialata.
  2. non è stata propriamente un’ottima trovata annunciare con toni trionfali sul sito web che “su MTV Music trovi lo show in inglese, mentre su MTV una voce tradurrà in tempo reale ciò che succede sul palco di Glasgow!”: a tradurre non è una voce ma un team di interpreti in carne e ossa, per definizione, non infallibili.

Economia sociale: glossario e altre risorse

Oggi vorrei condividere con chi avrà la voglia e l’interesse di leggere questo breve post un glossario e qualche link sul tema dell’economia sociale, oggetto di un convegno in cui ho lavorato la scorsa settimana, sperando che possa essere di qualche utilità per qualche collega.

Innanzitutto per acquisire i concetti base dell’economia sociale consiglio il sito Social Economy.eu.org (in inglese e francese).

Molto probabilmente se in un convegno internazionale si parla di economia sociale si farà riferimento a “Europe for citizens“, il programma dell’Unione Europea che si occupa di questo tema, dunque è secondo me fondamentale leggere le attività previste nel programma e concentrarsi sui numeri (così da evitare strafalcioni del tipo: “Saranno stanziati 300 milioni di euro” tradotto come “Saranno stanziati 300 miliardi di euro”).

In rete ci sono vari discorsi sul tema dell’economia sociale con cui fare esercizio, ma io consiglio questi:

Segnalo inoltre una serie di brevi video ed articoli in francese realizzati dal quotidiano d’oltralpe Libération in occasione della settimana dedicata all’imprenditoria sociale.

Infine, condivido qui con piacere anche il mio glossario in inglese e francese (ovviamente non esaustivo) sul tema dell’economia sociale (cliccare sull’immagine):

 

Glossario_economia sociale

 

Panico in cabina: che fare quando l’oratore legge a 1000 all’ora?

Nel migliore dei mondi possibili, prima di un lavoro di interpretazione simultanea l’organizzatore di conferenze ideale invia con largo anticipo agli interpreti tutta una serie di documenti, tra cui: l’ordine del giorno, la lista degli oratori, le presentazioni in power point degli oratori, gli eventuali testi dei discorsi ed altri documenti utili. In alcuni casi agli interpreti viene fornito persino un glossario (monolingue o plurilingue).

Anche se è nell’interesse di tutti che gli interpreti lavorino nelle condizioni migliori (dunque anche con il materiale di cui hanno bisogno)  per svolgere il loro lavoro nel migliore dei modi, nella realtà questo non sempre succede.

Una delle situazioni più complicate derivanti dalla mancata messa a disposizione del materiale agli interpreti è quando gli oratori scelgono di non parlare a braccio, o quantomeno, seguendo una presentazione in power point, e scelgono invece di limitarsi a leggere un testo scritto (dunque, meno ridondante rispetto ad un testo a braccio) e di farlo alla velocità della luce senza neanche dare una copia del discorso agli interpreti.

Al di là della discutibile efficacia dal punto di vista retorico, interpretare in simultanea un discorso scritto, è come nuotare contro corrente: si fa molta più fatica.

E’ chiaro che la cosa migliore sarebbe prevenire il problema chiedendo agli organizzatori o direttamente ai relatori di fornire il materiale in anticipo, o al limite anche qualche minuto prima, ma dato che a volte questo non succede, cosa fare?

  • Mantenere la calma: se nonostante le richieste il discorso non ci è stato dato, allora è meglio farsene una ragione e mettersi nell’ordine delle idee che bisogna limitare i danni.
  • Salvaguardarsi: in alcune situazioni è utile avvertire il pubblico che ci sta sentendo in cuffia che l’oratore sta leggendo velocemente un testo che non ci è stato fornito e che ne riassumeremo il contenuto nei punti più salienti.
  • Non esagerare ad aumentare il ritmo dell’eloquio: anche se stiamo letteralmente rincorrendo l’oratore, non è professionale iniziare a parlare con l’affanno: oltre ad essere ansiogeno per chi ci ascolta, distoglie l’attenzione dal contenuto del discorso.
  • Fare una cernita delle informazioni: le omissioni non vanno mai bene, ma se la velocità è tale da non darci la possibilità di tradurre tutte le informazioni che ci dà l’oratore, allora è meglio fare una scelta e dare precedenza alle informazioni più importanti. Per questo motivo in questi casi è ancora più importante concentrarsi sull’ascolto per capire lo scheletro del discorso ed individuare i punti fondamentali. Da questo punto di vista, il fatto che il testo del discorso sia scritto potrebbe per noi addirittura tramutarsi in un vantaggio, dato che normalmente i testi scritti, diversamente dai discorsi a braccio, sono ben strutturati (ad esempio: introduzione, tesi, argomenti a sostegno della tesi, conclusione).
  • Dare priorità alla sostanza piuttosto che alla forma: una logica conseguenza del punto precedente. Dall’interprete ci si aspetta che produca un testo che, oltre ad essere equivalente come contenuti all’originale, sia anche formulato in una lingua corretta ed elegante. Proseguendo con la metafora natatoria, se ci troviamo con l’acqua alla gola, i nostri sforzi dovrebbero essere canalizzati a evitare di annegare e non a nuotare in un perfetto stile farfalla. Dunque, tornando nella nostra cabina, è meglio evitare di perdere secondi preziosi cercando quella parola perfetta per quella frase che abbiamo sulla punta della lingua ed invece concentrarci a seguire e tradurre il ragionamento.
  • Farsi aiutare dal(la) collega in cabina: questo vale soprattutto per i numeri ed i nomi, che in velocità si perdono facilmente. Se il/la collega scrive gli elementi che potrebbero darci più difficoltà, ci potrebbe fornire una grossa mano.

E voi avete altri consigli da dare per queste situazioni? Vi capitano spesso?

Marketing per interpreti e traduttori: fonti di ispirazione

I lavoratori autonomi di qualunque settore devono confrontarsi con un grande scoglio, soprattutto all’inizio della loro carriera (ma non solo): come farsi conoscere? Come acquisire clienti?

Queste sono le tipiche domande da 1 milione di dollari a cui non si può rispondere con un’unica “risposta corretta”. Dipende dal singolo settore: un grafico non potrà adottare le stesse strategie di marketing di un interprete o di un traduttore. Ma non solo: non tutti gli interpreti e traduttori possono utilizzare le stesse strategie, perché molto dipende dalle lingue di lavoro, dal mercato di riferimento, dalla predisposizioni personali, dall’ambito di specializzazione e da molti altri fattori.

La capacità di “sapersi vendere” è parte integrante delle abilità di un interprete o traduttore (ed ahimè, un tema totalmente trascurato dai programmi universitari di pressoché tutti i corsi di studio di traduzione e interpretazione), perché anche il professionista più talentuoso non può sopravvivere senza qualcuno che compri i suoi servizi.

Secondo la mia esperienza, la strategia più efficace è quella di elaborare un piano d’azione personalizzato che tenga conto dei fattori a cui ho accennato prima con obiettivi misurabili (a questo proposito segnalo questo interessante post). Per fare questo ci sono moltissime fonti da cui trarre ispirazione.

Ad esempio, suggerisco l’ottimo podcast in inglese Marketing tips for translators della traduttrice Tess Whitty (dall’inglese allo svedese). In ogni puntata (che si può ascoltare direttamente sul sito che ho linkato o su ITunes), l’autrice intervista autorevoli professionisti della traduzione che dispensano ottimi consigli concentrandosi in ogni puntata su un tema specifico come il CV, il profilo LinkedIn, ecc.

Per migliorare la propria strategia di marketing, esistono moltissime altre fonti a cui fare riferimento. Il modo più semplice e meno dispendioso è quello di dare un’occhiata a blog che parlano di questo tema (eccone alcuni).

Per i lettori più tradizionalisti, esistono anche pubblicazioni specifiche, tra cui:

Per chi volesse avere una consulenza personalizzata sulla propria strategia di marketing, c’è anche la possibilità di partecipare ad uno dei molti webinar offerti da Proz o da molti professionisti tra cui alcuni di quelli già citati.

Interpretazione e unità di misura

Stilare un preventivo per un servizio di traduzione o interpretazione non è una scienza esatta. Senza toccare la questione spinosa delle tariffe, che meriterebbe un capitolo a parte, bisogna innanzitutto imparare a districarsi nel dedalo delle unità di misura.

In questo post tratterò delle unità di misura impiegate nei servizi di interpretazione mentre nel prossimo post analizzerò quelle usate nella traduzione.

Quando si parla di interpretazione, normalmente si parla di giornate di lavoro (costituite da 7 ore di lavoro). Dovrebbe andare da sé, ma per sicurezza è meglio dirlo comunque, che quando l’incarico riguarda l’interpretazione simultanea, 7 è il numero delle ore globali cui il team di interpreti lavora avvicendandosi al microfono (un interprete non può lavorare  in simultanea 7 ore da solo!).

Alcune agenzie, tuttavia, richiedono preventivi per mezze giornate o addirittura tariffe orarie. Ad onor del vero, questa pratica è quantomeno discutibile, poiché quando si fornisce un servizio di interpretazione, il lavoro che si rende non è quantificabile solamente con la durata del servizio di interpretazione in quanto tale: si dovrebbe anche tenere in considerazione il tempo impiegato per lo studio dell’argomento trattato, che indipendentemente dalla durata dell’evento, non cambia.

Tale tempo di preparazione ha una durata variabile a seconda della tematica e dell’esperienza del professionista. A titolo esemplificativo, per preparare un convegno medico, un interprete senza esperienza significativa in quel determinato settore potrebbe aver bisogno di molti giorni, se non addirittura di qualche settimana.

Negli ultimi anni, con il diffondersi dei servizi di interpretazione telefonica si è anche iniziato a parlare di tariffa di interpretazione al minuto.

Per completare la rassegna, infine, non può mancare la vacazione, l’unità di misura dei servizi di interpretazione e traduzione resi al tribunale. Una vacazione è pari a due ore di lavoro (che sia interpretazione o traduzione): ad esempio, un incarico durato 6 ore equivale a tre vacazioni.