Ennesimo attacco al principio del multilinguismo nell’UE

Torna alla ribalta, puntuale come un orologio svizzero, la polemica sui costi dei servizi di traduzione ed interpretazione presso le istituzioni europee. Come rivela un articolo pubblicato da The Guardian (qui nella versione italiana tradotta da Presseurop), per l’ennesima volta, non sapendo dove tagliare, qualcuno ha avanzato la proposta di rendere l’inglese l’unica lingua ufficiale, invece delle attuali 23 e dall’1 luglio 24, con l’adesione della Croazia.

Ho già espresso in passato la mia opinione nei confronti di questo tipo di proposte. Ora vorrei solo limitarmi a dire che se un giorno questa riforma andasse in porto, ammesso e non concesso che la comunicazione fra i nostri rappresentanti alle istituzioni UE fosse ancora possibile, sarebbe estremamente antidemocratica, in quanto i cittadini comunitari che non parlano l’inglese non potrebbero controllare l’operato dei rappresentanti da loro eletti.

Il motto “Uniti nella diversità” non è stato scelto a caso e se il principio del multilinguismo venisse sacrificato sull’altare della crisi economica,  crollerebbe uno dei pilastri del concetto stesso di Unione Europea.

L’eterno circolo vizioso: niente lavoro senza esperienza e niente esperienza senza lavoro

Come i giornali ci ricordano ogni giorno, questi sono tempi molto duri per i giovani. La disoccupazione giovanile è arrivata alle stelle, anche tra i più qualificati. Se vogliono lavorare, i giovani laureati si ritrovano a dover scegliere fra due alternative: trasferirsi verso Paesi più ricchi o smettere di essere choosy, come dice il nostro Ministro del Lavoro, e cercarsi un lavoro per il quale le qualifiche possedute sono solo carta straccia.

Chi vuole rimanere in Italia e intraprendere la professione per la quale ha studiato ha davanti a sè una strada tutta in salita, poiché i pochi posti di lavoro rimasti vengono preclusi ai giovani, ritenuti carenti di esperienza sufficiente.

Questo fenomeno esiste in tutti i settori, ma a mio avviso nel campo dell’interpretazione e della traduzione, assume dimensioni ancora maggiori. Innanzitutto va detto che il nostro settore è abbastanza piccolo, la domanda è inferiore all’offerta ed entrare nel mercato è già di per sè abbastanza difficile. A questo va poi aggiunto il fatto che purtroppo è in corso un’asta selvaggia che privilegia la quantità, ossia il minor prezzo, piuttosto che la qualità del servizio.

Tuttavia, uno dei maggiori ostacoli per i giovani interpreti e traduttori è costituito a mio avviso dal mancato funzionamento del passaggio generazionale. In molte professioni la norma vuole che chi ha più esperienza trasmetta le sue conoscenze ai colleghi più giovani. Nel campo dell’interpretazione invece, avviene molto spesso che chi è esperto voglia lavorare solo con chi è tanto esperto quanto lui e si rifiuti di trasmettere le proprie conoscenze ai più acerbi.

A riprova di questo atteggiamento, qualche giorno fa mi è capitato di consultare il sito di un’interprete che offriva i suoi servizi specificando che è disponibile a lavorare in équipe solamente con colleghi con almento 15 anni di esperienza.

Le obiezioni che si possono sollevare sarebbero infinite, ma mi limiterò solo alle più clamorose. Innanzitutto, ritengo che questa diffidenza a priori nei confronti dei giovani sia abbastanza scoraggiante, perché ci sono molti giovani di talento in ogni campo. In secondo luogo, mi verrebbe spontaneo chiedere a questa decana dell’interpretazione come abbia mosso i suoi primi passi nel campo. Se qualcuno non le avesse dato fiducia, certamente non avrebbe potuto diventare la professionista che è. In terzo luogo, penso che i giovani interpreti, se da una parte peccano di esperienza, dall’altra possono offrire una buona preparazione. Ad esempio, un giovane interprete si prepara ad una conferenza studiando molto bene l’argomento per evitare di trovarsi impreparato e si presenta con pagine e pagine di glossari ben fatti, mentre i professionisti già collaudati a volte fanno più affidamento all’esperienza che alla studio. Inoltre spesso i giovani interpreti hanno più familiarità con alcuni strumenti tecnologici.

La questione è di difficile risoluzione, ma tempo fa alla Sslmit di Forlì, un professore di interpretazione, nonché stimato interprete con molti anni di esperienza alla spalle, ha avanzato una proposta secondo me molto valida: affiancare in cabina un “esperto” ed un “giovane” dando al primo un compenso più elevato rispetto al secondo. In questo modo i professionisti con più esperienza hanno un incentivo in più a lavorare con i giovani, ed i giovani riescono a muovere più facilmente i primi passi nel mercato dell’interpretazione.

Qualche consiglio per interpreti alle prime armi

5 anni (nella migliore delle ipotesi) di studio, passione, dedizione, sacrifici (economici e non), rinunce, critiche non sempre facili da digerire, resistenza (anche fisica) per ottenere il titolo di Interprete di Conferenza che però non equivale ad una garanzia di iniziare davvero una carriera nel campo. Un problema che quasi tutti i laureati in “Interpretazione di Conferenza” si trovano ad affrontare una volta terminati gli studi, soprattutto da qualche anno a questa parte, complici l’aumento dei laureati in interpretazione e la contrazione del mercato.

Per questo è fondamentale agire con intelligenza ed applicare strategie efficaci. A questo proposito, ho molto apprezzato i consigli dispensati da Fanny Chouc in 3 utilissimi post intitolati From gown to booth: turning your degree into a job pubblicati sul blog del Department of Languages and Intercultural Studies (LINCS) della Heriot-Watt University di Edimburgo. Buona lettura!

Perché c’è bisogno di interpreti in ospedale

Avvertimento: questo non è un video allegro, ma fa capire quanto può essere insostituibile la presenza di un mediatore in alcune situazioni, come ad esempio in ospedale. Purtroppo è successo e continua a succedere che in alcuni ambiti la presenza di interpreti professionisti venga considerata accessoria, ma alcuni casi sono più gravi di altri.

Ne sono una dimostrazioni le precarie condizioni contrattuali degli interpreti in servizio in ospedale, a dispetto del prezioso contributo, come anche quelle degli interpreti di tribunale, pagati in misere e tardive vacazioni. Quando riusciremo a cambiare le cose?

 

Benvenuti!

Cari lettori,

nasce oggi il mio blog. Non sarà solo uno spazio per farmi conoscere come interprete e traduttrice, ma anche un’occasione per entrare o rimanere in contatto con colleghi o semplicemente persone appassionate come me di lingue e culture italiane e straniere. I commenti sono i benvenuti 🙂

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