Parlare di odori

Se vi è mai capitato di partecipare ad una degustazione di vino, sicuramente sarete rimasti sorpresi dalla capacità degli intenditori di descriverne i profumi. Ecco due esempi di appunti di degustazione scelti a caso, giusto per rendere l’idea: “al naso sentori di ciliegie fresche, more, con venatura speziata, specie chiodi di garofano e polvere di caffè, seguita da sensazioni balsamiche di menta piperita” o “l’impatto olfattivo è un cesto di nespole e arance, su cui si fonde una piacevole speziatura di coriandolo”. Fantastico, no? Peccato che però non tutti abbiamo un naso così allenato a riconoscere i profumi.

Come se non bastasse, oltre alla difficoltà di riconoscere gli odori, c’è anche quella di descrivere quelli che riconosciamo. Secondo l’articolo “Can you name that smell?”, pubblicato dalla rivista americana Science e ripreso la scorsa settimana da Internazionale nella traduzione italiana “I nomi degli odori”, la capacità di descrivere gli odori cambia a seconda delle culture.

Science_Can you name that smell

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Questa tesi è suffragata da uno studio realizzato dal Centro di Studi Linguistici dell’Università Radboud di Nijmegen, nei Paesi Bassi, durante il quale è stato chiesto a persone di madrelingua inglese e a membri della comunità jahai (una popolazione di cacciatori e raccoglitori nomadi che vive nelle foreste sul confine tra Malesia e Thailandia) di annusare e descrivere 12 odori diversi (ad esempio banana, ananas, benzina).

Mentre gli jahai hanno descritto gli odori in maniera univoca, utilizzando quasi tutti la stessa parola, gli anglofoni hanno usato descrizioni più lunghe e diverse per ogni partecipante.

Una delle ipotesi avanzate dagli studiosi per spiegare questa divergenza è che gli odori svolgono nella vita della popolazione jahai, che vive nella foresta, un ruolo molto più importante rispetto ai membri messi a confronto.

San Nicola: tradizioni di Slovacchia, Italia, Austria e Slovenia

Oggi è 6 dicembre, festa di San Nicola o, per gli slovacchi Mikuláš. L’anno scorso in questo blog ho parlato di alcune tradizioni slovacche legate a questa festività che inaugura il periodo natalizio. Quest’anno tenterò di aggiungere un altro tassello al puzzle, raccontando di altre tradizioni slovacche e italiane legate a questa festività.

In Slovacchia la sera del 6 dicembre, i ragazzi più grandi si travestono da angeli (di bianco) o da diavoli (di nero e con lunghe catene) e vanno di casa i casa a trovare i bambini, i quali, dopo aver recitato una preghiera ricevono in dono frutta secca e caramelle. Diversa è la sorte riservata ai bambini che si comportano male, che ricevono il carbone.

E’ curioso notare quanto questa tradizione ricordi quella legata ai Krampus, diffusa nella zona transfrontaliera che va dal Tarvisiano, alla Carinzia e alla Slovenia in occasione di San Nicolò.

Secondo la tradizione, la sera del 5 dicembre San Nicolò travestito da vescovo e in compagnia dei Krampus va a fare visita ai bambini. I Krampus (dal tedesco Kramp, ossia artiglio) sono creature spaventose che vivono nel bosco, riconoscibili per le lunghe corna, gli artigli, la lunga lingua rossa e le catene che avvolgono il loro corpo. I Krampus sono anche oggetto degli scherzi dei ragazzini, che li combattono con palle di neve e petardi, ricevendo in cambio dalle orribili creature sonore bastonate sulle gambe. 

Come succede in Slovacchia, la mattina del 6 dicembre i bambini trovano sul davanzale della finestra i regali lasciati da San Nicolò: frutta secca, carrube e un Krampus di pane dolce per chi si è comportato bene e  carbone per i più birichini.

Fonti:

Buona Giornata Europea delle Lingue!

Oggi è la Giornata Europea delle Lingue, un evento organizzato dal Consiglio d’Europa che si ripete ogni anno dal 2001. L’obiettivo dell’iniziativa è celebrare la ricchezza linguistica del nostro meraviglioso continente e promuove l’apprendimento delle lingue. Consiglio vivamente a chi fosse interessato a saperne di più di dare un’occhiata al sito ufficiale dell’iniziativa, dove è possibile trovare moltissime informazioni, un ricchissimo programma di eventi e molti giochi e curiosità sul tema delle lingue. Ad esempio io stamattina ho scoperto che a Londra si parlano 300 lingue e che in italiano esiste questo palindromo: O mordo tua nuora o aro un autodromo. Buona lettura!

12 semplici modi per migliorare in una lingua straniera

Ieri uno dei miei blog preferiti, The Lingua File, ha pubblicato un post con alcuni consigli per migliorare il proprio italiano con semplici azioni che non interferiscono troppo con la nostra routine quotidiana. Il post è pensato per stranieri che vogliono imparare l’italiano, ma i consigli sono molto utili anche agli italiani che vogliono migliorare la propria conoscenza di una lingua straniera.

Come si dice “castello” in slovacco?

Un articolo  pubblicato da Buongiorno Slovacchia su una delle punte di diamante della Slovacchia: i castelli.

La Slovacchia è un Paese meraviglioso: il suo patrimonio naturale e storico-culturale è sterminato ed i castelli rappresentano senza dubbio alcuni dei suoi fiori all’occhiello. Se ne contano circa 180: conservati più o meno bene, punteggiano tutto il territorio nazionale ed alcuni sono gettonatissime mete turistiche.

Parlando di castelli, è interessante notare che, a differenza della lingua italiana, in slovacco non esiste un unico equivalente per il termine “castello”, ma ne vengono utilizzati due distinti: hrad e zámok. La differenza tra le due tipologie di castello è per gli slovacchi piuttosto netta.

Il termine hrad descrive una fortezza spesso di epoca medievale, avente funzioni difensive e per questo costruita in posizione sopraelevata. Tra i più famosi esempi di hrad presenti sul territorio slovacco, possiamo menzionare il castello di Spiš – Spišský hrad e il castello di Čachtice – Čachtický hrad.

Quando si parla di zámok, invece, si intende generalmente una costruzione spesso di epoca più recente, la cui funzione non è più difensiva, ma di residenza signorile, come ad esempio il castello di Bojnice –  Bojnický zámok.

Poiché la lingua italiana non rende necessario specificare dal punto di vista lessicale la tipologia di costruzione, come si tradurranno hrad e zámok in italiano? È meglio utilizzare due termini distinti o tradurre entrambi con “castello”?

Ho notato che spesso i siti in lingua italiana (ad es. slovakiatravels.com) sembrano preferire la prima soluzione: hrad viene tradotto con “castello” e zámok con chateau.

Personalmente non concordo pienamente con questa scelta, perché per un italiano medio la parola chateau risulterà poco trasparente (basta fare una rapida ricerca dei risultati di chateau in italiano su Google per rendersene conto). Probabilmente la chiara origine francese della parola induce gli italofoni ad associare al termine il concetto di sontuosità, associazione in effetti corretta, trattandosi di dimore signorili. Tuttavia, il termine non chiarisce la differenza con il ben più ricorrente “castello”, che può suscitare anch’esso l’immagine di residenza regale.

Dall’altra parte, invece, utilizzare in entrambi i casi il termine “castello” sacrificherebbe parte delle informazioni contenute in hrad e zámok.

Un’alternativa possibile potrebbe essere l’aggiunta di un aggettivo riferito al periodo storico-culturale e/o all’epoca di edificazione. Ad esempio: castello medievale/rinascimentale/ottocentesco, oppure nel caso di hrad si potrebbe parlare di “fortezza”.

Per completezza, segnalo infine anche il termine slovacco kaštiel che, a dispetto dalle apparenze, non significa castello, ma villa/reggia, come la villa di Betliar – Betliarsky kaštieľ.

Le difficoltà della lingua slovacca per un italofono

Per imparare una lingua straniera bisogna intraprendere un percorso lungo e impegnativo, durante il quale occorre studiare, avere costanza e mettersi in gioco, perché, soprattutto all’inizio, molte saranno le situazioni in cui non ci si riesce ad esprimere come si vorrebbe o non si capisce quello che il nostro interlocutore vuole dirci.

Non esistono lingue facili o difficili in assoluto, però è innegabile che, per alcune persone, alcune lingue siano più difficili di altre. Ad esempio, ad un italiano, il francese o lo spagnolo risulteranno molto più semplici del cinese, così come ad uno svedese risulterà più semplice il norvegese del portoghese, questo perché la facilità o difficoltà di una lingua è direttamente proporzionale alla somiglianza con la propria lingua madre.

Data questa premessa, è facile dedurre quanto sia complicato per un italiano imparare lo slovacco. A mio parere le difficoltà più grandi sono: la pronuncia, la diversità dei vocaboli, la lunghezza delle parole, i casi, l’ordine degli elementi in una proposizione e la scarsità di materiale didattico disponibile. Vediamo ognuna di queste voci.

La pronuncia

Un italiano che studia lo slovacco avrà molta nostalgia delle vocali quando si imbatterà in parole come zmrzlina (gelato) o štvrtok (giovedì). Inoltre avrà difficoltà a capire la differenza a livello di pronuncia fra /h/ e /ch/:  la prima una semplice aspirazione e la seconda è più gutturale (simile alla /h/ dell’inglese nella parola here). Infine, dovrà abituarsi all’idea che in slovacco esistono vocali lunghe, che non hanno niente a che vedere con l‘accento (che in slovacco è sempre sulla prima sillaba). Ad esempio la parola dievčatá (ragazze) avrà l’accento sulla prima sillaba, ma l’ultima sarà lunga, quindi si pronuncerà /diéucataa/.

La diversità dei vocaboli

Essendo lo slovacco appartenente al ceppo delle lingue slave occidentali, di norma i suoi vocaboli non hanno niente in comune con quelli delle lingue neolatine. Per citare alcune parole a caso: capire si dice rozumieť, dormire spať, mangiare jesť, bere piť.

La lunghezza delle parole

Come mi ha detto un collega di università parlando del russo, ogni parola imparata in slovacco è una battaglia vinta. Uno dei motivi è che le parole sono in media abbastanza lunghe (non che l’italiano sia da meno) diversamente ad esempio dall’inglese. Per citarne alcune: rozmaznaný (viziato), dobrovoľnictvo (volontariato), cestoviny (pasta).

I casi

Fermo subito quelli che vogliono muovere l’obiezione che anche in latino ci sono le declinazioni  dicendo che il latino non si parla, e neanche si scrive, ma si traduce, quindi c’è tutto il tempo per capire quale caso viene utilizzato. Parlare una lingua usando i casi è ben altro! In slovacco ci sono 6 casi o declinazioni: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, locativo e strumentale (esiste anche il vocativo, ma è piuttosto raro). Moltiplichiamo i casi per il numero dei generi (maschile, femminile e neutro) e per le tipologie di sostantivi a seconda delle desinenze (4 per ogni genere). Infine raddoppiamo per includere anche le desinenze del plurale. Il risultato è 6 x 3 x 4 x 2 = 144 desinenze da memorizzare (scommetto che neanche Pico della Mirandola ce la farebbe!). Fin qui ho parlato solo dei sostantivi. Ovviamente bisogna declinare anche aggettivi qualificativi, aggettivi possessivi, pronomi personali e aggettivi numerali.

Oltre alla difficoltà di capire come si declinano le parole ce n’è anche un’altra: quella di capire in quali contesti si usa ciascun caso e con quali preposizioni. Alcune volte è abbastanza logico: ad esempio il complemento oggetto richiede l’accusativo. Esempio: ho un libro nuovo –  mám novú knihu. Altre volte però non sembra molto logico, per esermpio per esprimere il moto a luogo si usa la preposizione do ­+ il genitivo. Esempio: vado a Bratislava – idem do Bratislavy.

L’ordine degli elementi nella proposizione

Dopo aver accumulato con fatica un piccolo bagaglio lessicale e dopo aver preso  con ancora più fatica dimestichezza con i casi, le difficoltà non sono finite. Parlando ad esempio dell’ordine delle parole, in slovacco, come in italiano, l’ordine non  è così rigido come in inglese. Tuttavia, all’inizio, un madrelingua italiano si troverà un po’ spiazzato dalla struttura di alcune proposizioni che presentano in prima posizione il complemento oggetto invece del soggetto. Cito il titolo di un articolo di giornale: Schengenskú hranicu prekračujú najčastejšie migranti zo Somálska. Tradotto letteralmente sarebbe: il confine di Schengen attraversano più spesso i migranti dalla Somalia.

La scarsità di materiale didattico disponibile

Imparare lingue largamente diffuse come l’inglese e il francese è oggi molto più semplice e divertente grazie alla grandissima varietà di materiale didattico disponibile: oltre a migliaia di libri di grammatica e conversazione per ogni livello, esistono  corsi gratuiti online, siti web, programmi radiofonici, giornali con le tracce audio degli articoli, glossari, dizionari online e chi più ne ha più ne metta. Per lo slovacco invece, visto il numero ridotto di persone interessate ad imparare una lingua parlata da solamente 5 milioni di persone, non c’è una grandissima varietà di materiale didattico disponibile. La selezione si restringe ancora di più per chi non parla l’inglese, visto che gran parte del materiale è in inglese, o comunque, non in italiano. Un’eccezione a questa tendenza è l’insostituibile manuale trilingue Slovenčina Slovak Slovacco di Dagmar Kročanová-Roberts e Barbora Resutíková-Toppi (Bononia University Press, 2010).

Oltre a questo c’è anche da aggiungere che nel caso dello slovacco, non sempre è possibile usare uno dei miei metodi preferiti per imparare una lingua straniera, ossia guardando film con l’audio in una lingua che conosco ed i sottotitoli in slovacco, perché molto spesso i film stranieri in Slovacchia sono sottotitolati, o doppiati, in ceco.

Detto questo, non intendo scoraggiare nessuno ad imparare la lingua slovacca, al contrario, lo consiglio perché nonostante le difficoltà in paricolare iniziali, è secondo me una lingua molto bella e musicale, ma soprattutto, riuscire a comunicare, se pur con fatica, dà soddisfazioni tali e tante quanti (se non di più) sono stati gli sforzi e l’impegno profusi.

Per finire segnalo un interessante articolo sulla lingua slovacca in inglese.

Per vendicarvi con gli slovacchi delle difficoltà della loro lingua 🙂 potete leggere un post di questo blog sulle difficoltà della lingua italiana per uno slovacco.