Economia sociale: glossario e altre risorse

Oggi vorrei condividere con chi avrà la voglia e l’interesse di leggere questo breve post un glossario e qualche link sul tema dell’economia sociale, oggetto di un convegno in cui ho lavorato la scorsa settimana, sperando che possa essere di qualche utilità per qualche collega.

Innanzitutto per acquisire i concetti base dell’economia sociale consiglio il sito Social Economy.eu.org (in inglese e francese).

Molto probabilmente se in un convegno internazionale si parla di economia sociale si farà riferimento a “Europe for citizens“, il programma dell’Unione Europea che si occupa di questo tema, dunque è secondo me fondamentale leggere le attività previste nel programma e concentrarsi sui numeri (così da evitare strafalcioni del tipo: “Saranno stanziati 300 milioni di euro” tradotto come “Saranno stanziati 300 miliardi di euro”).

In rete ci sono vari discorsi sul tema dell’economia sociale con cui fare esercizio, ma io consiglio questi:

Segnalo inoltre una serie di brevi video ed articoli in francese realizzati dal quotidiano d’oltralpe Libération in occasione della settimana dedicata all’imprenditoria sociale.

Infine, condivido qui con piacere anche il mio glossario in inglese e francese (ovviamente non esaustivo) sul tema dell’economia sociale (cliccare sull’immagine):

 

Glossario_economia sociale

 

Glossario sui cocktail caraibici

Uno dei motivi per cui ho creato questo blog è stata la voglia di condividere risorse con colleghi o con chiunque sia interessato ai temi da me trattati.

Oggi vorrei condividere un glossario italiano-inglese sui cocktail caraibici frutto di un mio recente lavoro di traduzione di un libro sulla storia e sulle ricette di cocktail caraibici (seguiranno maggiori aggiornamenti quando sarà pubblicato in Italia 🙂 ).

Il glossario raccoglie termini relativi a ingredienti, tecniche, materiali, luoghi e più in generale alla storia dei cocktail caraibici. Non vi stupite se troverete anche termini non strettamente legati ai cocktail, come ad esempio quelli relativi alla pirateria o ai ranghi militari, che spesso tornavano nel libro.

Essendo il libro stato scritto da un autore statunitense, nel corso della traduzione ho anche dovuto convertire le unità di misura e per farlo mi sono servita di un fantastico e affidabile sito web che condivido con piacere con voi.

Sono a disposizione per domande, dubbi e (perché no ?) altri termini da aggiungere al glossario. Spero vi sia utile!

“Tradurre me stessa è come essere la madre di due figli”

Per i lettori di Internazionale ormai si tratta di una vecchia conoscenza: da ben 17 settimane la scrittrice statunitense di origine bengalese Jhumpa Lahiri ci rapisce con la sua avventura alla conquista della lingua italiana. In ogni numero del settimanale la scrittrice parla di una tappa del suo percorso non solo di apprendimento, ma anche di “innamoramento” della lingua di Dante.

Essendo rimasta un pochino indietro, ho letto solo pochi giorni fa il racconto numero 15, intitolato “L’adolescente peloso” (pubblicato sul n.1052 di Internazionale, quello del 23/29 maggio 2014). In questo episodio la scrittrice racconta delle strane sensazioni da cui è stata investita quando si è ritrovata per una serie di circostanze a dover tradurre un suo testo scritto in italiano verso l’inglese, la sua lingua madre.

E’ interessante vedere le varie fasi del percorso: si parte dalla diffidenza nei confronti della traduzione altrui manifestata da chi le sta accanto:

ti conviene fare la traduzione da sola. Meglio tu che qualcun altro, altrimenti non sarà sotto il tuo controllo

alla spiacevole sensazione di tornare alla propria lingua madre dopo averla trascurata un po’:

provo un senso di estraneità. Come se mi imbattessi in un fidanzato di cui ero stufa, qualcuno che avevo lasciato anni fa

per poi avere la sensazione di dover gestire due fratelli che bisticciano

adesso, mentre traduco me stessa, mi sento la madre di due figli

e finalmente, la sensazione così familiare a ogni traduttore

non riesco a gestire la tensione, non sono capace di muovermi tra le lingue come un’acrobata. Mi viene in mente la sensazione sgradevole di dover essere due diverse persone allo stesso tempo

Per me la magia dello stare in mezzo a due persone che parlano lingue diverse o a due testi di lingue diverse è proprio questa: un miscuglio di tensione, commozione, ansia, e la sensazione di essere essenziale per la comunicazione o, come scrive meglio di me (non a caso) la scrittrice Jhumpa Lahiri:

credo che tradurre sia il modo più profondo, più intimo di leggere qualcosa. Una traduzione è un bellissimo incontro dinamico tra due lingue, due testi, due scrittori.

Conferenze sulle lingue e sulla traduzione

In Friuli Venezia Giulia la scorsa settimana è stata particolarmente ricca di eventi per gli amanti della traduzione e delle lingue in generale. Ho partecipato a 3 bellissimi incontri che adesso riassumo brevemente.

Domenica 11 maggio, si è svolto “Dopo Babele. L’Europa e le lingue”, un incontro parte della rassegna Vicino Lontano, uno degli appuntamenti più importanti di Udine, durante il quale si è discusso dello status delle lingue minoritarie, in particolare il sardo ed il friulano, della (mancanza di?) tutela giuridica di cui godono, e di conseguenza, della conservazione della cultura che rappresentano.

Una delle domande che hanno appassionato di più il pubblico durante l’incontro è stata “può la cultura friulana sopravvivere senza la lingua friulana?”. Inutile dire che il dibattito che si è aperto è stato molto animato. Io, da pugliese trapiantata in Friuli, l’ho seguito con attenzione imparando molte cose sul mio popolo adottivo 🙂

ll secondo incontro, dal titolo “Udine, l’Europa e le lingue” si è svolto lunedì 12 maggio al Comune di Udine e ha visto la partecipazione del sindaco del capoluogo friulano Furio Honsell, della Presidente del centro cittadino di educazione per adulti Università delle LiberEtà Pina Raso e della professoressa Silvana Facchin Schiavi. L’incontro, preceduto da una caccia al tesoro delle lingue, voleva essere un omaggio all’Europa, per festeggiare la ricorrenza del 9 maggio, e si è trasformato in una piacevole e informale conversazione sulla diversità linguistica e culturale.

Il terzo incontro è stata la presentazione del libro “Il vademecum del traduttore. Idee e strumenti per una nuova figura di traduttore” di Andrea di Gregorio, svoltosi sabato 17 maggio alla Scuola per Interpreti e Traduttori di Trieste. L’incontro, organizzato da AITI FVG, oltre ad un’occasione per incontrare le colleghe di AITI che ancora non avevo avuto l’occasione (mea culpa) di incontrare da quando sono entrata nell’associazione, è stato una miniera di spunti pratici su vari aspetti della professione del traduttore in particolare, ma anche di quella dell’interprete.

http://www.amazon.it

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Il libro si concentra in particolare su tre aspetti della professione: il rapporto tra il traduttore ed il committente, la revisione del testo di arrivo e la redazione del testo di arrivo. Durante la presentazione (che a dire il vero sarebbe più corretto chiamare conversazione, visto l’interazione che c’è stata tra Andrea Di Gregorio ed i partecipanti), si è discusso di molti punti “caldi”: l’autorialità del traduttore, la necessità di “educare” il committente per riuscire a creare un “prodotto su misura” di qualità, la fatidica prova di traduzione, l’iper-revisione (o come dice l’autore “il delirio correttivo” 🙂 ) e molto altro.

Non ho ancora letto il libro, ma mi propongo di farlo al più presto. Per chi volesse reperirlo, ecco un link utile.

Marketing per interpreti e traduttori: fonti di ispirazione

I lavoratori autonomi di qualunque settore devono confrontarsi con un grande scoglio, soprattutto all’inizio della loro carriera (ma non solo): come farsi conoscere? Come acquisire clienti?

Queste sono le tipiche domande da 1 milione di dollari a cui non si può rispondere con un’unica “risposta corretta”. Dipende dal singolo settore: un grafico non potrà adottare le stesse strategie di marketing di un interprete o di un traduttore. Ma non solo: non tutti gli interpreti e traduttori possono utilizzare le stesse strategie, perché molto dipende dalle lingue di lavoro, dal mercato di riferimento, dalla predisposizioni personali, dall’ambito di specializzazione e da molti altri fattori.

La capacità di “sapersi vendere” è parte integrante delle abilità di un interprete o traduttore (ed ahimè, un tema totalmente trascurato dai programmi universitari di pressoché tutti i corsi di studio di traduzione e interpretazione), perché anche il professionista più talentuoso non può sopravvivere senza qualcuno che compri i suoi servizi.

Secondo la mia esperienza, la strategia più efficace è quella di elaborare un piano d’azione personalizzato che tenga conto dei fattori a cui ho accennato prima con obiettivi misurabili (a questo proposito segnalo questo interessante post). Per fare questo ci sono moltissime fonti da cui trarre ispirazione.

Ad esempio, suggerisco l’ottimo podcast in inglese Marketing tips for translators della traduttrice Tess Whitty (dall’inglese allo svedese). In ogni puntata (che si può ascoltare direttamente sul sito che ho linkato o su ITunes), l’autrice intervista autorevoli professionisti della traduzione che dispensano ottimi consigli concentrandosi in ogni puntata su un tema specifico come il CV, il profilo LinkedIn, ecc.

Per migliorare la propria strategia di marketing, esistono moltissime altre fonti a cui fare riferimento. Il modo più semplice e meno dispendioso è quello di dare un’occhiata a blog che parlano di questo tema (eccone alcuni).

Per i lettori più tradizionalisti, esistono anche pubblicazioni specifiche, tra cui:

Per chi volesse avere una consulenza personalizzata sulla propria strategia di marketing, c’è anche la possibilità di partecipare ad uno dei molti webinar offerti da Proz o da molti professionisti tra cui alcuni di quelli già citati.

Uno sguardo sulla Slovacchia: allarme neonazisti a Nitra

Chi segue con attenzione l’attualità europea probabilmente avrà sentito parlare del tema bollente del momento in Slovacchia: l’aggressione da parte di un gruppo neonazisti agli avventori e al proprietario di un bar di Nitra, una città dell’ovest della Slovacchia. Oltre alla gravità dell’aggressione, la vicenda ha destato molto scalpore perché nonostante esistano immagini dell’aggressione in cui si vedono con chiarezza sia i fatti che i volti dei colpevoli, la polizia si è “attivata” solo 3 mesi dopo la vicenda e solo dopo che il video è stato diffuso da una testata nazionale.

I fatti sono stati riportati con puntualità e precisione da Buongiorno Slovacchia. Suggerisco ad esempio questo articolo.

Qui invece trovate un interessante editoriale sui fatti scritto da Michal Havran pubblicato da Je to tak (la versione slovacca di Le monde diplomatique) che ho tradotto per Buongiorno Slovacchia.

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Traduzione e unità di misura

Dopo essermi soffermata nel post precedente sulle unità di misura relative ai servizi di interpretazione, come promesso in questo post passerò brevemente in rassegna quelle relative ai servizi di traduzione.

Fino a non molto tempo fa, almeno in Italia, l’unità di misura più diffusa nel settore della traduzione era la cartella, le cui dimensioni però, variano sensibilmente. Gli standard di cartella più diffusi sono (sempre spazi inclusi) 1375, 1500, 1800 e 2000 battute. In Italia è più diffusa la cartella da 1500 battute, mentre ad esempio in Slovacchia si parla generalmente di normopagine di 1800 battute.

Come sottolinea Luca Lovisolo in Tredici passi verso il lavoro del traduttore (2013: 99) un’altra unità di misura utilizzata è la riga, che equivale a 55 o 56 battute (sempre spazi inclusi).

Negli ultimi anni, infine, probabilmente per ragioni di praticità, si è molto diffuso il conteggio a parola.

E’ inoltre interessante rilevare che, se in passato il conteggio a cartella, a riga o a parola veniva fatto sul testo di arrivo, oggi, è molto più comune farlo sul testo di partenza. In questo modo è possibile fornire al cliente un preventivo preciso del servizio di traduzione che si andrà a eseguire.

Un  conteggio diverso è infine riservato al servizio di sottotitolazione, che normalmente viene quantificato sottoforma di minuti di film (non minuti di lavoro impiegati per la traduzione dei sottotitoli!).

Interpretazione e unità di misura

Stilare un preventivo per un servizio di traduzione o interpretazione non è una scienza esatta. Senza toccare la questione spinosa delle tariffe, che meriterebbe un capitolo a parte, bisogna innanzitutto imparare a districarsi nel dedalo delle unità di misura.

In questo post tratterò delle unità di misura impiegate nei servizi di interpretazione mentre nel prossimo post analizzerò quelle usate nella traduzione.

Quando si parla di interpretazione, normalmente si parla di giornate di lavoro (costituite da 7 ore di lavoro). Dovrebbe andare da sé, ma per sicurezza è meglio dirlo comunque, che quando l’incarico riguarda l’interpretazione simultanea, 7 è il numero delle ore globali cui il team di interpreti lavora avvicendandosi al microfono (un interprete non può lavorare  in simultanea 7 ore da solo!).

Alcune agenzie, tuttavia, richiedono preventivi per mezze giornate o addirittura tariffe orarie. Ad onor del vero, questa pratica è quantomeno discutibile, poiché quando si fornisce un servizio di interpretazione, il lavoro che si rende non è quantificabile solamente con la durata del servizio di interpretazione in quanto tale: si dovrebbe anche tenere in considerazione il tempo impiegato per lo studio dell’argomento trattato, che indipendentemente dalla durata dell’evento, non cambia.

Tale tempo di preparazione ha una durata variabile a seconda della tematica e dell’esperienza del professionista. A titolo esemplificativo, per preparare un convegno medico, un interprete senza esperienza significativa in quel determinato settore potrebbe aver bisogno di molti giorni, se non addirittura di qualche settimana.

Negli ultimi anni, con il diffondersi dei servizi di interpretazione telefonica si è anche iniziato a parlare di tariffa di interpretazione al minuto.

Per completare la rassegna, infine, non può mancare la vacazione, l’unità di misura dei servizi di interpretazione e traduzione resi al tribunale. Una vacazione è pari a due ore di lavoro (che sia interpretazione o traduzione): ad esempio, un incarico durato 6 ore equivale a tre vacazioni.

E’ colpa della traduzione?

Sembrerebbe che uno dei vantaggi di lavorare con traduttori e interpreti è che nel caso in cui qualcosa vada male, si può sempre dire (a volte a ragione, ma altre a torto) che c’è stato un malinteso dovuto a una traduzione sbagliata. L’ultimo episodio che mette in scena questa commedia ormai arcinota risale a ieri.

Il giornalista di Libération ed autore del blog Les coulisses de Bruxelles Jean Quatremer ha realizzato un’intervista con il Ministro delle Finanze greco Yannis Stournaras, che ha parlato della necessità di contrastare l’elusione fiscale evocando, tra le altre cose, l’ipotesi di parificare l’aliquota IVA delle isole a quella della penisola (l’IVA delle isole è inferiore).

Les coulisses de Bxl_trad

Trattandosi di un argomento tabù in Grecia, l’intervista ha sollevato un vespaio di polemiche e, successivamente, una secca smentita da parte del Primo Ministro greco Antonis Samaras, secondo cui le dichiarazioni del Ministro sono state male interpretate a causa del passaggio dalla lingua greca alla lingua francese.

A sua difesa Jean Quatremer dichiara che per precauzione aveva inviato la trascrizione dell’intervista alla segreteria del Ministro prima di pubblicarla, non ricevendo in cambio nessuna richiesta di correzione. L’interpretazione della vicenda offerta dal giornalista è che non c’è stato nessun problema di traduzione: il Ministro avrebbe colto la palla al balzo per tentare di aprire un dibattito su un tema spinoso e, una volta resosi conto della reazione ferocemente avversa della popolazione, abbia tentato di rimangiarsi quello che ha detto usando la traduzione come capro espiatorio.