Sbocchi alternativi con una formazione da interprete

Quando frequentavo il corso di Laurea Magistrale in Interpretazione di Conferenza a Forlì la classe al completo (tra tutte le lingue) era composta da circa 30 studenti. A quasi 10 anni dalla laurea (o mamma mia, meglio se non ci penso…), a spanne direi che ad aver intrapreso la strada dell’interpretazione saremo una decina, quindi in percentuale circa il 30%. Ovviamente è un campione minuscolo e il rigore scientifico di questa statistica lascia molto a desiderare, ma “a sensazione” non credo che sia un dato molto lontano dalla realtà.

Dicevo quindi il 30%, una percentuale non molto alta: perché investire tempo, soldi ed energie in un percorso così impegnativo per poi non sfruttare le competenze acquisite? Bé, per tanti motivi: a volte per scelte personali, in altri casi pesano le mille variabili del mercato dell’interpretazione. Ma c’è una buona notizia: anche se si decide o si è costretti a cambiare strada, la formazione da interprete può essere riciclata, con i dovuti aggiustamenti, in molti modi diversi, dando accesso a sbocchi professionali alternativi.

Il traduttore

Potrebbe sembrare un salto breve, ma nella pratica ci sono differenze molto significative tra il lavoro dell’interprete e quello del traduttore, sia dal punto di vista dello stile di vita che nella pratica vera e propria. L’interprete viaggia spesso, mentre il traduttore lavora da casa. L’interprete lavora “in diretta” su discorsi orali e non può permettersi di ponderare per 10 minuti la miglior traduzione di una parola in quel determinato contesto, mentre il traduttore lavora su testi scritti e ha più tempo per dare sfogo al suo perfezionismo (pur non essendo immune dallo stress da consegna). Se le competenze linguistiche di partenza necessarie per esercitare le due professioni sono simili, cambiano radicalmente quelle tecniche e un interprete di formazione che vuole lavorare come traduttore a tempo pieno deve colmare alcune lacune, prima fra tutti deve essere in grado di padroneggiare i programmi di traduzione assistita (i cosiddetti CAT tools).

L’insegnante

Nell’ambito dell’insegnamento c’è una vasta gamma di opzioni possibili per chi ha una formazione da interprete: corsi di lingua per bambini, per adulti, in scuole statali, private, all’università, in aziende, ripetizioni private, corsi di interpretazione all’università o in enti privati, corsi di public speaking in presenza, online, webinar… insomma chi più ne ha più ne metta. Ovviamente fare formazione non è un percorso da sottovalutare perché avere delle conoscenze non vuol dire essere in grado di trasmetterle, ma chi sente la propensione per l’insegnamento ha molte possibilità da esplorare.

Il project manager

Molti neolaureati iniziano il loro percorso lavorativo in un’agenzia di traduzione. Pur non avendo mai fatto questa esperienza, credo sia utilissimo passare un po’ di tempo “dall’altra parte della barricata” per imparare a gestire le relazioni con i clienti, per comprendere la logica delle tariffe e per capire quello che le agenzie si aspettano dagli interpreti: tutte informazioni preziosissime se in seguito si decide di fare il salto nella libera professione.

Il commerciale estero

Anche questa un’opzione molto gettonata perché coniuga parte degli aspetti dinamici del lavoro da interprete (le trattative d’affari, i viaggi, l’utilizzo quotidiano delle lingue straniere), con la sicurezza di un contratto e di uno stipendio fisso.

Lavori in ambito turistico

E’ risaputo che chi lavora in ambito turistico non può fare a meno di conoscere le lingue straniere. In questo caso le opzioni sono le più disparate e variano da profili più “dietro le quinte” (dipendente di agenzia di viaggi, receptionist di hotel) a lavori più “nomadici” per chi proprio non riesce a staccarsi dalla valigia (staff di crociere, animatore turistico, scrittore di guide turistiche).

Osservatore elettorale

Questo è un caso reale di un’amica e collega con la formazione da interprete che di tanto in tanto parte per lunghe missioni in luoghi del mondo fuori dai sentieri battuti in occasione delle elezioni come osservatore elettorale dell’Unione Europea. Per questo profilo le competenze linguistiche sono fondamentali perché gli osservatori elettorali vanno nei Paesi di cui parlano la lingua, ma oltre a queste c’è bisogno di una preparazione specifica e approfondita.

Alcuni di questi profili sono conciliabili con il lavoro di interprete: molti colleghi interpreti fanno anche traduzioni (me compresa) e/o insegnano e l’amica osservatrice elettorale che ho citato prima lavora anche come interprete. Mentre a volte si rivelano deviazioni temporanee che sbucano sulla strada dell’interpretazione, arricchendo il nostro bagaglio di conoscenze. E voi conoscete altri sbocchi lavorativi per chi ha la formazione da interprete?

Vita da freelance: come gestire i momenti di magra

Diciamocelo: per alcuni versi lavorare come freelance è fantastico. Non ci sono superiori antipatici da sopportare, non bisogna fare la lotta coi colleghi per prendere le ferie, compatibilmente con le scadenze si ha la libertà di organizzare il proprio lavoro e, se non si ha nulla da fare, ci si può tranquillamente concedere il lusso di andare a fare un bagno in piscina anche alle 3 del pomeriggio. Ovviamente non è tutto oro quel che luccica perché c’è uno scotto da pagare per questa libertà: un freelance non ha uno stipendio fisso, non ha le ferie e il congedo di malattia pagati e soprattutto non ha un flusso di lavoro prevedibile e tanto meno costante.

Nella mia esperienza, quest’ultima peculiarità è la più difficile da gestire. Soprattutto nei primi anni, un freelance passa da momenti di estasi, in corrispondenza di incarichi consistenti e soddisfacenti, a momenti di magra, in cui sembra che nessuno abbia più bisogno di noi e in cui, nelle fasi più acute, finiamo per rimpiangere il nostro caro vecchio lavoro da dipendente. E’ proprio in questi momenti che è fondamentale mantenere alto lo spirito e ricordarsi che i momenti di magra capitano a tutti e che non c’è motivo di disperarsi.

Al contrario, bisogna ricordare che i momenti morti possono essere preziosi perché ci offrono l’opportunità di dedicarci ad attività non sono piacevoli, ma anche utili, che però normalmente non abbiamo il tempo di fare. Sono proprio questi i momenti in cui possiamo gettare i semi che in futuro ci permetteranno di crescere professionalmente. Parlo di tutte quelle attività che arricchiscono il nostro bagaglio professionale di nuove competenze o che semplicemente ci rendono persone e, di conseguenza, anche professionisti migliori.

Ecco qualche esempio valido per il campo che conosco meglio, la traduzione:

AttivitàPotenziali benefici professionali
Ricerca di nuovi clientiAumento del flusso di lavoro
Aggiornamento sito / CV / profili sui social network professionaliUna maggiore visibilità aumenta le possibilità di trovare nuovi clienti
Fare rete e confrontarsi coi colleghi (online o di persona)Miglioramento delle competenze professionali e aumento del flusso di lavoro
Aggiornamento professionale (lettura articoli / ascolto contenuti nelle nostre lingue di lavoro)Miglioramento delle competenze professionali
Approfondimento di un campo totalmente diverso dal nostro (potremmo fare un corso di medicina / pittura / cinema… qualsiasi cosa solletichi il nostro interesse)Preparazione a un eventuale incarico su quel tema
SportMantenimento di un buono stato di salute psicofisico
Relax e ricarica delle batterie in vista della prossima ondata di lavoroMantenimento di un buono stato salute mentale

E voi, freelance e non, avete altri suggerimenti per tenere lontano lo sconforto e mettere a frutto i momenti di magra?

 

Slovacchia: differenza tra univerzita e vysoká škola

In Slovacchia esistono due tipi di istituti universitari: l’univerzita e la vysoká škola (letteralmente “scuola alta”). Se comunque nella pratica, dal punto di vista di uno studente, non c’è nessuna differenza evidente tra le due istituzioni, dal punto di vista amministrativo c’è una differenza importante: il titolo di univerzita può essere concesso solo previo accreditamento presso il Ministero dell’Istruzione (akreditácia).

Si tratta di un procedimento lungo e complesso che viene fatto periodicamente e che prende in considerazione vari parametri, tra cui le pubblicazioni scientifiche e i programmi di studio.

L’ultimo accreditamento, relativo al periodo 2008-2013 si è concluso proprio poche settimane fa e i risultati sono stati al centro di molte polemiche poiché su 22 istituti universitari esaminati, 5 potrebbero perdere il titolo di univerzita se entro un anno non rimedieranno alle carenze segnalate nella valutazione del Ministero.