Il decalogo del perfetto oratore

Ai tempi dell’antica Roma una parte importante dell’istruzione formale era dedicata allo studio della retorica e dell’arte oratoria. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti, l’era di Cicerone è passata da un pezzo… e si vede. Partecipando a conferenze o ascoltando dibattiti politici, tutti noi abbiamo avuto certamente l’occasione di notare la differenza tra i buoni e i cattivi oratori. Se per uno spettatore, il metro di giudizio più semplice da utilizzare per valutare la qualità di un oratore è la sua capacità di tenere viva l’attenzione del pubblico, dal punto di vista dell’interprete entrano in gioco altre variabili.

In questo post vorrei elencare alcune linee guida che dovrebbero essere seguite dagli oratori laddove è prevista l’interpretazione simultanea. Ho tratto spunto dalle Guidelines for speakers di AIIC a cui ho aggiunto qualche altro punto sulla base della mia esperienza.

  1. Al momento di prendere la parola, è bene controllare che il microfono sia acceso, possibilmente evitando di fare la prova battendo le dita sul microfono, perché questo suono, apparentemente inoffensivo, nelle cuffie degli interpreti viene amplificato, diventando molto fastidioso.

  2. L’oratore dovrebbe tenere il microfono alla giusta distanza, né troppo vicino, né troppo lontano, per evitare che fischi (con le conseguenze di cui sopra).

  3. Se l’oratore vuole pronunciare il discorso stando in piedi o spostandosi nella sala è bene che si assicuri di avere un microfono ad archetto o di tipo equivalente perché se non parla al microfono, per quanto quanto possa sforzarsi di parlare a voce alta, quello che dice non potrà essere tradotto.

  4. Se non comprende la lingua degli spettatori, è bene che l’oratore si doti preventivamente di un ricevitore per ascoltare la traduzione nella sessione dedicata alle domande.

  5. Un buon oratore dovrebbe esprimersi parlando a una velocità non eccessiva per permettere agli interpreti di tradurre in maniera accurata ciò che sta dicendo (questo vale anche quando il moderatore dice che sta per terminare il suo tempo a disposizione!). Al contrario, purtroppo parte del suo contenuto andrà perso.

  6. Nella misura del possibile un buon oratore dovrebbe esporre un discorso il più possibile coeso, con connettori logici e periodi che si aprono e poi si chiudono. Ahimé soprattutto i relatori italiani tendono a inanellare una serie infinita di subordinate, rendendo il compito degli interpreti più impegnativo.

  7. In caso di convegni su tematiche tecniche o particolarmente complesse, può essere molto d’aiuto organizzare un piccolo briefing per gli interpreti per dare loro informazioni o rispondere alle eventuali domande.

  8. Leggere un testo scritto durante un intervento non è l’ideale perché i testi scritti non hanno le stesse caratteristiche di quelli orali e risultano quindi più difficili da tradurre oltre che meno efficaci per chi ascolta. Se è proprio indispensabile, è fondamentale trasmetterne una copia agli interpreti (meglio con qualche giorno di anticipo, ma al limite anche appena prima dell’inizio dell’intervento) in modo tale che possano familiarizzare con la tematica e la terminologia. Questo non vuol dire che l’oratore non sarà più libero di modificare il discorso in corso d’opera facendo digressioni o aggiunte. Ovviamente l’interprete è tenuto alla riservatezza quindi nessun documento trasmesso verrà divulgato.

  9. Anche se non ha preparato un testo scritto da leggere, è bene che l’oratore dia agli interpreti ogni altro materiale di preparazione (presentazione power point, appunti, relazioni, abstract, ecc…) in modo tale che abbiano una traccia su cui prepararsi, oltre che per seguire meglio la presentazione durante il convegno visto che non sempre dalla cabina è possibile vedere le slide proiettate. Questo diventa fondamentale per gli interventi che presentano dati o cifre (bilanci, statistiche, ecc.)

  10. Se il discorso dell’oratore contiene barzellette, riferimenti culturali particolari, citazioni o altri elementi simili, è molto utile avvertire gli interpreti in modo che non vengano colti alla sprovvista e riescano e rendere al meglio elementi potenzialmente ostici.

Questi suggerimenti non devono essere considerati facilitazioni concesse agli interpreti per mera generosità, ma consigli che ogni relatore dovrebbe seguire per far sì che il contenuto del suo discorso sia reso in un’altra lingua nel miglior modo possibile, quindi in definitiva, per i suoi stessi interessi.

Che cos’è legittimo aspettarsi da un interprete? (…e cosa non lo è?)

Chi non ha mai usufruito dei servizi  di un interprete ha spesso idee abbastanza confuse sul ruolo che svolge e su cosa è legittimo aspettarsi da lui/lei. Come è stato più volte sottolineato in questo blog, la professione dell’interprete, così come quella del traduttore, in Italia non è regolamentata, né è legata a un albo professionale, quindi la questione della deontologia professionale ricade principalmente sui singoli professionisti e, per chi ne fa parte, sulle associazioni professionali.

Per chi volesse approfondire la posizione delle associazioni professionali, ecco i link ai codici deontologici delle maggiori associazioni di interpreti attive in Italia.

Vista la mancanza di norme precise, una domanda potrebbe sorgere spontanea: per un cliente che cosa è legittimo aspettarsi da un interprete? Ecco quelli che, a mio avviso, sono i 3 aspetti più importanti.

Discrezione

La prima preoccupazione di molti clienti. Ho perso il conto delle volte in cui un cliente si è rifiutato di inviarmi le presentazioni powerpoint prima di una conferenza perché “il materiale è riservato”. Peccato che spesso avere questo materiale in anticipo incide moltissimo sulla qualità del servizio, quindi metterlo a disposizione dell’interprete in realtà dovrebbe essere un interesse prima di tutto del cliente. Purtroppo non è sempre facile spiegare a un cliente che è fondamentale che un’interprete si prepari adeguatamente prima di una conferenza, ma soprattutto non è facile spiegargli che può contare sulla nostra riservatezza perché siamo dei professionisti. Con clienti molto restii a trasmettere in anticipo dati che reputo importanti per assicurare una buona qualità del servizio, personalmente propongo di sottoscrivere un accordo di riservatezza, anche se nella maggior parte dei casi il fatto stesso di ricevere questa proposta rassicura il cliente, che a quel punto decide di inviare la presentazione.

Preparazione

Un elemento già illustrato nel punto precedente. In sintesi: per un cliente è legittimo aspettarsi un servizio di qualità; per fornire un servizio di qualità, l’interprete deve prepararsi, ma per prepararsi ha bisogno di ricevere dal cliente tutte le informazioni e le risorse necessarie.

Puntualità

L’interprete è reclutato per aiutare i partecipanti di un determinato evento a comunicare e per farlo deve innanzitutto essere presente. Per me essere puntuale vuol dire arrivare sul posto almeno 30 minuti prima dell’inizio della conferenza per fare le prove tecniche e scambiare qualche parola con il cliente / gli organizzatori e gli oratori per controllare che sia tutto a posto.

Cambiando punto di vista, invece, per un cliente che cosa NON è legittimo aspettarsi da un interprete? Per equità, mi limito anche in questo caso ai 3 punti per me più importanti.

Lavoro in solitaria / senza pause / ore extra

Affinché un interprete fornisca un servizio di qualità, è necessario che operi in condizioni adeguate. Se un cliente si aspetta che l’interprete accetti di lavorare in simultanea da solo, senza pause, durante la pausa pranzo o se dà per scontato che acconsenta a lavorare un’ora in più rispetto a quanto stabilito, oltre a fare un torto al professionista che ha davanti, crea un problema soprattutto a sé stesso, perché fa sì che l’interprete non sia nella posizione di garantire un buon servizio.

Attrezzatura scadente

Può sembrare banale, ma l’attrezzatura può fare un’enorme differenza. Lavorare per 7 ore con il fischio in cuffia metterebbe a dura prova anche un maestro di yoga e reputo è scorretto pretendere che l’interprete accetti di lavorare in condizioni che non gli permettono di fare un buon lavoro solo per risparmiare due lire sull’installazione dell’attrezzatura.

Disponibilità sempre e comunque

E’ molto gratificante riuscire a stabilire una collaborazione duratura tra cliente e interprete perché porta benefici a entrambe le parti, ma non bisogna mai dimenticare che l’interprete è un libero professionista e non un dipendente. Di conseguenza, non è tenuto a rispondere al telefono alle 1o di sera o la domenica e ha il diritto di rifiutare incarichi offerti dal cliente se è già impegnato o per altre ragioni personali.

Altri suggerimenti, sia da una parte che dall’altra?

 

5 stereotipi sugli interpreti

Il mondo degli interpreti è molto piccolo e paradossalmente, anche se la nostra professione ci porta tutti i giorni in mezzo alla gente, chi è fuori dal nostro settore a volte si fa idee scorrette su di noi. Negli anni mi sono imbattuta in alcune di queste idee, che a furia di essere ripetute, in alcuni casi sono diventate stereotipi. Eccone alcuni.

1. Qualsiasi bilingue può fare l’interprete

Per fare l’interprete conoscere almeno due lingue è sicuramente una condizione fondamentale, ma non sufficiente. Occorre anche avere molte altre conoscenze e competenze. Una fra tutti: bisogna studiare e padroneggiare le tecniche di interpretazione simultanea, consecutiva e di trattativa. Un bilingue parte sicuramente avvantaggiato sul fronte della competenza linguistica, ma in tutti gli altri aspetti deve faticare come tutti gli altri. Aggiungo anche che i bilingui possono persino essere svantaggiati, perché per loro la tentazione di trasportare direttamente e scorrettamente la struttura di una lingua in un’altra è più forte rispetto ai non bilingui.

2. Gli interpreti sono primedonne

Non ci nascondiamo dietro un dito: alcuni interpreti possono effettivamente sembrare un po’ primedonne. Nel nostro lavoro non è insolito incontrare scrittori, attori, politici e gente “importante” e capita di lavorare su palcoscenici di teatri prestigiosi, alla radio o in televisione. In queste situazioni può accadere che l’adrenalina ci faccia dimenticare per qualche istante che siamo lì solo per riportare il messaggio di qualcun altro e che le luci della ribalta non illuminano noi, ma la persona che accompagnamo, ma è molto importante tornare subito con i piedi per terra. Personalmente posso dire che i colleghi che stimo di più e che reputo più capaci sono invece persone molto discrete e tutt’altro che primedonne.

3. Gli interpreti si lamentano sempre

Interpretare è un’attività molto impegnativa dal punto di vista cognitivo e per svolgerla al meglio è fondamentale lavorare in condizioni adeguate. Ad esempio, se gli oratori parlano/leggono troppo velocemente o troppo lontano dal microfono, se in cuffia si sentono strani fruscii o se non si riesce a vedere l’oratore si fa molta più fatica a lavorare bene. In queste situazioni credo che non ci sia niente di male se un interprete chiede educatamente se è possibile eliminare o quantomeno ridurre questi fattori di disturbo proprio negli interessi del cliente: lo fa per offrire un servizio migliore possibile e non per il piacere di lamentarsi.

4. Gli interpreti sono degli squali

Anche in questo caso purtroppo c’è un fondo di verità. Come dicevo prima, il nostro mondo è molto piccolo e alcuni interpreti non si fanno molti problemi a fare le scarpe a colleghi per accaparrarsi un cliente. La buona notizia però è che, essendo appunto un mondo molto piccolo, prima o poi viene tutto a galla, quindi è bene non perdere di vista l’etica professionale e comportarsi in maniera corretta con tutti, clienti e colleghi, altrimenti il mercato non esiterà a tagliarci fuori. In sostanza: alcuni squali ci sono, ma hanno vita breve.

5. Gli interpreti costano troppo

In questo caso è fin troppo facile fornire argomentazioni per scardinare questo stereotipo. In Italia gli interpreti non hanno né un albo professionale, né una cassa e pagano i contributi alla cosiddetta gestione separata, come altre categorie professionali. Senza entrare troppo nei dettagli fiscali, semplifico dicendo che quasi la metà del compenso totale corrisposto dal cliente o dall’agenzia si volatilizza sottoforma di contributi INPS, ritenuta d’acconto e IVA (ad eccezione di alcuni regimi fiscali particolari). Inoltre, c’è da considerare che un interprete libero professionista lavora su base giornaliera e il numero delle giornate varia molto. Tipicamente all’inizio del percorso professionale le giornate sono molto poche e in alcuni periodi dell’anno non ci sono convegni (ad esempio agosto è quasi sempre vuoto). Ultimo punto da tenere in considerazione: la tariffa copre idealmente non solo la giornata di lavoro in sé, ma anche il tempo necessario alla preparazione.

 

 

Attenzione: video in cabina!

Nel post di oggi vorrei affrontare una questione pratica con cui mi è capitato di confrontarmi più volte nelle ultime settimane: come deve comportarsi l’interprete se durante una conferenza che sta traducendo in simultanea viene proiettato un video? Deve tradurne i contenuti o no?

Come gran parte delle domande più importanti della vita, la risposta più corretta secondo me è: dipende. Gli scenari possibili sono molti.

Partiamo dalla peggiore delle ipotesi. Nel bel mezzo di un intervento viene lanciato un video senza che nessuno ci abbia avvertito in anticipo. Se siamo particolarmente sfortunati, magari in cabina non c’è neanche un monitor da cui vedere il video e, se gli astri hanno deciso che quel giorno ci deve andare proprio tutto male, l’audio del filmato non ci arriva direttamente in cuffia e riusciamo a sentire solo una parola su tre.

In queste condizioni è evidente che è assolutamente impossibile fornire una traduzione, quindi è bene non farlo, avvertendo il pubblico del problema.

Passiamo invece all’estremo opposto: diciamo che è la nostra giornata fortunata e l’organizzatore non solo ci ha avvertito che sarà proiettato un video, ma ce l’ha anche mandato in anticipo! Se vogliamo proprio esagerare, possiamo persino spingerci anche a immaginare che il video abbia anche i sottotitoli (lusso!). In questo caso, siamo nelle condizioni di poter effettivamente offrire un servizio e credo sia sensato tradurre il video.

In mezzo a questi due estremi, ovviamente c’è un’ampia zona grigia nella quale l’interprete è chiamato a districarsi per prendere una decisione in pochi secondi: è più importante cercare di trasmettere le informazioni del video al pubblico oppure tutelarsi, evitando di fare un possibile salto nel buio?

La buona notizia è che esiste una terza via. L’interprete può avvertire il pubblico del fatto che non è nelle condizioni di assicurare una traduzione perfetta, ma che può comunque tentare di riassumere i contenuti generali del video. In questo modo il pubblico riceve informazioni, seppur per sommi capi, e l’interprete può tutelarsi.

Vi è mai capitata una situazione di questo tipo? Come l’avete gestita o la gestireste?

“Being a successful interpreter” di Jonathan Downie

Due interpreti si incontrano e vanno a prendere un caffè al bar. Secondo voi di che cosa parleranno? Non ci metto la mano sul fuoco, ma sono quasi sicura che dedicheranno almeno mezz’ora a lamentarsi di quanto il mercato stia diventando difficile, di quanto sia complicato mantenere tariffe dignitose, di come le cose vadano sempre peggio, eccetera, eccetera, eccetera.

E’ vero: il mercato sta cambiando, ma rimanere immobili e investire le energie nelle lamentele di sicuro non porta a niente di positivo. Quello che serve, forse, è cambiare punto di vista e rimettersi in discussione.

Qui entra in gioco Jonathan Downie e il suo nuovo libro Being a successful interpreter. Già il sottotitolo Adding value and delivering excellence la dice lunga sul tono che percorre il libro, tutto improntato sul tema del valore che come interpreti offriamo ai nostri clienti e su come affrontare le sfide a cui ci sottopone il mercato in maniera costruttiva.

Il libro ha un taglio molto pratico, pur rimandando spesso alla ricerca scientifica, e affronta dieci tematiche che vanno dalla presunta neutralità dell’interprete, alla ricerca attiva di clienti, passando per tematiche poco frequentate come la salute psico-fisica e il lato umoristico del nostro lavoro. Ogni capitolo offre suggerimenti su azioni da intraprendere sia singolarmente che in gruppo e si chiude con un’intervista con un esperto della materia.

A me è piaciuto in particolare il capitolo sulla crescita professionale, ma consiglio caldamente di leggere tutto il libro. Colgo l’occasione per segnalare anche il podcast Troublesome Terps in cui Jonathan DownieAlexander Gansmeier e Alexander Drechsel discutono di temi attinenti all’interpretazione.

Il kit dell’interprete previdente – 2

Nel precedente post ho fatto una panoramica degli strumenti generici che compongono il kit dell’interprete previdente, utili in qualsiasi contesto e con qualsiasi tecnica di interpretazione. Oggi, come promesso, mi soffermerò sugli strumenti specifici per l’interpretazione simultanea, croce e delizia di ogni interprete.

Il kit di simultanea

Cuffie – partiamo dai fondamentali: a volte le cuffie che troviamo in cabina non sono di buona qualità, o può capitare che si rompano, ma il problema sarà risolto in men che non si dica se abbiamo portato le nostre.

Connessione a internet – quando si lavora in cabina è di grandissimo aiuto avere una connessione internet a disposizione con cui fare ricerche terminologiche o controllare la posta elettronica per scaricare la presentazione del primo relatore della giornata inviata la sera prima alle 2 di notte (strano che non l’abbiamo vista prima!). In moltissime sale convegni c’è il wifi, ma se non c’è o non è accessibile poter usare la nostra connessione potrebbe evitarci qualche grattacapo.

Chiavetta USB – per “estorcere” le presentazioni dell’ultimo minuto. Alcuni relatori purtroppo non inviano in anticipo agli interpreti le loro presentazioni: alcune volte perché le finiscono la sera prima, a volte perché contengono delle informazioni riservate che temono verrebbero divulgate e altre volte ancora perché semplicemente non sanno quanto sarebbe utile per noi averle con un po’ di anticipo. Fatto sta che quando ci si trova faccia a faccia con il relatore e gli si chiede se può gentilmente darci la sua presentazione perché questo ci permetterebbe di fare un lavoro migliore (anche con un semplice sguardo fugace 10 minuti prima dell’inizio della conferenza), difficilmente il relatore dirà di no. Se dice di sì è bene avere già pronta la nostra chiavetta USB per velocizzare l’operazione di trasferimento dei file.

Evidenziatore – se il relatore decide di darci la sua presentazione pochi minuti  prima della conferenza in versione cartacea non avremo il tempo di leggerla tutta, ma comunque possiamo farne buon uso se la usiamo per fare una scansione veloce dei contenuti e se isoliamo, grazie ad un evidenziatore, le informazioni che potrebbero esserci più utili (nomi propri, cifre, riferimenti normatici, ecc.)

Post-it – per tenere fisicamente davanti ai nostri occhi dei termini particolarmente importanti/ricorrenti che temiamo di dimenticare.

Nastro adesivo – per attaccare il programma dei lavori o il glossario sul vetro della cabina in modo tale da non doverlo sempre cercare tra il mucchio di fogli che si accumula sul piano di appoggio della cabina.

Orologio – per avere una buona qualità di interpretazione è buona norma che i due interpreti che compongono il team di simultanea si diano il cambio al microfono regolarmente (solitamente ogni 20-30 minuti). Poiché quando si traduce è facile perdere la cognizione del tempo, è utile avere un orologio e segnare l’orario di inizio del turno di parola del collega per poi segnalargli quando è il momento di fare cambio.

Ammetto che per portare tutto ci vorrà una borsa un po’ più grande, ma almeno così riusciremo a gestire un po’ meglio i possibili imprevisti. Voi avete altro da aggiungere?

 

Il kit dell’interprete previdente – 1

Essere preparati per ogni evenienza perché l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: ecco la regola numero 1 per essere un bravo interprete. Provate a parlare con qualsiasi interprete: sfido chiunque a trovarne uno che non abbia da raccontare aneddoti tragicomici su situazioni lavorative che hanno preso pieghe inaspettate. Purtroppo, come dice la parola stessa, l’imprevisto è imprevedibile, quindi la nostra unica arma di difesa è arrivare preparati ad ogni incarico per limitare i danni per quanto possibile.

Per preparazione intendo soprattutto un’approfondita ricerca linguistico-terminologia ed uno stato mentale adeguato, ma non è tutto. Come molti professionisti, anche gli interpreti hanno i loro ferri del mestiere. In questo post, che sarà suddiviso in due parti per evitare di essere eccessivamente lungo, vorrei parlare degli strumenti che non devono mai mancare nel kit dell’interprete previdente e farò una distinzione tra quelli generici, utili per qualsiasi situazione lavorativa, e quelli specifici per l’interpretazione simultanea.

Il kit generico

Laptop – per consultare i documenti e il glossario che avremo preparato per l’evento che siamo chiamati a interpretare e fare ricerche terminologiche. Mi raccomando: mai commettere l’errore fatale di dimenticare il cavo di alimentazione!

Stampe – anche se abbiamo tutto sul laptop, nel caso in cui la tecnologia decida di piantarci in asso sul più bello, è bene avere una stampa almeno delle cose vitali: programma della giornata (se esiste) e glossario, ma soprattutto indirizzo in cui si terrà l’evento in cui siamo chiamati a lavorare e numero di telefono dei referenti da contattare in caso di emergenza.

Carta e penne in abbondanza – sarò esagerata, ma io senza il mio blocco di consecutiva non vado da nessuna parte! Oltre che durante una consecutiva ovviamente, potrebbe essere fondamentale avere la possibilità di prendere appunti anche durante una trattativa (tipicamente, per scrivere i numeri ed essere assolutamente sicuri che siano chiari per tutti) e una simultanea (per suggerire un termine al(la) collega o per prendere appunti durante un briefing dell’ultimo minuto).

Acqua e spuntino – non possiamo dare per scontato che dappertutto verremo accolti con un banchetto luculliano. Per evitare di non riuscire più a parlare tanto abbiamo la gola secca o che il brontolare del nostro stomaco faccia da sottofondo musicale, è bene essere previdenti.

Biglietti da visita – la probabilità che dei potenziali clienti partecipino all’incontro in cui siamo stati reclutati è molto alta quindi è bene sfruttarla al meglio. Se durante la pausa caffè un collega o un delegato ci chiedono i nostri contatti perché in futuro potrebbero avere un progetto per noi è bene essere preparati. Sì, certo, si può sempre ricorrere all’antica tecnica del numero di telefono scritto sul fazzoletto (o sulla mano per i più nostalgici), ma è molto più rapido, efficace e professionale avere a portata qualche biglietto da visita.

Rimedi per il mal di testa – ascoltare e parlare per ore stanca e non è raro ritrovarsi con un bel mal di testa a metà giornata. Se questo succede, è bene avere una medicina o qualsiasi altro rimedio efficace perché è difficile arrivare a fine giornata mantenendo la concentrazione necessaria per tradurre quando ci sembra che qualcuno ci stia martellando la testa.

Per oggi è tutto, ma nel prossimo post mi sofferemerò sugli strumenti che, insieme ai precedenti, costituiscono il kit per l’interpretazione simultanea.