Qualche consiglio per interpreti alle prime armi

5 anni (nella migliore delle ipotesi) di studio, passione, dedizione, sacrifici (economici e non), rinunce, critiche non sempre facili da digerire, resistenza (anche fisica) per ottenere il titolo di Interprete di Conferenza che però non equivale ad una garanzia di iniziare davvero una carriera nel campo. Un problema che quasi tutti i laureati in “Interpretazione di Conferenza” si trovano ad affrontare una volta terminati gli studi, soprattutto da qualche anno a questa parte, complici l’aumento dei laureati in interpretazione e la contrazione del mercato.

Per questo è fondamentale agire con intelligenza ed applicare strategie efficaci. A questo proposito, ho molto apprezzato i consigli dispensati da Fanny Chouc in 3 utilissimi post intitolati From gown to booth: turning your degree into a job pubblicati sul blog del Department of Languages and Intercultural Studies (LINCS) della Heriot-Watt University di Edimburgo. Buona lettura!

Perché c’è bisogno di interpreti in ospedale

Avvertimento: questo non è un video allegro, ma fa capire quanto può essere insostituibile la presenza di un mediatore in alcune situazioni, come ad esempio in ospedale. Purtroppo è successo e continua a succedere che in alcuni ambiti la presenza di interpreti professionisti venga considerata accessoria, ma alcuni casi sono più gravi di altri.

Ne sono una dimostrazioni le precarie condizioni contrattuali degli interpreti in servizio in ospedale, a dispetto del prezioso contributo, come anche quelle degli interpreti di tribunale, pagati in misere e tardive vacazioni. Quando riusciremo a cambiare le cose?

 

Benvenuti!

Cari lettori,

nasce oggi il mio blog. Non sarà solo uno spazio per farmi conoscere come interprete e traduttrice, ma anche un’occasione per entrare o rimanere in contatto con colleghi o semplicemente persone appassionate come me di lingue e culture italiane e straniere. I commenti sono i benvenuti 🙂

Buona lettura!