Analogie e differenze fra slovacchi e italiani

Slovacchi e italiani, soprattutto quelli meridionali, per molti versi si assomigliano. In entrambe le culture la famiglia e la religione cattolica rivestono un ruolo fondamentale, i figli vanno a vivere fuori abbastanza tardi ed i momenti più importanti della vita delle persone vengono celebrati attorno ad una tavola riccamente imbandita.

Nonostante le molte analogie, nella vita quotidiana si possono constatare anche molte differenze. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccole cose, che fanno semplicemente sorridere. Altre volte, senza un po’ di flessibilità, possono trasformarsi in shock culturali.

In questo post elencherò 10 di queste differenze, scelte tra quelle più ricorrenti. Ovviamente si tratta solo della mia personale esperienza e  in nessun modo devono essere interpretate come una regola fissa o uno stereotipo. 

  1.  Tutti in ciabatte. La prima regola che ho imparato quando sono arrivata in Slovacchia è: togliti le scarpe quando entri in casa. Il motivo è molto semplice, e secondo me ha anche molto senso: evitare di sporcare tutta la casa, soprattutto in inverno quando c’è molta neve e le scarpe sono bagnate. Fin qui niente di sconvolgente. La sorpresa è arrivata nel momento in cui ho visto che anche negli uffici, nelle scuole e nei negozi la maggior parte delle persone cammina con disinvoltura in ciabatte, cosa che in Italia sarebbe vista come qualcosa di insolito.
  2. Il secchio e lo straccio per lavare il pavimento nei bus. All’inizio i miei colleghi ed io avevamo varie teorie al riguardo (una ad esempio era che il secchio serviva nel caso in cui qualcuno dei passeggeri avesse lo stomaco delicato 🙂 ), ma alla fine abbiamo scoperto che la risposta è legata al punto precedente. In inverno c’è molta neve ed gli autobus si sporcano velocemente quando la gente sale con le scarpe bagnate, quindi il secchio e lo straccio servono semplicemente per pulire.
  3. Anche con 1 metro di neve le ragazze portano tacchi alti e la gente fa footing. Chapeau, perché col ghiaccio io ho problemi anche solo a camminare, però immagino che nel dna degli slovacchi ci sia una specie di sostanza antigelo che impedisce loro di cadere.
  4. Il riso viene servito a palline, come il gelato. In effetti in risposta a questa abitudine non si può fare altro che dire “perché no?”.
  5. Quando ordini al ristorante scegli prima cosa vuoi bere. Nei ristoranti in Slovacchia mi è capitato spesso che il cameriere mi venga a chiedere cosa voglio ordinare appena 1 minuto dopo che mi sono seduta, quando sto ancora cercando di decifrare il menu per decidere cosa voglio mangiare. Questa efficenza può essere percepita dagli italiani in maniera negativa, ossia come un atteggiamento sbrigativo, mentre in realtà l’intenzione è nobile: vuole chiedere ai clienti cosa desiderano da bere, mentre chiederà cosa desiderano da mangiare nel momento in cui porterà le bevande.
  6. Per cominciare la zuppa. In Slovacchia ogni pasto comincia con la polievka, la zuppa. Ce ne sono molti tipi, tra cui di funghi, di cavolo acido, di verdure miste, di carne ed è sempre presente nei menu delle mense e dei ristoranti che per pranzo offrono normalmente la zuppa più un piatto principale a scelta fra varie opzioni ad un prezzo che va dai 2.50€ ai 5€.
  7. Dolci per pranzo. Personalmente questa è una delle cose che amo di più della Slovacchia: qui è abbastanza comune per pranzo mangiare un piatto principale dolce. Cosa si può chiedere di più?
  8. Non dimenticare i fazzoletti. Mentre venivo in Slovacchia in treno nel mio scompartimento ho visto una signora tirare fuori dalla borsa un rotolo di carta igienica ed andare nella direzione del bagno. Dopo poco ho capito perché: nei treni e negli edifici pubblici di solito i bagni sono sprovvisti di carta igienica, quindi meglio essere previdenti.
  9. La chiave del bagno. Qui le cose da dire sono due. La prima è che spesso negli uffici pubblici o nelle scuole i bagni sono sprovvisti di chiave. La seconda è che, almeno a Banská Bystrica, a volte i bar e i ristoranti hanno il bagno in un altro edificio, quindi per andarci bisogna chiedere la chiave al cameriere.
  10. Il fumo nei locali pubblici. A seconda dei punti di vista, questa differenza rispetto all’Italia può essere positiva o negativa. Va detto però che in questo momento viene discussa una legge per introdurre il divieto di fumo dei locali pubblici in cui si consuma cibo e nei centri commerciali. 

Le difficoltà della lingua slovacca per un italofono

Per imparare una lingua straniera bisogna intraprendere un percorso lungo e impegnativo, durante il quale occorre studiare, avere costanza e mettersi in gioco, perché, soprattutto all’inizio, molte saranno le situazioni in cui non ci si riesce ad esprimere come si vorrebbe o non si capisce quello che il nostro interlocutore vuole dirci.

Non esistono lingue facili o difficili in assoluto, però è innegabile che, per alcune persone, alcune lingue siano più difficili di altre. Ad esempio, ad un italiano, il francese o lo spagnolo risulteranno molto più semplici del cinese, così come ad uno svedese risulterà più semplice il norvegese del portoghese, questo perché la facilità o difficoltà di una lingua è direttamente proporzionale alla somiglianza con la propria lingua madre.

Data questa premessa, è facile dedurre quanto sia complicato per un italiano imparare lo slovacco. A mio parere le difficoltà più grandi sono: la pronuncia, la diversità dei vocaboli, la lunghezza delle parole, i casi, l’ordine degli elementi in una proposizione e la scarsità di materiale didattico disponibile. Vediamo ognuna di queste voci.

La pronuncia

Un italiano che studia lo slovacco avrà molta nostalgia delle vocali quando si imbatterà in parole come zmrzlina (gelato) o štvrtok (giovedì). Inoltre avrà difficoltà a capire la differenza a livello di pronuncia fra /h/ e /ch/:  la prima una semplice aspirazione e la seconda è più gutturale (simile alla /h/ dell’inglese nella parola here). Infine, dovrà abituarsi all’idea che in slovacco esistono vocali lunghe, che non hanno niente a che vedere con l‘accento (che in slovacco è sempre sulla prima sillaba). Ad esempio la parola dievčatá (ragazze) avrà l’accento sulla prima sillaba, ma l’ultima sarà lunga, quindi si pronuncerà /diéucataa/.

La diversità dei vocaboli

Essendo lo slovacco appartenente al ceppo delle lingue slave occidentali, di norma i suoi vocaboli non hanno niente in comune con quelli delle lingue neolatine. Per citare alcune parole a caso: capire si dice rozumieť, dormire spať, mangiare jesť, bere piť.

La lunghezza delle parole

Come mi ha detto un collega di università parlando del russo, ogni parola imparata in slovacco è una battaglia vinta. Uno dei motivi è che le parole sono in media abbastanza lunghe (non che l’italiano sia da meno) diversamente ad esempio dall’inglese. Per citarne alcune: rozmaznaný (viziato), dobrovoľnictvo (volontariato), cestoviny (pasta).

I casi

Fermo subito quelli che vogliono muovere l’obiezione che anche in latino ci sono le declinazioni  dicendo che il latino non si parla, e neanche si scrive, ma si traduce, quindi c’è tutto il tempo per capire quale caso viene utilizzato. Parlare una lingua usando i casi è ben altro! In slovacco ci sono 6 casi o declinazioni: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, locativo e strumentale (esiste anche il vocativo, ma è piuttosto raro). Moltiplichiamo i casi per il numero dei generi (maschile, femminile e neutro) e per le tipologie di sostantivi a seconda delle desinenze (4 per ogni genere). Infine raddoppiamo per includere anche le desinenze del plurale. Il risultato è 6 x 3 x 4 x 2 = 144 desinenze da memorizzare (scommetto che neanche Pico della Mirandola ce la farebbe!). Fin qui ho parlato solo dei sostantivi. Ovviamente bisogna declinare anche aggettivi qualificativi, aggettivi possessivi, pronomi personali e aggettivi numerali.

Oltre alla difficoltà di capire come si declinano le parole ce n’è anche un’altra: quella di capire in quali contesti si usa ciascun caso e con quali preposizioni. Alcune volte è abbastanza logico: ad esempio il complemento oggetto richiede l’accusativo. Esempio: ho un libro nuovo – mám novú knihu. Altre volte però non sembra molto logico, per esermpio per esprimere il moto a luogo si usa la preposizione do ­+ il genitivo. Esempio: vado a Bratislava – idem do Bratislavy.

L’ordine degli elementi nella proposizione

Dopo aver accumulato con fatica un piccolo bagaglio lessicale e dopo aver preso  con ancora più fatica dimestichezza con i casi, le difficoltà non sono finite. Parlando ad esempio dell’ordine delle parole, in slovacco, come in italiano, l’ordine non  è così rigido come in inglese. Tuttavia, all’inizio, un madrelingua italiano si troverà un po’ spiazzato dalla struttura di alcune proposizioni che presentano in prima posizione il complemento oggetto invece del soggetto. Cito il titolo di un articolo di giornale: Schengenskú hranicu prekračujú najčastejšie migranti zo Somálska. Tradotto letteralmente sarebbe: il confine di Schengen attraversano più spesso i migranti dalla Somalia.

La scarsità di materiale didattico disponibile

Imparare lingue largamente diffuse come l’inglese e il francese è oggi molto più semplice e divertente grazie alla grandissima varietà di materiale didattico disponibile: oltre a migliaia di libri di grammatica e conversazione per ogni livello, esistono  corsi gratuiti online, siti web, programmi radiofonici, giornali con le tracce audio degli articoli, glossari, dizionari online e chi più ne ha più ne metta. Per lo slovacco invece, visto il numero ridotto di persone interessate ad imparare una lingua parlata da solamente 5 milioni di persone, non c’è una grandissima varietà di materiale didattico disponibile. La selezione si restringe ancora di più per chi non parla l’inglese, visto che gran parte del materiale è in inglese, o comunque, non in italiano. Un’eccezione a questa tendenza è l’insostituibile manuale trilingue Slovenčina Slovak Slovacco di Dagmar Kročanová-Roberts e Barbora Resutíková-Toppi (Bononia University Press, 2010).

Oltre a questo c’è anche da aggiungere che nel caso dello slovacco, non sempre è possibile usare uno dei miei metodi preferiti per imparare una lingua straniera, ossia guardando film con l’audio in una lingua che conosco ed i sottotitoli in slovacco, perché molto spesso i film stranieri in Slovacchia sono sottotitolati, o doppiati, in ceco.

Detto questo, non intendo scoraggiare nessuno ad imparare la lingua slovacca, al contrario, lo consiglio perché nonostante le difficoltà in paricolare iniziali, è secondo me una lingua molto bella e musicale, ma soprattutto, riuscire a comunicare, se pur con fatica, dà soddisfazioni tali e tante quanti (se non di più) sono stati gli sforzi e l’impegno profusi.

Per finire segnalo un interessante articolo sulla lingua slovacca in inglese.

Per vendicarvi con gli slovacchi delle difficoltà della loro lingua 🙂 potete leggere un post di questo blog sulle difficoltà della lingua italiana per uno slovacco.

Il Carnevale in Italia e in Slovacchia

Pochi giorni fa si sono conclusi come ogni anno i festeggiamenti in onore del Carnevale. Vissuto in tutte le culture come un’occasione per prendersi gioco dei potenti, smettere i panni abituali o semplicemente fare baldoria con gli amici, il Carnevale viene declinato in maniera diversa in ogni cultura.

Se pensiamo anche solo all’Italia, i festeggiamenti del Carnevale variano moltissimo da regione a regione e, al di là delle più celebri versioni di Viareggio, Venezia e Cento, sono molti i luoghi che meriterebbero di essere visitati per l’occasione.

In Puglia, ad esempio, meriterebbero una visita il Carnevale di Putignano con la tradizionale sfilata di carri allegorici, ogni anno con un tema diverso e che spesso ritraggono i personaggi politici che hanno calcato maggiormente le scene nell’ultimo anno, ed i veglioni di Sammichele di Bari, feste durante le quali di tanto in tanto irrompono gruppi di persone mascherate che invitano i partecipanti a ballare e che hanno il divieto di togliere la maschera e svelare la loro identità.

Foto: http://www.girofvg.com

Foto: http://www.girofvg.com

In Friuli, invece, tra i tanti festeggiamenti, almeno uno merita di essere menzionato per la sua fedeltà alla tradizione: il Carnevale di Sauris,  in occasione del quale si svolge una suggestiva sfilata delle lanterne fra i boschi con le tipiche maschere di legno.

A proposito di Carnevale, è impossibile non citare almeno due delle delizie tipiche che si preparano in Italia per questa occasione: le chiacchiere (chiamate in Puglia anche bugie e in Friuli crostoli) e le castagnole.

Anche in Slovacchia il Carnevale, chiamato Fašiangy, e’ un evento molto sentito e festeggiato, come spiega benissimo questo interessante articolo apparso su Buongiorno Slovacchia. Pochi giorni fa ho potuto sperimentare di persona l’atmosfera particolare del Fašiangy di Janova Lehota, un paesino di circa 1000 abitanti non lontano da Banská Bystrica.

Foto: www.slovakcooking.com

Foto: www.slovakcooking.com

Per l’occasione, il giorno prima dei festeggiamenti tutti gli abitanti si sono riuniti per preparare le salsicce (klobasy) che sarebbero state servite per l’evento culmine del Carnevale del paese, chiamato Zabíjačka (che vuol dire letteralmente “uccisione”, con riferimento al maiale che viene sacrificato per l’occasione). Durante la Zabíjačka, tutto il paese si è riunito nella sala del comune e ha pranzato insieme a base di salsicce, kapustnica (zuppa di cavolo acido), šišky (frittelle dolci con marmellata o vari altri ripieni) e buchty (pagnotte dolci ripiene di marmellata o altri condimenti cotte al forno), il tutto innaffiato da vino e dalla tipica slivovica (grappa alla prugna), con il sottofondo di un gruppo di musica popolare slovacca vestito in abiti tradizionali.

Inoltre, come da tradizione, si e’ anche tenuta una festa in maschera per bambini al termine della quale e’ stata decretata la maschera più bella. Aggiungo a questo proposito una nota di colore, perché uno dei membri della giuria incaricata di eleggere il re o la regina del Carnevale dei bambini era la sottoscritta, in quanto straniera, ergo giudice imparziale 🙂 Davvero un’esperienza divertente!

Hockey sul ghiaccio: come fare di necessità virtù

Per un’italiana, è interessante scoprire che non in tutti i paesi lo sport che appassiona la gente, crea campanilismo fra le città della stessa regione e riunisce le famiglie davanti alla televisione è il calcio. Qui in Slovacchia, ad esempio, il calcio è uno sport minore e gli animi dei tifosi si infiammano durante le partite di hockey sul ghiaccio.

Finora non mi ero mai chiesta come mai questo sport sia così popolare in Slovacchia, ma oggi, a mie spese, ho capito perché. Circa una settimana fa qui a Banská Bystrica sono caduti circa 20 centimetri di neve. A causa delle basse temperature, nonostante non nevichi da circa 4 giorni, la neve ricopre ancora le strade, le quali, con un po’ di pioggia caduta oggi, si sono letteralmente trasformate in una pista di pattinaggio.

Malgrado fossi stata avvertita, qualche ora fa ho avuto l’ardore di andare a fare la spesa nonostante le condizioni avverse. Non è stata una buona idea, perché nonostante il supermercato disti 5 minuti dal mio appartamento, la strada era così scivolosa che non sono mai arrivata a destinazione poiché, per evitare di rompermi qualche parte vitale, ho deciso saggiamente di fare marcia indietro a metà strada. Aggiungo che per fare questo percorso mi ci sono voluti 20 minuti.

Grazie a questa avvincente esperienza, ho capito che per gli slovacchi pattinare è una necessità vitale, poiché se non fossero in grado di farlo non riuscirebbero neanche ad andare a comprare il pane. Quando riuscirò ad uscire di casa, la prima cosa che farò sarà comprare un paio di pattini.

Il Natale in Slovacchia

Anche se in questo momento scrivo quasi dall’Italia, dove rimarrò per le feste (quasi, perché in questo momento sono in Austria, in viaggio tra la Slovacchia e l’Italia), anche oggi vorrei parlare della Slovacchia. Visto che ormai Natale è alle porte, come posso non parlare di come si festeggia il Natale nel meraviglioso Paese che mi ospita?

Innanzitutto, ho potuto constatare con piacere che, esattamente come in Italia, l’asse portante del Natale sembra essere il cibo 🙂 , ma andiamo per ordine. La preparazione al Natale comincia ad inizio dicembre e si apre ufficialmente a Mikuláš: nei negozi iniziano a vedersi gli alberi di Natale addobbati e le piazze sono abbellite da decorazioni natalizie, ma soprattutto cominciano i mercatini natalizi che ogni sera, nonostante la neve, si affollano di gente desiderosa di brindare in compagnia con varené vino, medovina e punč.

Il primo è una variante slovacca del vin brulé (tradotto letteralmente vuol dire vino cotto), la seconda, come dice il nome, è una bevanda calda a base di miele (da med: miele), mentre il punč è composto da vino e rum, ma ne esiste anche una versione analcolica. Ai mercatini natalizi  è molto diffuso anche il pan di zenzero, in varie forme e con varie decorazioni.

Nelle case, invece, il Natale arriva un po’ più tardi perché la tradizione vuole che l’albero di Natale venga addobbato il 24 dicembre da tutta la famiglia. Una volta che l’albero è pronto, arriva Babbo Natale che porta i regali e avverte della sua presenza suonando una campanella. Ovviamente al suono della campanella i bambini accorrono per incontrare Babbo Natale, ma per quanto veloci, non lo incontrano mai, chissà come mai… I regali saranno poi scartati il 24 sera dopo la cena.

I piatti che vengono serviti durante la cena del 24 dicembre variano da una zona all’altra della Slovacchia, ma di seguito ne riporto alcuni dei più tradizionali.

Kapustnica: una zuppa di cavolo acido (ingrediente in generale molto presente nella cucina slovacca) con carne.

Majonézový šalát: piatto simile a quella che in Italia chiamiamo insalata russa, con la particolarità che normalmente la mayonese viene fatta in casa.

Vianocný kapor: carpa natalizia. Per dovere di cronaca riporto quello che mi è stato detto riguardo la preparazione di questo piatto: la carpa viene comprata in ottobre viva e tenuta nella vasca da bagno senza cibo fino a Natale, in modo tale che elimini le impurità, visto che normalmente vive in ambienti insalubri.

Oblatky: sfoglie di pasta dolce, su cui normalmente si aggiunge miele.

Opekance: dolcetti simili a bigné vuoti conditi da semi di papavero (altro ingrediente piuttosto ricorrente nella cucina slovacca)

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Dopo la cena, spesso si cantano canzoni natalizie, chiamate koledy. Eccone un esempio che sono sicura sarà familiare per tutti.

Ovunque vi troviate e in qualunque modo festeggerete le feste, auguro a tutti buon Natale: veselé Vianoce a šťastný Novy Rok!

La festa di Mikuláš

mikulasIeri in Slovacchia è stato un giorno speciale: San Nicola, qui più noto come Mikuláš. Mikuláš è la festa dei bambini che, se sono stati bravi ricevono cioccolatini, frutta e caramelle o, se hanno fatto qualche marachella, carbone o in alcuni casi patate, esattamente come da noi alla Befana.

Secondo la tradizione, il 5 dicembre i bambini lucidano gli stivali e li mettono vicino alla finestra e durante la notte San Nicola passa di casa in casa per riempirli di doni. Anche io oggi ho ricevuto tanti cioccolatini (e per fortuna niente carbone!) e ne ho distribuiti ai bambini 🙂

A di là della ghiottoneria, la festa di Mikuláš è particolarmente interessante per la storia del santo che celebra. San Nicola era un pellegrino e successivamente vescovo originario della attuale Turchia. Santo patrono della Russia e della Grecia (ma soprattutto della mia amata Bari!), viene ricordato per molte opere buone tra cui una particolarmente curiosa.

Un uomo povero voleva sposare le sue tre figlie, ma non avendo soldi per la dote, le costrinse alla prostituzione. San Nicola per salvarle dal triste destino mise un sacchetto di monete d’oro per la dote nelle calze messe ad asciugare o, secondo altre varianti, nel caminetto o sulla finestra.

L’importanza dell’apertura alle differenze culturali (ma fino a un certo punto)

Quando si vive all’estero, una delle cose più interessanti è scoprire le differenze tra la propria cultura e quella del paese che ti ospita. Da quando sono in Slovacchia ne ho già individuate parecchie.

Ne cito alcune delle più curiose: nei bagni pubblici di solito non c’è la chiave; negli autobus c’è sempre un secchio pieno di acqua ed una mazza per lavare il pavimento; quando si entra in casa bisogna togliersi le scarpe; quando si conosce una persona nuova spesso al momento della presentazione ci si danno due baci sulle guance, mentre invece in Italia lo si fa per salutare persone con cui si ha un rapporto abbastanza stretto; nelle scuole per gli studenti è obbligatorio camminare in ciabatte; tutti hanno un diminutivo (Katarina diventa Katka, Zuzana diventa Zuzka, Robert diventa Robko e così via); i parchi giochi per bambini sono costruiti sul cemento e non sull’erba.

Fin qui tutto bene, non ho dovuto fare appello a una particolare apertura mentale per accettare le differenze. Però, c’è un settore nel quale è un po’ più difficile per me essere aperta. Ovviamente parlo del cibo, il tasto dolente degli italiani all’estero. Intendiamoci: i piatti della cucina slovacca sono molto buoni. Tra i più tradizionali (e qui restringo la lista solo a quelli vegetariani per mia facilità) ad esempio ci sono: bryndzové halušky (gnocchetti fatti con acqua, patate e farina conditi con bryndza, un formaggio di capra), vyprážaný syr (formaggio impanato e fritto) zemiakové placky (frittatelline di patate), bryndzové pirohy (ravioli fatti con lo stesso impasto degli halušky conditi con la bryndza), palacinky (simili alle crèpes).

Il problema però sorge nel momento in cui vengono riproposti piatti della tradizione italiana in chiave slovacca. Innanzitutto, per mio sommo dispiacere, la famigerata pizza Hawai (con l’ananas) è una costante nei menu delle pizzerie. Ma il colmo per me è stato vedere l’interpretazione slovacca degli spaghetti col sugo laddove la salsa di pomodoro è stata sostituita col ketchup 🙁

Sono un’italiana intollerante o è un oltraggio alla nostra cucina?

La parola del giorno. Due proverbi in slovacco

Oggi inauguro una serie di post che da qualche tempo mi ronza per la testa e che chiamerò “la parola del giorno” in cui condividerò con chi lo vorrà i termini curiosi che scopro nelle lingue che conosco.

Per cominciare, data la mia passione per i proverbi, in questo post parlerò di due proverbi in slovacco che ho scoperto qualche giorno fa.

Ja nič, ja muzikant – Il significato letterale è “io niente, io musicista” e viene usato quando si vuole dire che non si è responsabili di un evento o di una circostanza sgradevole che si è verificata. In italiano non mi sono venuti in mente proverbi corrispondenti al cento per cento con la versione slovacca. La traduzione più vicina potrebbe essere “Non sono stato io” (come non pensare all’episodio dei Simpsons?).

Som z toho jeleň – Il significato letterale è “di questo sono cervo” e viene usato per dire che in un determinato campo si è davvero incompetenti o per niente dotati, con un registro informale, un po’ come il nostro “sei un somaro”.

Ringrazio Michaela che ha suggerito come traduzione alternativa di questo proverbio l’espressione italiana “non so più che pesci pigliare”, in quanto l’accento non sarebbe tanto sulla propria impreparazione, ma sulla confusione generata da informazioni contrastanti.

10 parole che un italiano in Slovacchia deve sapere per evitare equivoci imbarazzanti

Una delle cose più divertenti quando si impara una lingua straniera è scoprire i cosiddetti falsi amici, ossia quelle parole che esistono in più di una lingua, ma con significati completamenti diversi. Studiare lo slovacco riserva non poche di queste sorprese, alcune delle quali particolarmente esilaranti. Eccone una selezione.

Cominciamo con quelle che non creano particolare danno: cena (pronunciato zena con la z sorda) che vuol dire prezzo, cesta (pronunciato zesta con la z sorda) che vuol dire viaggio o pero che vuol dire penna, dieťa che vuol dire bambino (anche se ha una pronuncia lievemente diversa rispetto alla parola italiana a cui assomiglia), káva che vuol dire caffè, unavená che vuol dire stanca e Stanka che è il diminutivo di Stanislava (nome proprio).

E ora passiamo a quelli che bisogna assolutamente sapere per evitare equivoci potenzialmente pericolosi. Innanzitutto, è bene sapere che in slovacco la parola kurva vuol dire, per usare un eufemismo “donna dai facili costumi”. Se poi vi dovesse capitare di sentire la parola fíha, sappiate che è un’esclamazione di sorpresa, simile al nostro wow. E infine, la mia preferita in assoluto: áno, che sentirete dire centinaia di volte al giorno perché vuol dire . Da tenere bene a mente!