Interpretazione simultanea a distanza: 10 consigli per i relatori

A causa della pandemia di Covid-19, negli ultimi mesi moltissimi di noi si sono ritrovati volente o nolente a lavorare da casa, e anche chi non era particolarmente avvezzo alle videoconferenze, ha dovuto imparare velocemente a orientarsi tra piattaforme e strumenti tecnici con cui fino a quel momento non aveva particolarmente familiarità.

Nel caso di videoconferenze multilingui, si fa generalmente ricorso all’interpretazione simultanea a distanza o RSI, di cui ho spiegato il funzionamento nel post precedente. In questo, post vorrei dare alcuni consigli a chi è chiamato a intervenire come relatore in occasione di videoconferenze in cui si farà ricordo all’RSI.

Ma prima una premessa importante: i relatori dovrebbero attenersi a queste indicazioni non semplicemente per rendere la vita più semplice agli interpreti, ma soprattutto per far sì che quello che dicono arrivi nella maniera più completa possibile ai partecipanti per permettere un vero scambio di idee.

Alcune delle indicazioni che dovrebbero seguire i relatori sono le stesse di qualsiasi evento multilingue tradizionale in cui si fa ricorso all’interpretazione simultanea in presenza (di cui ho parlato in questo post), a cui si aggiungono altre indicazioni specifiche per le modalità a distanza.

  1. Mandare presentazione / slide / appunti in anticipo agli interpreti. Pratica sempre gradita, a maggior ragione quando si lavora in RSI, perché, oltre alle difficoltà “normali” si aggiungono quelle tecniche, motivo per cui sapere in anticipo di che cosa parlerà il relatore aiuta moltissimo.
  2. Trasmettere i video in anticipo. I video creano non di rado problemi tecnici, quindi meglio evitare improvvisate: è vivamente consigliato di trasmetterli in anticipo al moderatore per verificare se possono essere visionati durante la videoconferenza, e fare in modo che siano inviati anche agli interpreti, che in caso contrario non potranno tradurne il contenuto.
  3. Scegliere un ambiente tranquillo. Non credo che sia necessario spiegare che non è il massimo intervenire in una videoconferenza con un bambino che urla o un cane che abbaia in sottofondo, e questo né per l’interprete, né per gli altri partecipanti.
  4. Controllare la connessione. Per assicurare uno svolgimento della videoconferenza senza intoppi bisogna poter contare su una buona connessione internet. Se è possibile, è sempre preferibile utilizzare una connessione via cavo. Al contrario, è meglio evitare di collegarsi usando il cellulare come router, tranne in casi di forza maggiore.
  5. Familiarizzare con la piattaforma. Le piattaforme di videoconferenza sono solitamente molto intuitive, ma è sempre meglio dare un’occhiata prima dell’inizio della videoconferenza per essere certi di sapere dove si trovano i comandi principali (accensione di microfono e webcam, condivisione schermo, ecc). Per alcune piattaforme è anche prevista una brevissima formazione per i relatori, che è sempre molto utile.
  6. Accendere la webcam (e posizionarla bene). So bene che alcuni non amano essere ripresi da una webcam o magari non vogliono mostrare l’interno della propria casa per proteggere la propria privacy (in questo caso però è possibile inserire uno sfondo, ad esempio ecco la procedura per chi usa Zoom). Tuttavia, per gli interpreti è molto di aiuto vedere la persona che parla perché le componenti non verbali del discorso concorrono alla trasmissione del messaggio. In secondo luogo, vedere il volto di chi parla è utile anche per i partecipanti che ascoltano la traduzione, perché riescono a capire subito che c’è stato un cambio di relatore, non potendo basarsi sul cambio di voce (che è sempre quella dell’interprete).
  7. Utilizzare cuffie e microfono. Per gli interpreti è fondamentale che la qualità dell’input (ossia il discorso del relatore) sia buona. Per questo è vitale utilizzare delle cuffie con microfono esterno e non il microfono integrato del PC o del cellulare. Quindi va da sé che posizionare un unico PC al centro della stanza con i relatori tutti intorno che parlano a 2-3 metri di distanza vuol dire mettere gli interpreti in seria difficoltà.
  8. Togliere la mascherina. Certo, siamo nel bel mezzo di una pandemia, ma quando si interviene in una videoconferenza indossare la mascherina non è di grande aiuto perché rende l’eloquio meno chiaro. Nel caso ci siano più persone, sarebbe meglio andare in un’altra stanza in modo da non essere più obbligati a portare la mascherina.
  9. Spegnere il microfono quando non si parla. In caso contrario alle cuffie dell’interprete arriveranno, oltre alle parole del relatore, fastidiose interferenze.
  10. Non accavallarsi. Oltre a essere indice di buona educazione, aspettare il proprio turno per prendere la parola durante le videoconferenze multilingui è l’unico modo per far sì che quello che si dice arrivi agli altri partecipanti, perché in caso di sovrapposizioni gli interpreti non capiranno nulla di ciò che viene detto, e di conseguenza non saranno nelle condizioni di poter tradurre nulla.

E voi avete altri consigli?

Interpretazione simultanea a distanza: un primo bilancio

Il Covid-19 ha avuto un impatto enorme su tutti i settori economici, pur con enormi differenze. Per noi interpreti l’impatto è stato devastante, perché il nostro contesto lavorativo standard sono convegni, conferenze o trattative commerciali: la quintessenza degli assembramenti. Fortunatamente però, dopo i primi mesi di stordimento in cui tutto sembrava essersi fermato, è comparsa una luce: l’interpretazione simultanea a distanza, per gli amici RSI (dall’inglese remote simultaneous interpreting).

Pur avendo cominciato a prendere piede ben prima dell’arrivo della pandemia, l’interpretazione simultanea a distanza ha subito una vera e propria esplosione in tutto il mondo solo durante il lockdown. Ma prima di tutto, come funziona? (Chi ne conosce già il funzionamento può saltare il prossimo paragrafo).

Si tratta di una modalità di interpretazione in tutto e per tutto sovrapponibile all’interpretazione simultanea, con la differenza che non avviene all’interno di una cabina insonorizzata installata nel luogo dell’evento, ma attraverso specifiche piattaforme online. In pratica: l’interprete, munito di una cuffia con microfono, si collega tramite un PC alla piattaforma, attraverso la quale sente e vede i relatori come in una normale videoconferenza e a sua volta produce la sua resa nell’altra lingua. Il pubblico ascolta la traduzione dell’interprete collegandosi alla piattaforma con un computer o un cellulare (in questo caso con un’app) e inserendo il codice identificativo dell’evento.

Dopo aver lavorato in queste modalità negli ultimi mesi attraverso varie piattaforme di RSI, in questo post vorrei fare un primo bilancio, mettendo in luce alcuni vantaggi e svantaggi dell’interpretazione simultanea a distanza dal punto di vista dell’interprete.

I VANTAGGI

Lavorare nonostante la pandemia. Grazie all’RSI possiamo continuare a lavorare senza mettere il naso fuori casa, un vantaggio non da poco vista la gravità e instabilità della situazione. Gran parte degli interpreti sono liberi professionisti con partita iva senza entrate fisse, dunque per pagare le bollette dobbiamo fatturare.

Il mondo è mio. Lavorare in RSI ci permette di accedere a incarichi che in presenza sarebbero stati inaccessibili per motivi geografici: non tutti i clienti possono permettersi di e/o sono disposti a pagarci un biglietto per un volo intercontinentale per farci lavorare all’annuale convention mondiale della loro azienda. Invece grazie all’RSI possiamo lavorare il lunedì per un cliente che si trova in Canada e il martedì per un cliente in India senza muoverci da casa. Certo, il fuso orario potrebbe essere un po’ difficile da gestire, ma questo è un altro discorso 🙂

Conciliare lavoro e vita familiare. Personalmente considero la componente dei viaggi uno degli aspetti più belli del lavoro dell’interprete, ma di contro è anche vero che, quando si ha una famiglia, a volte stare tanto tempo lontani da casa può comportare qualche difficoltà. Grazie all’interpretazione simultanea a distanza, questo problema non c’è perché i tempi di trasferta sono azzerati o comunque ridotti drasticamente.

I mini convegni. Dalla comparsa dell’interpretazione simultanea a distanza hanno iniziato a prendere sempre più piede eventi come webinar, seminari o dibattiti dalla durata molto breve, spesso sotto le due ore, pensati per venire incontro ai partecipanti che fanno più fatica a mantenere viva l’attenzione a lungo davanti allo schermo di un PC. In questo tipo di contesti, probabilmente pochi organizzatori avrebbero messo a disposizione il servizio di simultanea in presenza, scoraggiati dai costi, troppo elevanti per un incontro che magari dura solo 30 minuti. Al contrario, l’RSI si presta moltissimo a questo tipo di eventi, tanto che credo che rimarrà la soluzione ideale per questi contesti anche dopo la fine della pandemia.

GLI SVANTAGGI

Problemi tecnici. Intendiamoci: si può fare moltissimo per prevenire i problemi tecnici (usare la connessione via cavo, accedere alla piattaforma tramite il browser consigliato, lavorare con attrezzatura tecnica di qualità, ecc), ma se nonostante gli accorgimenti si verifica un problema, e non è un caso così raro, è molto più difficile risolverlo senza un tecnico presente sul posto. Le piattaforme solitamente forniscono un servizio di assistenza, ma a volte non è sufficientemente rapido.

Il dumping sociale. Come dicevo al secondo punto dei vantaggi, grazie all’RSI possiamo lavorare per clienti di tutto il mondo, ma di contro questo vuol dire che anche i clienti possono avere accesso a interpreti di tutto il mondo senza vincoli geografici e potrebbero decidere che preferiscono collaborare con colleghi che si trovano in zone in cui vengono applicate tariffe più basse delle nostre.

Che solitudine. L’interpretazione simultanea è un lavoro di squadra, ma con l’RSI la dinamica cambia drasticamente. Certamente possiamo comunicare con i colleghi tramite la chat della piattaforma, ma non credo di aver bisogno di spiegare che scrivere su una chat non è come parlare faccia a faccia. Con l’interpretazione simultanea a distanza aiutarsi a vicenda diventa molto difficile e scambiare due chiacchiere durante le pause non è che un lontano ricordo.

Dove sono i relatori? Durante un convegno in presenza avere la possibilità di scambiare qualche parola con i relatori è sempre molto utile perché abbiamo la possibilità di domandare chiarimenti, chiedere presentazioni o semplicemente abituarci un po’ al loro modo di parlare. Con l’interpretazione simultanea a distanza questa possibilità semplicemente non c’è.

E voi che ne pensate dell’RSI come interpreti? O anche come relatori o partecipanti?

Feedback tra colleghi: quando e come

Durante gli anni di formazione tutti i futuri interpreti hanno ricevuto e dato feedback fino allo sfinimento. Conservo ancora bellissimi ricordi delle infinite sessioni di esercizio di interpretazione simultanea e consecutiva fatte all’università (o al bar durante le pause) in cui a turno pronunciavamo discorsi per fare esercizio, dandoci reciprocamente un feedback. A proposito, per chi fosse alla ricerca di siti su cui cercare discorsi, ecco qualche spunto.

Ricevere un feedback da un collega è estremamente utile, perché è l’unico modo di migliorare, ma ahimè quando si inizia a lavorare, spesso non c’è più occasione di averlo, per mancanza di tempo o voglia, a meno che non si faccia parte di un gruppo di esercizio o non si conosca un collega disponibile a fare uno scambio.

In questo post vorrei parlare di quando e come dare un feedback in un contesto professionale (ossia, fuori dall’università). Innanzitutto, quando è opportuno fornire un feedback ai colleghi? Semplice: quando un collega ce lo chiede. Sconsiglio vivamente di partire in quarta con commenti e annotazioni di nostra iniziativa senza che ci venga chiesto espressamente, a maggior ragione se stiamo lavorando con un(a) collega che conosciamo poco e/o che ha alle spalle più anni di esperienza di noi.

Nel momento in cui invece un(a) collega ci chiede espressamente un feedback, come è bene fornirlo? Fornire un feedback in maniera costruttiva non è affatto facile e ci vuole molta esperienza per imparare a farlo. In questo video ci sono alcuni consigli applicabile in tutti contesti.

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Nell’ambito specifico dell’interpretazione, ecco alcune dritte per evitare situazioni imbarazzanti.

  • Non siamo obbligati. Possiamo rifiutarci se non siamo in grado di farlo o se mentre il collega lavorava ci siamo fatti gli affari nostri (male!)
  • Evitiamo tassativamente un atteggiamento arrogante. Fare i saputelli metterebbe a disagio il/la collega, che potrebbe non riuscire a lavorare al meglio, e poi… chi è al riparo da errori?
  • Siamo specifici. Non serve a nulla dire: “Non andava bene”. Al contrario, è utile fornire esempi concreti, come ad esempio: “Al posto della parola X a mio parere sarebbe stato meglio usare la parola Y”.
  • Utilizziamo la tecnica del sandwich. Diciamo prima le cose positive, poi quelle migliorabili, e infine altre positive per dare un parere sincero, ma senza scoraggiare il/la collega.
  • Suddividiamo i commenti per argomenti: ad esempio omissioni, errori di contenuto, imprecisioni grammaticali, qualità della resa, ecc.
  • Facciamo particolarmente attenzione alle tendenze ricorrenti piuttosto che a una singola parola che non andava bene. Ad esempio: “Ho l’impressione che tendi a fare molte pause piene”.
  • Non limitiamoci a dire quello che non va, ma cerchiamo di dare anche consigli per migliorare. Ad esempio: “Mi sembra che a volte non abbia chiuso le frasi, forse potresti provare a utilizzare la tecnica del salame”.

E voi avete modo di ricevere e dare un feedback a un collega?

Che cosa possiamo imparare dall’isolamento?

Il coronavirus si sta rivelando un dramma immenso per chi si è ammalato in prima persona o ha perso uno dei propri cari, e quantomeno una grande complicazione quotidiana per chi, come me, ha avuto la fortuna di non essere toccato direttamente. Siamo rintanati in casa da settimane e più le giornate si fanno soleggiate e le temperature gradevoli, più siamo insofferenti. Tuttavia, anche in questa situazione che non ci saremmo mai augurati di vivere, possiamo imparare qualcosa sia come persone che come professionisti.

Fa bene staccare ogni tanto

Certo, questa volta non abbiamo avuto molta scelta, ma per chi come noi interpreti è abituato a girare in continuazione come trottole impazzite, un po’ di riposo non guasta. E’ il momento giusto per concederci qualche ora di sonno extra e fare il pieno di energia per essere carichi quando ci sarà la ripresa (perché prima o poi ci sarà).

Non esiste solo il lavoro

Coloro i quali nella vita quotidiana si dedicano solo e soltanto al lavoro, in questo periodo stanno soffrendo ancora di più perché, archiviate le pulizie di primavera, non hanno molto altro da fare. Il tanto tempo libero a disposizione potrebbe essere un’occasione per riprendere i contatti con un vecchio amico che non sentiamo da mesi o per concederci i piccoli piaceri della vita, come leggere un libro che aspetta da mesi sul comodino in attesa di essere letto, guardare la quarta stagione di “La casa di carta” o bere un the in giardino senza guardare l’orologio.

Mai smettere di fare progetti

Anche se in circostanze normali le nostre vite sono talmente intense che finiamo per credere che non ci sia spazio per fare progetti, è sempre bene avere a portata di mano carta e penna per fare una lista dei nostri futuri traguardi e tirarla fuori nei momenti liberi. In caso contrario, al momento opportuno rischiamo di dimenticarceli, sprecando quel tempo prezioso che invece ora abbiamo a profusione. Queste settimane possiamo finalmente cogliere l’occasione per aggiornare il nostro sito, (ri)scrivere il CV, fare un corso online, fare la domanda di adesione a un’associazione professionale… e chi più ne ha più ne metta: usiamolo bene! Per chi fosse a corto di idee, ecco qualche suggerimento.

Attenzione al conto in banca

Per definizione noi freelance siamo abituati all’imprevedibilità delle entrate, condizione che ci insegna ben presto a fare come la formica più che come la cicala. Ovviamente nessuno di noi avrebbe mai potuto prevedere mesi interi di interruzione del lavoro, ma chi non aveva un gruzzoletto da parte sta avendo ancora più difficoltà. Sarebbe bene non dimenticarlo nei periodi di vacche grasse.

Diversificare le attività.

Noi interpreti abbiamo iniziato a subire le conseguenze della diffusione del coronavirus sin dai primi contagi: tutti i convegni sono stati immediatamente cancellati e gli spostamenti sono diventati impossibili. In questo contesto chi di noi si dedica ad altre attività, come la traduzione, l’insegnamento, la correzione di bozze, il voice over, ecc. è riuscito a cavarsela un po’ meglio.

E voi avete altri suggerimenti? Buona settimana, e speriamo che l’isolamento finisca presto e che ci renda persone e professionisti migliori.

Il valore aggiunto di un professionista

Qualche tempo fa ho avuto un grosso problema in casa: una perdita dalla colonna di scarico del bagno, un vero incubo! Senza pensarci due volte, la prima cosa che ho fatto è stato chiamare un idraulico consigliato da un conoscente, ossia un professionista del settore che probabilmente aveva già fatto il lavoro di cui avevo bisogno decine, se non centinaia di volte, e che infatti ha risolto rapidamente il mio problema.

Fare ricorso a un professionista per risolvere un problema potrebbe sembrare ovvio, ma in realtà non sempre è così. Spostandoci nel settore dell’interpretazione e della traduzione, infatti, non sempre si applica lo stesso ragionamento. Ho perso ormai il conto delle volte che mi sono sentita dire che per una traduzione o un’interpretazione si poteva fare a meno di professionista con affermazioni del tipo: “Mi arrangio da solo” oppure “Chiedo a mia nipote che questa estate ha fatto un corso in Inghilterra”.

In realtà soluzioni approssimative danno risultati ugualmente approssimativi, con conseguenze a volte disastrose. Io sono convinta del fatto che la preparazione e la professionalità abbiano ancora un valore aggiunto, che riassumerò in cinque punti.

Efficacia

E’ banale, ma non bisogna dimenticare che una traduzione amatoriale, fatta da una persona con una media conoscenza di una lingua straniera, non avrà mai la stessa efficacia di una traduzione realizzata da un traduttore professionista con anni di esperienza. Non mi stancherò mai di dirlo: per lavorare come interprete o traduttore conoscere una lingua straniera è fondamentale, ma non sufficiente: occorre tutto un bagaglio di conoscenze e competenze che non si possono improvvisare.

Tempi

Può essere divertente ogni tanto dilettarsi facendo cose che non si sono mai fatte prima, ma quando i tempi sono stretti, ad esempio se occorre la traduzione di un articolo da pubblicare su una rivista scientifica entro una settimana, non c’è tempo per fare esperimenti e nessuno è più veloce di un traduttore professionista.

Tranquillità

Affidarsi a un professionista di fiducia ci dà tranquillità e sicurezza: la nostra esigenza sarà soddisfatta da una persona con esperienza, quindi non dobbiamo più preoccuparcene o temere di aver fatto qualcosa di sbagliato.

Responsabilità

Nel momento in cui un professionista accetta un incarico, si impegna a svolgerlo nel migliore dei modi e a rimediare ad eventuali problemi. Nel mio esempio iniziale dell’idraulico, la mia colonna di scarico per qualche ragione che ignoro ha continuato ad avere qualche problema dopo il primo intervento, ma quando l’ho richiamato, l’idraulico è tornato e ha risolto, questa volta in maniera definitiva, il mio problema.

Risparmio

Sì, intendo proprio risparmio di denaro, perché una traduzione o un servizio di interpretazione approssimativo o sbagliato si traducono in una perdita di denaro. Un sito web aziendale con una traduzione raffazzonata comunicano un’immagine dell’azienda altrettanto raffazzonata, che probabilmente spingerà un potenziale cliente a cercare altrove.

E voi credete ancora nel valore aggiunto di un professionista? Preferite fare ricorso a un professionista o darvi al fai da te?

L’interprete sostenibile

In questo post, l’ultimo prima della pausa natalizia, vorrei toccare uno dei temi più attuali del momento: i cambiamenti climatici, tentando di rispondere ad una domanda ben precisa: come interpreti, in che modo possiamo ridurre il nostro impatto sull’ambiente?

Premessa: il nostro lavoro è potenzialmente molto inquinante. Per raggiungere le sedi delle conferenze in cui lavoriamo prendiamo molto spesso l’aereo per le tratte lunghe e l’auto per quelle più brevi, senza contare tutta la carta che utilizziamo per prendere appunti quando lavoriamo con la tecnica dell’interpretazione consecutiva.

Tuttavia, come tutti, nel nostro piccolo anche noi possiamo fare qualcosa per inquinare un po’ di meno. Ecco cinque semplici suggerimenti per essere più sostenibili:

  1. Evitiamo di stampare le slide o altri documenti del convegno se non è strettamente necessario: possiamo sempre vederle al computer.
  2. Se in cabina troviamo materiale stampato su un solo lato, al termine del convegno facciamo il giro delle cabine, recuperiamo quella carta (ovviamente a condizione che non contenga informazioni riservate) ed utilizziamola per comporre un blocco per la consecutiva: basterà inserire i fogli su un supporto rigido con una molla per bloccarli.
  3. Quando è possibile, cerchiamo di andare alle conferenze utilizzando i mezzi pubblici o condividendo l’auto con i colleghi.
  4. Portiamo con noi una borraccia per l’acqua e un thermos per il caffè per evitare di ritrovarci a fine giornata con eserciti di bottigliette di plastica vuoto (vedi foto) e bicchieri monouso.
  5. Quando è possibile, prepariamo per le trasferte un pasto da casa invece di comprare in giro o alle macchinette cibi monoporzione pieni di imballaggi (tra l’altro meno gustosi e salutari).

E voi avete altri suggerimenti per essere interpreti più sostenibili?

Buone feste natalizie e a rileggerci a gennaio!

Meglio un interprete uomo o donna?

In Italia ci sono ancora professioni ritenute più maschili che femminili o viceversa, anche se non sempre queste distinzioni sono legate a una reale motivazione. Tra le professioni ritenute tipicamente maschili ci sono il meccanico, il pompiere, l’idraulico e purtroppo, ancora troppo spesso, anche le posizioni di vertice in enti e pubblici e aziende. Viceversa, sono generalmente più associate alle donne professioni come l’insegnante, l’ostetrica, la badante e in generale tutte le professioni di cura. Ma l’interprete?

Non ho dati ufficiali alla mano, ma in maniera empirica posso dire con assoluta certezza che in Italia la professione dell’interprete è nettamente più rappresentata dalle donne che dagli uomini. Chiunque abbia messo piede in una facoltà di traduzione e interpretazione o di lingue straniere avrà certamente notato che i ragazzi rappresentano una sparuta minoranza rispetto alle ragazze e ancora oggi quando lavoro in équipe ci sono quasi sempre più colleghe che colleghi (se mai ce ne sono).

In generale, se un interprete è qualificato e sa fare il suo lavoro, il fatto che sia uomo o donna a mio avviso non dovrebbe avere alcuna importanza, ma a volte i clienti esprimono una preferenza specifica. In alcuni casi queste preferenze sono totalmente arbitrarie, arrivando talvolta persino a sminuire la nostra professionalità. Se ad esempio un cliente richiede un’interprete donna di una determinata fascia di età, con parametri fisici ben definiti e richieste specifiche in fatto di abbigliamento dovrebbe scattare l’allarme: c’è qualcosa che non va. Probabilmente il cliente non cerca un’interprete, ma una ragazza immagine. Non è un problema in sé: basta saperlo.

Esistono però situazioni in cui è effettivamente preferibile selezionare il sesso dell’interprete per ragioni reali. Ecco qualche esempio:

  • nel caso dell’interpretazione medica, una donna che deve sottoporsi a una visita ginecologica può legittimamente sentirsi più a suo agio con un’interprete donna (talvolta anche per motivi religiosi); viceversa per un paziente uomo, che può preferire un uomo per una visita andrologica;
  • nel caso dell’interpretazione radiofonica o televisiva a volte si preferisce abbinare un relatore uomo a un interprete uomo e viceversa per aiutare il pubblico a legare il personaggio che vede alla voce che sente;
  • casi particolari: ad esempio una volta mi è arrivata una richiesta per l’interpretazione di interviste a calciatori appena dopo una partita. Queste interviste si sarebbero svolte negli spogliatoi, quindi il cliente ha richiesto in maniera specifica un interprete uomo.

Conoscete altre situazioni in cui è legittimo specificare il sesso dell’interprete? Generalmente associate la professione dell’interprete più a una donna o a un uomo?

Qual è la migliore tecnica di interpretazione per il mio evento?

Uno dei compiti di un interprete professionista è aiutare il proprio cliente a scegliere la tipologia di interpretazione più appropriata per l’evento che sta organizzando per assicurarne la migliore riuscita. Per proporre la tecnica giusta per ogni tipo di evento occorrono delle informazioni precise, ma prima facciamo un rapido ripasso delle diverse tecniche di interpretazione.

Interpretazione simultanea

Si tratta della tecnica di interpretazione più utilizzata perché permette all’interprete di tradurre il relatore in tempo reale. In caso di incontri con più di due lingue la traduzione avviene in contemporanea in tutte le lingue. L’interpretazione simultanea si svolge in una cabina insonorizzata in cui gli interpreti hanno a disposizione una cuffia ciascuno, da cui sentono il relatore, e un microfono, da cui trasmettono la traduzione al pubblico, che li ascolta tramite una cuffia. Il pubblico può anche fare domande ai relatori parlando all’interno di un microfono, il cui suono arriva in cuffia agli interpreti, che possono tradurre per il relatore. E’ la tecnica ideale per gli incontri con molte lingue di lavoro e un pubblico vasto, nonché la tecnica in cui l’interprete ha la possibilità di lavorare nelle migliori condizioni.

Pro: permette di risparmiare tempo perché la traduzione è appunto simultanea

Contro: ha un prezzo più elevato perché occorre noleggiare attrezzatura tecnica e avvalersi dell’assistenza di un tecnico audio

Interpretazione simultanea con bidule

Uguale alla precedente, con la differenza che l’interpretazione non avviene in cabina, ma con il supporto di impianti mobili: l’interprete ascolta i relatori con una cuffietta o senza (in gergo, in oversound), a seconda delle dimensioni della sala, e trasmette al pubblico la traduzione tramite un microfono. Quindi l’attrezzatura tecnica è costituita da cuffie e microfoni. L’ideale per eventi itineranti, ma molto stancante per l’interprete se l’incontro ha una lunga durata perché ha le difficoltà della simultanea senza però la comodità dell’ambiente insonorizzato e della qualità del suono garantito della cabina.

Pro: permette di risparmiare tempo, ma costa meno della simultanea

Contro: non essendoci la cabina insonorizzata è molto stancante per gli interpreti e può risultare fastidiosa per il pubblico in sala che sente la voce dell’interprete in sottofondo

Chuchotage

La tecnica dello chuchotage, o interpretazione sussurrata, è la medesima della simultanea, con la differenza che avviene senza alcun supporto tecnico. L’interprete si posiziona accanto o dietro le persone a cui deve fornire la traduzione e sussurra la traduzione. Viste le condizioni in cui si svolge non può essere utilizzata per più di 3 persone ed è sconsigliata per lunghe giornate, perché è stancante sia per l’interprete che per chi usufruisce del servizio perché è costretto a rimanere sempre vicino all’interprete. Inoltre, può essere un elemento di disturbo per lo svolgimento della riunione. Per queste ragioni è una tecnica che si utilizza generalmente per interventi singoli in cui non è prevista l’interpretazione in cabina (magari per una lingua che non fa ufficialmente parte delle lingue di lavoro).

Pro: permette di fare a meno dell’attrezzatura tecnica

Contro: il sussurrare continuo dell’interprete può risultare fastidioso per il pubblico in sala; utilizzabile solo per pochi ascoltatori

Interpretazione consecutiva

Il relatore parla per circa cinque minuti e l’interprete prende appunti utilizzando una tecnica specifica di presa di note. Al termine di ogni porzione di intervento del relatore, l’interprete prende la parola e traduce quanto appena detto in un’altra lingua. E’ una tecnica che allunga di molto i tempi ed è infattibile per eventi con più lingue di lavoro.

Pro: non occorre attrezzatura tecnica

Contro: raddoppia i tempi

Interpretazione di trattativa

Simile all’interpretazione consecutiva, con la differenza che non vengono tradotte grosse porzioni di discorso, ma si traduce frase per frase. E’ la tecnica più utilizzata negli incontri bilaterali o nei negoziati commerciali in cui generalmente c’è uno scambio “botta e risposta”.

Pro: non occorre attrezzatura tecnica

Contro: si presta solo a eventi molto piccoli

Per capire quale di queste tecniche si presta maggiormente a un evento, pongo ai miei clienti alcune domande. Eccone alcune:

  • quante lingue di lavoro sono previste?
  • che tipo di incontro è? Informale o ufficiale? Riunione interna o conferenza?
  • qual è la durata dell’evento?
  • dove si svolge l’evento? In un piccolo ufficio o in una sala convegni attrezzata?
  • quanti sono i partecipanti?
  • quanti sono i relatori?
  • qual è lo scopo dell’evento?

Sulla base di queste informazioni l’interprete può suggerire l’opzione tecnica migliore per raggiungere l’obiettivo del cliente e, di conseguenza, coordinarsi eventualmente con l’azienda che si occuperà dell’impianto audio e/o con altri colleghi.

L’interpretazione interrompe il flusso creativo?

Si è da poco conclusa la Festa del cinema di Roma e, al di là dei film presentati e della sfilata di star, si è molto parlato della conferenza stampa di Bill Murray, caratterizzata da vari cambiamenti di programma: dal ritardo dell’ospite d’onore, alle incursioni sul palco, alla decisione di fare a meno della traduzione perché avrebbe “interrotto il flusso creativo”.

Per chi non l’avesse visto, ecco un video con parte dell’intervento:

Questo simpatico siparietto mi ricorda molto l’intervento di Grillo all’Università di Oxford, di cui ho parlato in questo blog: tanto brillante dal punto di vista comico, quanto fallimentare dal punto di vista dell’efficacia traduzione.

Così come in quella situazione, anche qui il problema non è assolutamente l’interprete, che in questo caso è l’arcinota e arcinavigata Olga Fernando ma, ancora una volta, l’organizzazione della traduzione. Per la conferenza stampa di Bill Murray gli organizzatori hanno scelto di organizzare il servizio di interpretazione optando per un mix tra le tecniche di interpretazione consecutiva e di trattativa.

I relatori stranieri avrebbero quindi dovuto parlare per qualche minuto e poi lasciare spazio all’interprete per tradurre quanto appena detto. Vista la personalità vulcanica di Bill Murray e degli altri relatori stranieri non c’è da stupirsi che questo tipo di impostazione sia stata percepita come un limite alla libera espressione.

E infatti a mio parere l’errore, come nel caso nell’incontro di Beppe Grillo, sta a monte: è stata scelta una tecnica di interpretazione sbagliata, infatti con l’interpretazione simultanea non ci sarebbe stato alcun bisogno di “interrompere il flusso creativo” perché l’interprete avrebbe potuto seguire i relatori in tutti i loro ragionamenti senza alcuna pausa. In secondo luogo, fattore totalmente ignorato dagli organizzatori che hanno acconsentito a fare a meno dell’interpretazione, in questo modo tutto il pubblico avrebbe potuto seguire gli interventi dei relatori stranieri, senza escludere gli spettatori che, legittimamente, potrebbero non avere un livello di comprensione di inglese tale da seguire gli interventi.

Ancora una volta, per avere un servizio di interpretazione efficace e che non venga erroneamente percepito come un elemento di disturbo, è fondamentale non solo avere a disposizione interpreti professionisti, ma anche una gestione del servizio affidata a professionisti.

Anche i freelance hanno un welfare

E’ tutto vero, non è uno scherzo! Anche i freelance hanno alcuni diritti in fatto di welfare, anche se non tutti i diretti interessati ne sono a conoscenza. Io, ad esempio, non lo sapevo e ho fatto questa piacevole scoperta lo scorso aprile in occasione di TradPro 2019 a Pordenone grazie alla bellissima relazione di Samanta Boni di ACTA.

In questo post vorrei accennare in maniera sintetica e assolutamente non esaustiva ad alcuni dei diritti più importanti che la legge ci riconosce, segnalando fonti molto più autorevoli di questo post per chi volesse fare ulteriori approfondimenti. Ma prima di tutto, una premessa fondamentale: tutto quello che è scritto in questo post si riferisce in maniera specifica ai freelance iscritti alla gestione separata.

Maternità

Partiamo da un lieto evento: la nascita di un figlio. Lo Stato prevede due tipi di congedo: il congedo di maternità e il congedo parentale, proprio come per i dipendenti.

Il congedo di maternità ha una durata di 5 mesi (2+3 o 1+4 in relazione alla data presunta del parto) con un’indennità pari all’80% del reddito medio giornaliero di riferimento, che corrisponde al reddito dei 12 mesi precedenti il congedo di maternità (quindi non dell’anno di calendario), cosa che complica un po’ i calcoli.

Il congedo parentale, invece, ha una durata totale di 6 mesi, frazionabili, ed è possibile usufruirne fino ai 3 anni del bambino. L’indennità per il congedo parentale corrisponde al 30% del reddito medio giornaliero di riferimento (come sopra).

Malattia

Purtroppo la vita non è solo fatta di eventi positivi e purtroppo a volte capita di ammalarci. Anche in questo caso la legge ci fornisce una qualche forma di sostegno. Esistono due situazioni ben distinte: la degenza ospedaliera e la malattia domiciliare.

Cominciamo dalla prima situazione: la degenza ospedaliera. In questo caso abbiamo diritto a un congedo pari a un massimo di 180 giorni nell’arco di un anno solare con un’indennità giornaliera che va da 21,99€ a 43,98€ a seconda dei contributi versati nei 12 mesi precedenti.

In caso di malattia domiciliare, invece, lo Stato ci riconosce il diritto a un’indennità per eventi superiori a quattro giorni, fino a un massimo di 61 giorni nell’arco di un anno solare. L’ammontare dell’indennità per malattia domiciliare corrisponde alla metà di quella ammessa per degenza ospedaliera, sempre a seconda dei contributi versati nei 12 mesi precedenti.

Certo, non parliamo di cifre da capogiro, ma è già qualcosa. E soprattutto è un peccato non usufruire di questi diritti sia dal punto di vista simbolico che economico, visto che una parte delle imposte che paghiamo è destinata proprio a coprire i servizi di welfare previsti per noi.

E per finire, ecco alcuni link utili: