Ma come fai se non conosci una parola?

Se dovessi fare una classifica delle domande più frequenti che i non addetti ai lavori mi fanno sul lavoro di interprete, questa sicuramente conquisterebbe di diritto uno dei gradini più alti del podio. In questo post parlerò delle strategie che metto in campo quando, durante un interpretariato, non conosco una parola pronunciata da un relatore, ma prima vorrei soffermarmi sulla domanda in sé, per fare un po’ di chiarezza su quello che un interprete fa, e soprattutto non fa.

Non sono un dizionario ambulante

A dispetto di quello che si potrebbe immaginare, un interprete non è un dizionario ambulante dotato di un canale di ingresso da cui entrano parole in una lingua e di un canale di uscita da cui ne escono altrettante in un’altra lingua . Inoltre, non lavora sfruttando l’intelligenza artificiale, ma utilizzando l’intelligenza umana. La nostra materia prima non sono le parole: sono i concetti. Quando traduciamo, che sia in simultanea o in consecutiva, compiamo un processo alquanto complesso: semplificando, possiamo dire che ascoltiamo delle parole in una lingua, le “scomponiamo” in concetti, che poi “ricomponiamo” usando parole di un’altra lingua. Va da sé che, per compiere questo processo, la comprensione delle parole del testo di partenza sia fondamentale. Tuttavia, non conoscere il significato di una singola parola di tutto un discorso non costituisce necessariamente un ostacolo insormontabile.

Dipende

Innanzitutto, le parole non hanno sempre la stessa importanza. Se salto un elemento di una lista di cinque perché non lo conosco, ad esempio, compio un peccato veniale, per di più rimediabile (vedi il paragrafo successivo). Ad esempio, se mi trovo a un convegno dal titolo “Il turismo slow in Canada” e il relatore dice, magari alla velocità della luce: “Nelle foreste del Canada troviamo distese sterminate di betulle, faggi, pini, abeti e cedri”, e non mi viene in mente come si traduce in francese cedro, ma riesco a dire tutti gli altri, solitamente non è un grosso problema. Se invece sto lavorando a una conferenza intitolata: “Utilizzo del cedro dall’antichità ai giorni nostri”, non sapere come si dice cedro, sarebbe un problema molto più grave.

L’aiutino

Se durante un incarico di interpretazione simultanea mi capita di non conoscere una parola, o magari di conoscerla, ma di avere un vuoto di memoria, la prima soluzione a mia disposizione è fare una ricerca sul dizionario, sul glossario che ho preparato in precedenza o su altri documenti in mio possesso. Per gli incarichi in presenza, può rivelarsi salvifico l’aiuto del(la) collega, che può scrivermi su un foglio il termine di cui ho bisogno o indicarmelo sul suo computer. Magari ti starai chiedendo: ma come fai a chiedere aiuto al collega se stai traducendo? Beh, se l’équipe è affiatata, basta uno sguardo. Alcune volte il collega riesce persino a prevedere in anticipo quali termini potrebbero crearmi insidie, venendo in mio soccorso ancora prima che glielo chieda. Se invece non se ne accorge, posso scrivere la richiesta di SOS su un foglio (“cedro???”) oppure posso premere il tasto “mute” che disattiva il mio microfono per chiedere a voce. A volte queste “operazioni di soccorso” richiedono qualche secondo, ma anche se il termine di cui avevo bisogno dovesse arrivare con un po’ di ritardo rispetto al discorso del relatore, posso sempre trovare il modo di inserirlo nel flusso del mio discorso.

Dritto alla fonte

Se invece mi imbatto in un termine sconosciuto lavorando in consecutiva, a maggior ragione se è un termine che sospetto possa rivelarsi cruciale e se il contesto me lo permette, posso anche valutare di chiedere spiegazioni al relatore al termine del passaggio da tradurre. Questa situazione mi è capitata più volte con termini tecnici italiani specifici di un determinato settore, e i relatori sono sempre stati ben felici di fornire spiegazioni. In simultanea questa possibilità purtroppo non c’è ma, se il termine è così specifico che non trovo riscontro su nessuna delle risorse a mia disposizione, posso eventualmente chiedere chiarimenti terminologici al relatore durante la pausa caffè. Questo può ad esempio succedere con gli acronimi, magari usati correntemente nel gergo di un’azienda, ma sconosciuti per il resto del mondo.

Intelligent guess

Ci sono poi situazioni in cui, pur non conoscendo una parola, il contesto è così chiaro, che la logica mi conduce naturalmente alla soluzione. Questo mi capita soprattutto quando lavoro in passiva, ossia verso la mia lingua madre. Supponiamo che sto traducendo in simultanea dall’inglese all’italiano l’intervento di una zoologa che parla del pericolo di estinzione dei pinguini per effetto del cambiamento climatico. A un certo punto salta fuori la parola molt. Non l’ho mai sentita, ma so che si parla di pinguini e di aumento delle temperature, e accanto alla parola che non conosco ce n’è una che conosco, ossia “annual” e sulla slide vedo l’immagine di una sorta di pinguino spennacchiato. Si accende la lampadina: molt non può che essere muta. In questo caso mi butto, salvo poi fare un rapido controllo sul dizionario per correggere il tiro in caso di cantonata.

Iperonimo

Ci sono poi delle situazioni in cui mi capita di non conoscere l’esatta traduzione di una parola, ma di coglierne la famiglia di appartenenza. Esempio: sono stata reclutata per un servizio di simultanea dal francese all’italiano per un convegno aziendale e, per rompere il ghiaccio, il moderatore chiede a tutti i partecipanti di presentarsi dicendo a quale animale pensano di assomigliare. Uno dei partecipanti asserisce di sentirsi affine a un capucin. Non conosco l’animale quindi scrivo subito su google capucin animal, riconosco sembianze simile a una scimmia, ma non ho il tempo di cercare l’esatto corrispondente in italiano. In questo caso posso dire subito scimmia usando un iperonimo e, se il tempo mi consente di approfondire la ricerca o mi arriva l’aiutino del collega, posso anche aggiungere cebo cappuccino.

Ricapitolando…

In sintesi, lavorando come interprete, talvolta mi capita di sentire una parola che non conosco, ma con la preparazione, l’esperienza e una buona dose di sangue freddo, posso gestire l’ostacolo senza grossi problemi, utilizzando la strategia più adatta al contesto specifico in cui mi trovo e al pubblico che mi sta ascoltando.

Emanuela Cardetta
Emanuela Cardetta

Sono un’interprete di conferenza e traduttrice di italiano, inglese, francese e slovacco. Il mio lavoro è aiutare persone che non parlano la stessa lingua a comunicare tra loro in maniera efficace.

Chi sono
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