Quando comincio a tradurre in una videoconferenza?

Dall’arrivo della pandemia, per molti di noi le piattaforme di videoconferenza sono diventate una realtà quotidiana. Ormai è assolutamente normale iniziare la giornata con una riunione con i colleghi di ufficio su Teams, seguita da una videoconferenza con un cliente su Skype e da una formazione via webinar su Zoom.

Così come le riunioni in presenza, solitamente anche gli incontri di lavoro virtuali iniziano con un momento più informale in cui si rompe il ghiaccio: i partecipanti si salutano, si scambiano qualche parola e solo dopo si inizia davvero a parlare di lavoro. Negli eventi in presenza la parte informale si svolge tipicamente al buffet: si arriva, si prende un caffè e ci si chiede come sono andate le vacanze, come stanno le rispettive famiglie, ecc. A un certo punto il moderatore prende posto e accende il microfono per richiamare tutti all’ordine. Piano piano i partecipanti si siedono e il moderatore dà ufficialmente inizio ai lavori accendendo il microfono e dicendo qualcosa di simile a: “Benvenuti a tutti, sono lieto di vedervi qui”.

Durante gli eventi in presenza per noi interpreti è molto semplice individuare il momento in cui dobbiamo a nostra volta accendere il microfono e iniziare a tradurre. Ma come facciamo a capire quando dobbiamo iniziare a tradurre se l’incontro si tiene in videoconferenza?

Negli eventi a distanza purtroppo non esiste una cesura così netta tra le chiacchiere e il lavoro vero e proprio, perché i microfoni sono accesi sin dall’arrivo dei partecipanti. Immaginiamo ad esempio una conferenza di un gruppo internazionale con 30 partecipanti in cui ciascuno accede il microfono e dice qualche parola di saluto. Noi interpreti che cosa facciamo? E’ impossibile tradurre tutto, oltre che inutile, anche perché spesso in quella fase tutti tendono a parlare in inglese per essere compresi da tutti.

Il problema è che se iniziamo a tradurre tardi si diffonde il panico perché tutti credono che ci sia qualche problema tecnico e nel giro di 5 secondi compaiono nella chat 20 messaggi di allarme del tipo: “No traduzione”, “Non si sente l’interprete”, “Ci sono problemi sul canale francese” o semplicemente “Francese??!!!”.

Ma anche partire troppo presto può causare qualche imbarazzo perché c’è il rischio di tradurre le parole di un partecipante che è inconsapevole di avere il microfono acceso (ad esempio una delegata che dice al marito: “Uffa, non vedo l’ora che finisca questa riunione!”) o uno scambio confidenziale tra due partecipanti (ad esempio due commerciali che concordano gli ultimi dettagli di una strategia da proporre a un cliente che sta partecipando alla riunione: “Proviamo a proporgli questo prezzo e vediamo se ci casca”).

Ogni volta che mi trovo nella situazione “inizio a tradurre o aspetto ancora?” immagino un direttore d’orchestra che compare magicamente sullo schermo del mio computer per darmi il via al momento giusto. Dato che questo purtroppo non avviene nella realtà, sta a me individuare il momento più adatto per cominciare a tradurre, basandomi sull’ascolto e sul buon senso. Ecco qualche suggerimento.

  • Quando la videoconferenza è trasmessa live, c’è poco spazio per le incertezze: basta prendere come riferimento l’inizio della diffusione, segnalata da una scritta o da un simbolo.
  • Se l’incontro prevede la presenza di un moderatore, è lui la persona che dobbiamo tenere d’occhio: con ogni probabilità ci sarà un momento in cui richiamerà tutti all’ordine e dirà qualcosa tipo: “Direi che possiamo cominciare”.
  • Quando ci rendiamo conto che la conversazione in corso riguarda tematiche personali, probabilmente i partecipanti sono ancora nella fase pre-incontro di lavoro. Meglio aspettare.
  • Se la conversazione riguarda tematiche personali, ma coinvolge altri partecipanti, che vengono chiamati per nome, può essere opportuno fare quantomeno una sintesi di quello che è stato detto. Esempio: una riunione di un’azienda italiana con 5 commerciali americani in cui un dirigente italiano dice ad un altro: “Sono appena rientrato dal Texas, dove ho incontrato John. Ci siamo divertiti un sacco, vero John?” laddove John è uno dei cinque commerciali americani. Anche se John non capisce l’italiano, ha sentito il suo nome e probabilmente si chiederà perché, quindi l’interprete dovrebbe a mio avviso accendere il microfono e riassumere brevemente il contenuto dello scambio.
  • In extremis, se proprio la conversazione va avanti a oltranza e ancora non ci sono segnali chiari che ci fanno capire che l’incontro di lavoro è ufficialmente iniziato, possiamo sempre contattare il moderatore (o l’eventuale responsabile dell’agenzia che gestisce l’evento) tramite un messaggio privato sulla chat o chiedergli nella sua lingua (quindi uscendo sul canale che sta ascoltando) se dobbiamo iniziare a tradurre. Ovviamente è una strategia di cui non abusare in quanto certamente la più invasiva.

La decisione dell’interprete di cominciare a tradurre o aspettare in una videoconferenza mette ancora una volta in evidenza che il nostro ruolo va ben oltre il mero trasporto di parole da una lingua all’altra, ma comporta tutta una serie di decisioni relative alla gestione dell’evento comunicativo che ci rendono parte attiva nella costruzione della comunicazione.

Come si trasformerà il settore dell’interpretazione?

Oggi sono in vena di previsioni. Non parlo delle previsioni del tempo, ma di come cambierà il mondo dell’interpretazione nei prossimi anni. Dall’inizio della pandemia siamo stati tutti travolti da un vortice di cambiamenti e molti interpreti hanno sperimentato l’interpretazione simultanea a distanza (RSI) per la prima volta. Certo, alcuni erano già preparati mentalmente ed equipaggiati materialmente, ma la maggior parte degli interpreti (me compresa) sono stati colti alla sprovvista.

Bisogna dirlo: il cambiamento è stato radicale. La vita di un interprete pre-pandemia era fatta di viaggi frequenti, lunghe giornate di lavoro in cabina fianco a fianco con i colleghi, strette di mano con i clienti (senza guanti e senza gel igienizzante!!!), vestiti eleganti, capelli in ordine e piacevoli pause caffè in compagnia.

Ora invece la nostra realtà quotidiana è punteggiata da lunghe permanenze in casa, giornate di lavoro solitarie davanti al PC, conversazioni coi clienti su mille mila piattaforme diverse, tuta e pantofole, chiome indomate e tazze di thé in compagnia del cane.

Ma che cosa succederà quando la pandemia sarà (speriamo presto) alle nostre spalle?

A mio parere, sarà impossibile tornare indietro. Anche se obtorto collo, la pandemia è stata un’opportunità sia per noi, che per i nostri clienti di imparare nuove modalità di lavoro e di apprezzarne anche i lati positivi (ne ho parlato in questo post). Se è vero che incontrarsi di persona faccia a faccia è sempre il modo più efficace di comunicare, bisogna riconoscere che l’interpretazione a distanza permette a noi e al cliente di risparmiare sui costi di trasferta, di conciliare in modo più semplice lavoro e famiglia, di coinvolgere anche partecipanti e/o colleghi distanti migliaia di chilometri e di ridurre il nostro impatto ambientale.

Per questo, se dovessi lanciarmi in previsioni, direi che in futuro le due modalità in presenza e a distanza impareranno a convivere: alcuni eventi con interpretazione continueranno a svolgersi in presenza, ad esempio quelli che durano svariati giorni e/o dai contenuti più delicati (convegni medici, convention aziendali, incontri di alto livello), mentre gli incontri più brevi e puntuali (consigli di amministrazione di routine, riunioni di aggiornamento aziendali, conferenze stampa) passeranno definitivamente alla modalità RSI.

Se sarà così, sarà anche il ruolo stesso dell’interprete ad evolversi, per avvicinarsi sempre di più a quello di consulente a tutto tondo. Come è già evidente per molti di noi, non sarà più sufficiente tradurre contenuti da una lingua all’altra: il nostro compito sarà accompagnare il cliente nell’identificazione della configurazione più appropriata per il suo evento. Saremo noi a suggerirgli qual è la tecnica di interpretazione più adatta, se è meglio la modalità in presenza o a distanza e, in caso di interpretazione a distanza, qual è la soluzione tecnica più efficace.

Certo, questo presuppone che dovremo metterci in gioco e superare quella che per alcuni interpreti è una paura quasi atavica della tecnologia. Dovremo imparare a districarci tra dozzine di software dedicati, che da qualche mese a questa parte spuntano come funghi, e centinaia di dispositivi hardware (microfoni, cuffie, mixer, ecc). Ma del resto, la voglia di imparare non è forse una delle caratteristiche più salienti di un interprete?

Come prevenire i problemi tecnici durante l’interpretazione simultanea a distanza?

Come sappiamo, dall’inizio della pandemia l’attività congressuale è sospesa e sono mesi ormai che noi interpreti siamo lontani dalle nostre amate cabine, ad eccezione di chi lavora per le istituzioni e di chi si serve di hub di interpretazione.

All’improvviso il nostro lavoro è passato dal vagare in giro per il mondo indossando tailleur e scarpe eleganti, al trascorrere intere giornate davanti a uno schermo a districarsi tra piattaforme di RSI (interpretazione simultanea a distanza) e a interpretare a distanza con le pantofole ai piedi.

Nonostante il cambiamento traumatico per la maggior parte di noi, ritengo che siamo una categoria fortunata perché comunque possiamo continuare a lavorare grazie all’RSI: una soluzione pratica, ma piena di insidie se non ci si prepara nel modo giusto.

In questo post farò una lista di quello che un interprete può fare per evitare problemi tecnici in vista di un incarico di interpretazione simultanea a distanza. (In questo post invece ho parlato più in generale di come prepararsi a una conferenza).

Prima del convegno

  • Innanzitutto è indispensabile avere a disposizione attrezzatura affidabile: io ho delle cuffie con microfono incorporato (questo modello) e mi trovo bene, ma alcuni colleghi utilizzano cuffie e microfono separati e dicono di trovarsi ugualmente bene. Eventualmente predisporre anche un secondo set di cuffie, fondamentali quando si lavora su Zoom per sentire il/la collega.
  • Tutte le piattaforme di RSI consigliano vivamente di servirsi di una connessione internet via cavo, e non di una rete WiFi, in quanto più affidabile e di controllare che la qualità della propria connessione abbia determinati parametri di qualità (ad esempio qui si può testare la connessione).
  • Alcuni colleghi si sono procurati anche un generatore per avere la certezza di non perdere la connessione neanche in caso di black out.
  • Esistono ormai moltissime piattaforme di RSI, spesso simili nella concezione, ma è sempre bene fare una formazione quando si lavora per la prima volta con una nuova piattaforma per essere certi di avere una certa familiarità con i vari comandi.
  • E’ sempre consigliabile predisporre due dispositivi: uno per collegarsi alla piattaforma di RSI e seguire il convegno, e uno per fare le ricerche e consultare i dizionari. (L’aspetto positivo dell’RSI è che, a differenza della simultanea in presenza, almeno non dobbiamo andare ogni volta alla ricerca della presentazione giusta, perché i relatori con ogni probabilità condivideranno il loro schermo per mostrarla ai partecipanti).

Il giorno del convegno

  • E’ sempre bene concordare in anticipo con il/la collega il metodo da utilizzare per comunicare per essere certi di non perdere nessun messaggio per strada. Normalmente le piattaforme di RSI hanno una chat interna, ma alcuni interpreti preferiscono utilizzare la chat di whatsapp o di skype perché temono di scrivere per sbaglio sulla chat comune di tutti i partecipanti (con conseguenze potenzialmente nefaste se in quel momento stanno condividendo con il/la collega il proprio stato d’animo in reazione a un relatore che parla alla velocità della luce!).
  • La differenza principale tra le piattaforme sta nel meccanismo per il passaggio di turno con il/la collega. E’ sempre bene essere certi di avere una certa familiarità con il meccanismo e concordare con il/la collega la durata approssimativa dei turni.
  • Ricordiamoci di controllare il meccanismo di attivazione e disattivazione del microfono: su alcune piattaforme occorre spegnere manualmente il microfono anche se abbiamo passato la parola al collega (teoricamente possono essere entrambi accesi).
  • Poco prima di iniziare la conferenza prepariamo l’ambiente: prendiamo una bottiglia di acqua e uno snack, togliamo la suoneria del cellulare, stacchiamo il telefono fisso, controlliamo la temperatura della stanza, allontaniamo cani e bambini e, se necessario, appendiamo un cartello fuori dalla stanza in cui ci troviamo per scoraggiare eventuali visite 🙂
  • Per essere certi che sia tutto a posto, colleghiamoci con largo anticipo e facciamo un test prima dell’inizio della conferenza.

E se qualcosa va storto?

Questo è quello che un interprete può fare per prevenire i problemi, ma degli imprevisti fuori dal nostro controllo possono comunque capitare. In questo caso cosa possiamo fare, oltre a tentare di mantenere i nervi saldi?

  • Se stavamo lavorando noi, innanzitutto comunichiamo al(la) collega che abbiamo un problema e passiamogli/le la parola per non interrompere la traduzione.
  • Aggiorniamo la pagina della piattaforma oppure chiudiamola e riapriamola.
  • Controlliamo che la connessione internet funzioni correttamente (con il link precedente).
  • Se la piattaforma offre questa possibilità, contattiamo l’assistenza tecnica.
  • Come ultima spiaggia, se la piattaforma lo permette, colleghiamoci all’evento usando il cellulare come router oppure direttamente col cellulare (alcune piattaforme hanno app apposite con cui collegarsi in caso di emergenza).

Interpretazione simultanea a distanza: 10 consigli per i relatori

A causa della pandemia di Covid-19, negli ultimi mesi moltissimi di noi si sono ritrovati volente o nolente a lavorare da casa, e anche chi non era particolarmente avvezzo alle videoconferenze, ha dovuto imparare velocemente a orientarsi tra piattaforme e strumenti tecnici con cui fino a quel momento non aveva particolarmente familiarità.

Nel caso di videoconferenze multilingui, si fa generalmente ricorso all’interpretazione simultanea a distanza o RSI, di cui ho spiegato il funzionamento nel post precedente. In questo, post vorrei dare alcuni consigli a chi è chiamato a intervenire come relatore in occasione di videoconferenze in cui si farà ricordo all’RSI.

Ma prima una premessa importante: i relatori dovrebbero attenersi a queste indicazioni non semplicemente per rendere la vita più semplice agli interpreti, ma soprattutto per far sì che quello che dicono arrivi nella maniera più completa possibile ai partecipanti per permettere un vero scambio di idee.

Alcune delle indicazioni che dovrebbero seguire i relatori sono le stesse di qualsiasi evento multilingue tradizionale in cui si fa ricorso all’interpretazione simultanea in presenza (di cui ho parlato in questo post), a cui si aggiungono altre indicazioni specifiche per le modalità a distanza.

  1. Mandare presentazione / slide / appunti in anticipo agli interpreti. Pratica sempre gradita, a maggior ragione quando si lavora in RSI, perché, oltre alle difficoltà “normali” si aggiungono quelle tecniche, motivo per cui sapere in anticipo di che cosa parlerà il relatore aiuta moltissimo.
  2. Trasmettere i video in anticipo. I video creano non di rado problemi tecnici, quindi meglio evitare improvvisate: è vivamente consigliato di trasmetterli in anticipo al moderatore per verificare se possono essere visionati durante la videoconferenza, e fare in modo che siano inviati anche agli interpreti, che in caso contrario non potranno tradurne il contenuto.
  3. Scegliere un ambiente tranquillo. Non credo che sia necessario spiegare che non è il massimo intervenire in una videoconferenza con un bambino che urla o un cane che abbaia in sottofondo, e questo né per l’interprete, né per gli altri partecipanti.
  4. Controllare la connessione. Per assicurare uno svolgimento della videoconferenza senza intoppi bisogna poter contare su una buona connessione internet. Se è possibile, è sempre preferibile utilizzare una connessione via cavo. Al contrario, è meglio evitare di collegarsi usando il cellulare come router, tranne in casi di forza maggiore.
  5. Familiarizzare con la piattaforma. Le piattaforme di videoconferenza sono solitamente molto intuitive, ma è sempre meglio dare un’occhiata prima dell’inizio della videoconferenza per essere certi di sapere dove si trovano i comandi principali (accensione di microfono e webcam, condivisione schermo, ecc). Per alcune piattaforme è anche prevista una brevissima formazione per i relatori, che è sempre molto utile.
  6. Accendere la webcam (e posizionarla bene). So bene che alcuni non amano essere ripresi da una webcam o magari non vogliono mostrare l’interno della propria casa per proteggere la propria privacy (in questo caso però è possibile inserire uno sfondo, ad esempio ecco la procedura per chi usa Zoom). Tuttavia, per gli interpreti è molto di aiuto vedere la persona che parla perché le componenti non verbali del discorso concorrono alla trasmissione del messaggio. In secondo luogo, vedere il volto di chi parla è utile anche per i partecipanti che ascoltano la traduzione, perché riescono a capire subito che c’è stato un cambio di relatore, non potendo basarsi sul cambio di voce (che è sempre quella dell’interprete).
  7. Utilizzare cuffie e microfono. Per gli interpreti è fondamentale che la qualità dell’input (ossia il discorso del relatore) sia buona. Per questo è vitale utilizzare delle cuffie con microfono esterno e non il microfono integrato del PC o del cellulare. Quindi va da sé che posizionare un unico PC al centro della stanza con i relatori tutti intorno che parlano a 2-3 metri di distanza vuol dire mettere gli interpreti in seria difficoltà.
  8. Togliere la mascherina. Certo, siamo nel bel mezzo di una pandemia, ma quando si interviene in una videoconferenza indossare la mascherina non è di grande aiuto perché rende l’eloquio meno chiaro. Nel caso ci siano più persone, sarebbe meglio andare in un’altra stanza in modo da non essere più obbligati a portare la mascherina.
  9. Spegnere il microfono quando non si parla. In caso contrario alle cuffie dell’interprete arriveranno, oltre alle parole del relatore, fastidiose interferenze.
  10. Non accavallarsi. Oltre a essere indice di buona educazione, aspettare il proprio turno per prendere la parola durante le videoconferenze multilingui è l’unico modo per far sì che quello che si dice arrivi agli altri partecipanti, perché in caso di sovrapposizioni gli interpreti non capiranno nulla di ciò che viene detto, e di conseguenza non saranno nelle condizioni di poter tradurre nulla.

E voi avete altri consigli?

Interpretazione simultanea a distanza: un primo bilancio

Il Covid-19 ha avuto un impatto enorme su tutti i settori economici, pur con enormi differenze. Per noi interpreti l’impatto è stato devastante, perché il nostro contesto lavorativo standard sono convegni, conferenze o trattative commerciali: la quintessenza degli assembramenti. Fortunatamente però, dopo i primi mesi di stordimento in cui tutto sembrava essersi fermato, è comparsa una luce: l’interpretazione simultanea a distanza, per gli amici RSI (dall’inglese remote simultaneous interpreting).

Pur avendo cominciato a prendere piede ben prima dell’arrivo della pandemia, l’interpretazione simultanea a distanza ha subito una vera e propria esplosione in tutto il mondo solo durante il lockdown. Ma prima di tutto, come funziona? (Chi ne conosce già il funzionamento può saltare il prossimo paragrafo).

Si tratta di una modalità di interpretazione in tutto e per tutto sovrapponibile all’interpretazione simultanea, con la differenza che non avviene all’interno di una cabina insonorizzata installata nel luogo dell’evento, ma attraverso specifiche piattaforme online. In pratica: l’interprete, munito di una cuffia con microfono, si collega tramite un PC alla piattaforma, attraverso la quale sente e vede i relatori come in una normale videoconferenza e a sua volta produce la sua resa nell’altra lingua. Il pubblico ascolta la traduzione dell’interprete collegandosi alla piattaforma con un computer o un cellulare (in questo caso con un’app) e inserendo il codice identificativo dell’evento.

Dopo aver lavorato in queste modalità negli ultimi mesi attraverso varie piattaforme di RSI, in questo post vorrei fare un primo bilancio, mettendo in luce alcuni vantaggi e svantaggi dell’interpretazione simultanea a distanza dal punto di vista dell’interprete.

I VANTAGGI

Lavorare nonostante la pandemia. Grazie all’RSI possiamo continuare a lavorare senza mettere il naso fuori casa, un vantaggio non da poco vista la gravità e instabilità della situazione. Gran parte degli interpreti sono liberi professionisti con partita iva senza entrate fisse, dunque per pagare le bollette dobbiamo fatturare.

Il mondo è mio. Lavorare in RSI ci permette di accedere a incarichi che in presenza sarebbero stati inaccessibili per motivi geografici: non tutti i clienti possono permettersi di e/o sono disposti a pagarci un biglietto per un volo intercontinentale per farci lavorare all’annuale convention mondiale della loro azienda. Invece grazie all’RSI possiamo lavorare il lunedì per un cliente che si trova in Canada e il martedì per un cliente in India senza muoverci da casa. Certo, il fuso orario potrebbe essere un po’ difficile da gestire, ma questo è un altro discorso 🙂

Conciliare lavoro e vita familiare. Personalmente considero la componente dei viaggi uno degli aspetti più belli del lavoro dell’interprete, ma di contro è anche vero che, quando si ha una famiglia, a volte stare tanto tempo lontani da casa può comportare qualche difficoltà. Grazie all’interpretazione simultanea a distanza, questo problema non c’è perché i tempi di trasferta sono azzerati o comunque ridotti drasticamente.

I mini convegni. Dalla comparsa dell’interpretazione simultanea a distanza hanno iniziato a prendere sempre più piede eventi come webinar, seminari o dibattiti dalla durata molto breve, spesso sotto le due ore, pensati per venire incontro ai partecipanti che fanno più fatica a mantenere viva l’attenzione a lungo davanti allo schermo di un PC. In questo tipo di contesti, probabilmente pochi organizzatori avrebbero messo a disposizione il servizio di simultanea in presenza, scoraggiati dai costi, troppo elevanti per un incontro che magari dura solo 30 minuti. Al contrario, l’RSI si presta moltissimo a questo tipo di eventi, tanto che credo che rimarrà la soluzione ideale per questi contesti anche dopo la fine della pandemia.

GLI SVANTAGGI

Problemi tecnici. Intendiamoci: si può fare moltissimo per prevenire i problemi tecnici (usare la connessione via cavo, accedere alla piattaforma tramite il browser consigliato, lavorare con attrezzatura tecnica di qualità, ecc), ma se nonostante gli accorgimenti si verifica un problema, e non è un caso così raro, è molto più difficile risolverlo senza un tecnico presente sul posto. Le piattaforme solitamente forniscono un servizio di assistenza, ma a volte non è sufficientemente rapido.

Il dumping sociale. Come dicevo al secondo punto dei vantaggi, grazie all’RSI possiamo lavorare per clienti di tutto il mondo, ma di contro questo vuol dire che anche i clienti possono avere accesso a interpreti di tutto il mondo senza vincoli geografici e potrebbero decidere che preferiscono collaborare con colleghi che si trovano in zone in cui vengono applicate tariffe più basse delle nostre.

Che solitudine. L’interpretazione simultanea è un lavoro di squadra, ma con l’RSI la dinamica cambia drasticamente. Certamente possiamo comunicare con i colleghi tramite la chat della piattaforma, ma non credo di aver bisogno di spiegare che scrivere su una chat non è come parlare faccia a faccia. Con l’interpretazione simultanea a distanza aiutarsi a vicenda diventa molto difficile e scambiare due chiacchiere durante le pause non è che un lontano ricordo.

Dove sono i relatori? Durante un convegno in presenza avere la possibilità di scambiare qualche parola con i relatori è sempre molto utile perché abbiamo la possibilità di domandare chiarimenti, chiedere presentazioni o semplicemente abituarci un po’ al loro modo di parlare. Con l’interpretazione simultanea a distanza questa possibilità semplicemente non c’è.

E voi che ne pensate dell’RSI come interpreti? O anche come relatori o partecipanti?

L’interprete sostenibile

In questo post, l’ultimo prima della pausa natalizia, vorrei toccare uno dei temi più attuali del momento: i cambiamenti climatici, tentando di rispondere ad una domanda ben precisa: come interpreti, in che modo possiamo ridurre il nostro impatto sull’ambiente?

Premessa: il nostro lavoro è potenzialmente molto inquinante. Per raggiungere le sedi delle conferenze in cui lavoriamo prendiamo molto spesso l’aereo per le tratte lunghe e l’auto per quelle più brevi, senza contare tutta la carta che utilizziamo per prendere appunti quando lavoriamo con la tecnica dell’interpretazione consecutiva.

Tuttavia, come tutti, nel nostro piccolo anche noi possiamo fare qualcosa per inquinare un po’ di meno. Ecco cinque semplici suggerimenti per essere più sostenibili:

  1. Evitiamo di stampare le slide o altri documenti del convegno se non è strettamente necessario: possiamo sempre vederle al computer.
  2. Se in cabina troviamo materiale stampato su un solo lato, al termine del convegno facciamo il giro delle cabine, recuperiamo quella carta (ovviamente a condizione che non contenga informazioni riservate) ed utilizziamola per comporre un blocco per la consecutiva: basterà inserire i fogli su un supporto rigido con una molla per bloccarli.
  3. Quando è possibile, cerchiamo di andare alle conferenze utilizzando i mezzi pubblici o condividendo l’auto con i colleghi.
  4. Portiamo con noi una borraccia per l’acqua e un thermos per il caffè per evitare di ritrovarci a fine giornata con eserciti di bottigliette di plastica vuoto (vedi foto) e bicchieri monouso.
  5. Quando è possibile, prepariamo per le trasferte un pasto da casa invece di comprare in giro o alle macchinette cibi monoporzione pieni di imballaggi (tra l’altro meno gustosi e salutari).

E voi avete altri suggerimenti per essere interpreti più sostenibili?

Buone feste natalizie e a rileggerci a gennaio!

Qual è la migliore tecnica di interpretazione per il mio evento?

Uno dei compiti di un interprete professionista è aiutare il proprio cliente a scegliere la tipologia di interpretazione più appropriata per l’evento che sta organizzando per assicurarne la migliore riuscita. Per proporre la tecnica giusta per ogni tipo di evento occorrono delle informazioni precise, ma prima facciamo un rapido ripasso delle diverse tecniche di interpretazione.

Interpretazione simultanea

Si tratta della tecnica di interpretazione più utilizzata perché permette all’interprete di tradurre il relatore in tempo reale. In caso di incontri con più di due lingue la traduzione avviene in contemporanea in tutte le lingue. L’interpretazione simultanea si svolge in una cabina insonorizzata in cui gli interpreti hanno a disposizione una cuffia ciascuno, da cui sentono il relatore, e un microfono, da cui trasmettono la traduzione al pubblico, che li ascolta tramite una cuffia. Il pubblico può anche fare domande ai relatori parlando all’interno di un microfono, il cui suono arriva in cuffia agli interpreti, che possono tradurre per il relatore. E’ la tecnica ideale per gli incontri con molte lingue di lavoro e un pubblico vasto, nonché la tecnica in cui l’interprete ha la possibilità di lavorare nelle migliori condizioni.

Pro: permette di risparmiare tempo perché la traduzione è appunto simultanea

Contro: ha un prezzo più elevato perché occorre noleggiare attrezzatura tecnica e avvalersi dell’assistenza di un tecnico audio

Interpretazione simultanea con bidule

Uguale alla precedente, con la differenza che l’interpretazione non avviene in cabina, ma con il supporto di impianti mobili: l’interprete ascolta i relatori con una cuffietta o senza (in gergo, in oversound), a seconda delle dimensioni della sala, e trasmette al pubblico la traduzione tramite un microfono. Quindi l’attrezzatura tecnica è costituita da cuffie e microfoni. L’ideale per eventi itineranti, ma molto stancante per l’interprete se l’incontro ha una lunga durata perché ha le difficoltà della simultanea senza però la comodità dell’ambiente insonorizzato e della qualità del suono garantito della cabina.

Pro: permette di risparmiare tempo, ma costa meno della simultanea

Contro: non essendoci la cabina insonorizzata è molto stancante per gli interpreti e può risultare fastidiosa per il pubblico in sala che sente la voce dell’interprete in sottofondo

Chuchotage

La tecnica dello chuchotage, o interpretazione sussurrata, è la medesima della simultanea, con la differenza che avviene senza alcun supporto tecnico. L’interprete si posiziona accanto o dietro le persone a cui deve fornire la traduzione e sussurra la traduzione. Viste le condizioni in cui si svolge non può essere utilizzata per più di 3 persone ed è sconsigliata per lunghe giornate, perché è stancante sia per l’interprete che per chi usufruisce del servizio perché è costretto a rimanere sempre vicino all’interprete. Inoltre, può essere un elemento di disturbo per lo svolgimento della riunione. Per queste ragioni è una tecnica che si utilizza generalmente per interventi singoli in cui non è prevista l’interpretazione in cabina (magari per una lingua che non fa ufficialmente parte delle lingue di lavoro).

Pro: permette di fare a meno dell’attrezzatura tecnica

Contro: il sussurrare continuo dell’interprete può risultare fastidioso per il pubblico in sala; utilizzabile solo per pochi ascoltatori

Interpretazione consecutiva

Il relatore parla per circa cinque minuti e l’interprete prende appunti utilizzando una tecnica specifica di presa di note. Al termine di ogni porzione di intervento del relatore, l’interprete prende la parola e traduce quanto appena detto in un’altra lingua. E’ una tecnica che allunga di molto i tempi ed è infattibile per eventi con più lingue di lavoro.

Pro: non occorre attrezzatura tecnica

Contro: raddoppia i tempi

Interpretazione di trattativa

Simile all’interpretazione consecutiva, con la differenza che non vengono tradotte grosse porzioni di discorso, ma si traduce frase per frase. E’ la tecnica più utilizzata negli incontri bilaterali o nei negoziati commerciali in cui generalmente c’è uno scambio “botta e risposta”.

Pro: non occorre attrezzatura tecnica

Contro: si presta solo a eventi molto piccoli

Per capire quale di queste tecniche si presta maggiormente a un evento, pongo ai miei clienti alcune domande. Eccone alcune:

  • quante lingue di lavoro sono previste?
  • che tipo di incontro è? Informale o ufficiale? Riunione interna o conferenza?
  • qual è la durata dell’evento?
  • dove si svolge l’evento? In un piccolo ufficio o in una sala convegni attrezzata?
  • quanti sono i partecipanti?
  • quanti sono i relatori?
  • qual è lo scopo dell’evento?

Sulla base di queste informazioni l’interprete può suggerire l’opzione tecnica migliore per raggiungere l’obiettivo del cliente e, di conseguenza, coordinarsi eventualmente con l’azienda che si occuperà dell’impianto audio e/o con altri colleghi.

L’interpretazione interrompe il flusso creativo?

Si è da poco conclusa la Festa del cinema di Roma e, al di là dei film presentati e della sfilata di star, si è molto parlato della conferenza stampa di Bill Murray, caratterizzata da vari cambiamenti di programma: dal ritardo dell’ospite d’onore, alle incursioni sul palco, alla decisione di fare a meno della traduzione perché avrebbe “interrotto il flusso creativo”.

Per chi non l’avesse visto, ecco un video con parte dell’intervento:

Questo simpatico siparietto mi ricorda molto l’intervento di Grillo all’Università di Oxford, di cui ho parlato in questo blog: tanto brillante dal punto di vista comico, quanto fallimentare dal punto di vista dell’efficacia traduzione.

Così come in quella situazione, anche qui il problema non è assolutamente l’interprete, che in questo caso è l’arcinota e arcinavigata Olga Fernando ma, ancora una volta, l’organizzazione della traduzione. Per la conferenza stampa di Bill Murray gli organizzatori hanno scelto di organizzare il servizio di interpretazione optando per un mix tra le tecniche di interpretazione consecutiva e di trattativa.

I relatori stranieri avrebbero quindi dovuto parlare per qualche minuto e poi lasciare spazio all’interprete per tradurre quanto appena detto. Vista la personalità vulcanica di Bill Murray e degli altri relatori stranieri non c’è da stupirsi che questo tipo di impostazione sia stata percepita come un limite alla libera espressione.

E infatti a mio parere l’errore, come nel caso nell’incontro di Beppe Grillo, sta a monte: è stata scelta una tecnica di interpretazione sbagliata, infatti con l’interpretazione simultanea non ci sarebbe stato alcun bisogno di “interrompere il flusso creativo” perché l’interprete avrebbe potuto seguire i relatori in tutti i loro ragionamenti senza alcuna pausa. In secondo luogo, fattore totalmente ignorato dagli organizzatori che hanno acconsentito a fare a meno dell’interpretazione, in questo modo tutto il pubblico avrebbe potuto seguire gli interventi dei relatori stranieri, senza escludere gli spettatori che, legittimamente, potrebbero non avere un livello di comprensione di inglese tale da seguire gli interventi.

Ancora una volta, per avere un servizio di interpretazione efficace e che non venga erroneamente percepito come un elemento di disturbo, è fondamentale non solo avere a disposizione interpreti professionisti, ma anche una gestione del servizio affidata a professionisti.

Le dispiace se la registro?

Lavorando come interprete prima o poi arriva inevitabilmente il giorno in cui un cliente ci chiederà il permesso di registrare la nostra interpretazione. Anche se a prima vista potrebbe sembrare una richiesta legittima e “innocente”, in realtà va ponderata con molta attenzione.

A differenza di una traduzione scritta, che una volta terminata rimane per sempre a disposizione dei posteri, l’interpretazione orale di un discorso o di una riunione è strettamente legata al contesto e all’evento comunicativo in cui si svolge, da cui non andrebbe mai scissa.

Quando l’interprete traduce, essendo presente in carne e ossa all’evento, tiene conto anche delle componenti non verbali e paraverbali della comunicazione, come il tono e la postura del relatore. Parimenti, chi ascolta l’interprete ha a disposizione anche le componenti non verbali e paraverbali della sua resa, soprattutto quando si utilizzano le tecniche dell’interpretazione consecutiva o dello chuchotage, in cui l’interprete è anche fisicamente visibile al pubblico. In altre parole, se la resa venisse registrata, estrapolata dal suo contesto e riascoltata dopo molto tempo potrebbe risultare incompleta o in alcuni casi non perfettamente comprensibile.

All’elemento della fruibilità si aggiunge anche quello della responsabilità. Interpretare presuppone già di per sé una grande responsabilità, perché la comprensione del messaggio da parte di chi ascolta l’interprete dipende dalla sua resa, ma registrare la traduzione dell’interprete rende questa responsabilità ancora più gravosa.

Infine c’è la questione della proprietà intellettuale. L’interprete viene reclutato per fornire i suoi servizi espressamente per quell’evento con l’obiettivo specifico di far comprendere a chi lo ascolta il contenuto della riunione. Tuttavia, in termini di proprietà intellettuale, il contenuto dei discorsi appartiene ai relativi relatori, mentre la traduzione corrispondente nella lingua di arrivo appartiene all’interprete.

Per le ragioni sopra elencate, va da sé che un committente non dovrebbe sentirsi automaticamente autorizzato a registrare la resa dell’interprete. Al contrario, la questione della registrazione deve essere negoziata tra cliente e interprete come qualsiasi altro aspetto dell’incarico.

Quindi, se un cliente vuole registrare la resa dell’interprete dovrebbe:

  • chiederlo all’interprete / agli interpreti con largo anticipo, non il giorno stesso della riunione
  • chiedere anche l’assenso dei relatori
  • MAI registrare di nascosto senza chiedere prima il permesso
  • concordare con l’interprete / gli interpreti un compenso extra, che in Italia normalmente si aggira intorno al 50% del compenso giornaliero
  • inserire la clausola della registrazione nel contratto di interpretazione
  • in caso di accordo, effettuare la registrazione predisponendo con i tecnici audio una soluzione che registri direttamente dagli impianti e non ad esempio inserendo in maniera rudimentale un registratore in cabina in caso di interpretazione simultanea (luogo in cui gli interpreti possono legittimamente durante le pause scambiarsi comunicazioni personali)

Per quanto riguarda il pagamento del compenso extra, solitamente si fa un’eccezione in caso di registrazione di riunioni interne, quindi non destinata alla pubblicazione (ad esempio finalizzata solo alla stesura del verbale). Le altre regole rimangono valide.

Infine, in caso di trasmissione (precedentemente concordata con gli interpreti) della resa in diretta streaming, è sempre buona norma, come fanno le maggiori istituzioni internazionali, inserire sul sito che trasmette lo streaming un disclaimer che precisa che la resa degli interpreti serve solo a fini comunicativi e che fa fede l’originale.

La gestualità dell’interprete

La prossima volta che vi capita di andare ad una conferenza internazionale con un servizio di interpretazione simultanea multilingue provate a fare un test: osservate tutte le cabine, soffermandovi sulla gestualità utilizzata dagli interpreti al lavoro nelle diverse lingue. Scommettiamo che la cabina italiana sarà quella più effervescente?

Stereotipi a parte, come scrivevo in un post di qualche anno fa, noi italiani proprio non ce la possiamo fare: gesticolare fa proprio parte della nostra natura, anche se chi ci ascolta in cuffia in teoria non può vederci, e quindi non può “beneficiare” della comunicazione veicolata dai nostri gesti. Ma è accettabile che un interprete gesticoli?

Cerchiamo di fare un distinguo tra i vari contesti. Se stiamo lavorando in cabina di simultanea, a meno che non diventiamo molesti con il nostro compagno di cabina (come invece accade nel video di questo post), perché mai dovremmo limitarci? Se gesticolare fa parte della nostra natura, sforzarci di non farlo richiederebbe concentrazione e autocontrollo, e dato che l’interpretazione simultanea assorbe già una grande quantità di energia, dal punto di vista cognitivo aggiungere un ulteriore compito costituirebbe uno spreco. Durante la simultanea ogni interprete si concentra a modo suo: c’è chi gesticola, chi scarabocchia e chi lavora a maglia. Purché si faccia un buon lavoro e non si disturbi il collega, a mio avviso è tutto permesso.

Se stiamo lavorando in consecutiva o in trattativa, situazioni in cui siamo fisicamente presenti nell’interazione, a mio avviso una certa componente non verbale può contribuire a trasmettere in maniera più incisiva il messaggio dell’oratore che stiamo traducendo, insieme al tono della voce e a tutto il resto. In questi contesti dovremmo sempre tenere a mente alcune linee guida:

  • mai esagerare: anche se qualcuno dice che gli interpreti sono attori mancati, non siamo stati chiamati per fare uno show
  • cerchiamo di attenerci alla lingua-cultura nella quale stiamo traducendo: se stiamo traducendo verso l’inglese cerchiamo di contenerci, mentre invece se stiamo traducendo verso l’italiano possiamo assecondare un po’ di più la nostra spontanea gestualità. Anche se questo “adeguamento linguistico-culturale” potrebbe sembrare in teoria un po’ complicato e forzato, in realtà col tempo diventa automatico
  • non dimentichiamo che alcuni gesti hanno significati completamente diversi in diverse culture: nel corso della nostra formazione di interpreti è importante diventare consapevoli di queste differenze. Nel dubbio, meglio adottare il principio di cautela e tenere le mani impegnate (una con il blocco degli appunti e una con la penna)

Se invece stiamo lavorando in chuchotage, per non disturbare gli altri partecipanti e il relatore, oltre a tenere basso il volume della voce (non a caso si chiama chuchotage o interpretazione sussurrata), è bene limitare al massimo la gestualità.