“Being a successful interpreter” di Jonathan Downie

Due interpreti si incontrano e vanno a prendere un caffè al bar. Secondo voi di che cosa parleranno? Non ci metto la mano sul fuoco, ma sono quasi sicura che dedicheranno almeno mezz’ora a lamentarsi di quanto il mercato stia diventando difficile, di quanto sia complicato mantenere tariffe dignitose, di come le cose vadano sempre peggio, eccetera, eccetera, eccetera.

E’ vero: il mercato sta cambiando, ma rimanere immobili e investire le energie nelle lamentele di sicuro non porta a niente di positivo. Quello che serve, forse, è cambiare punto di vista e rimettersi in discussione.

Qui entra in gioco Jonathan Downie e il suo nuovo libro Being a successful interpreter. Già il sottotitolo Adding value and delivering excellence la dice lunga sul tono che percorre il libro, tutto improntato sul tema del valore che come interpreti offriamo ai nostri clienti e su come affrontare le sfide a cui ci sottopone il mercato in maniera costruttiva.

Il libro ha un taglio molto pratico, pur rimandando spesso alla ricerca scientifica, e affronta dieci tematiche che vanno dalla presunta neutralità dell’interprete, alla ricerca attiva di clienti, passando per tematiche poco frequentate come la salute psico-fisica e il lato umoristico del nostro lavoro. Ogni capitolo offre suggerimenti su azioni da intraprendere sia singolarmente che in gruppo e si chiude con un’intervista con un esperto della materia.

A me è piaciuto in particolare il capitolo sulla crescita professionale, ma consiglio caldamente di leggere tutto il libro. Colgo l’occasione per segnalare anche il podcast Troublesome Terps in cui Jonathan DownieAlexander Gansmeier e Alexander Drechsel discutono di temi attinenti all’interpretazione.

“Eastern” di Andrea Salajova

Immaginando (o sperando) che i miei lettori in questo momento siano in vacanza a godersi un po’ di riposo, il mio post di oggi è un consiglio di lettura. Si tratta di “Eastern”, romanzo d’esordio di Andrea Salajova, autrice e cineasta slovacca residente in Francia, pubblicato nel 2015 da Gallimard. Premessa fondamentale: il libro è in francese, quindi chi non conosce la lingua di Molière purtroppo, almeno per il momento, non potrà godersi il testo.

“Eastern” è la storia di Martin, un ballerino slovacco ormai trapiantato da anni a Parigi che a causa della malattia di suo nonno torna a far visita alla famiglia di origine a Michalovce, nella parte orientale della Slovacchia. Una volta a casa, accompagnato dall’amica Gabriela, si ritroverà a fare i conti con quello che è diventato e con quello che sono diventati i suoi familiari: la sorella Ivana, gelida dottoressa senza vita privata, il papà Rudolf, che sembra riservare tutte le sue attenzioni all’alcol e la nonna matriarca.

Seppur molto coinvolgenti, al di là delle vicissitudini familiari del protagonista, il motivo principale per cui consiglio il libro è che offre una prospettiva abbastanza rara per i lettori nati “al di qua del muro di Berlino” sulla cultura slovacca, in particolare la Slovacchia dell’est, ed analizza le ripercussioni delle rapide trasformazioni che la società si è ritrovata ad affrontare dopo il collasso dell’Unione Sovietica e l’arrivo a gamba tesa del capitalismo.

Se sono riuscita a solleticare il vostro interesse ecco qualche link:

  • Scheda del libro con estratto
  • Lettura di un estratto del libro fatta dall’autrice
  • Per chi volesse comprare il libro, consiglio di ordinarlo in libreria (io l’ho ordinato alla Feltrinelli) o di comprarlo su internet in formato cartaceo o e-book tramite i-Tunes o Amazon.

Buona lettura e buona estate!

 

Crediti fotografia: Gallimard

Vodník, slovacco

Concorso di traduzione “vodník”: avviso importante per i partecipanti al concorso

Cari lettori,

lo scorso novembre su questo sito è stato indetto un concorso di traduzione avente come oggetto la migliore proposta di resa in italiano del termine slovacco vodník con in palio una copia del libro “I racconti sul cagnolino e la gattina” di Josef Čapek, nella versione appena uscita in Italia tradotta da Michaela Sebokova.

Come probabilmente avrete notato, questo sito è stato completamente ristrutturato (ragione per cui è stato offline per qualche giorno). Purtroppo nel corso della ristrutturazione le proposte di traduzione ed i relativi voti raccolti sono involontariamente andati persi.

Mi scuso per questo problema tecnico e chiedo a chi aveva partecipato al concorso di inserire nuovamente il proprio voto e/o la propria proposta di traduzione all’interno dei commenti oppure inviandomi un’email a info@emanuela-cardetta.com. A scanso di equivoci aggiungerò io manualmente le proposte ed i voti. Ovviamente chi ancora non ha avuto modo di partecipare al concorso può ancora farlo.

Ricordatevi che avete ancora tempo fino al 28 febbraio!

Slovacchia: la tradizione della festa di mezzanotte

Ispirata da un simpatico articolo di un blog satirico sulla fantomatica introduzione di regole stringenti riguardanti la famigerata “busta” (per chi non avesse mai partecipato ad un matrimonio in Puglia, è una solitamente una grossa somma di denaro inserita in una busta da lettere insieme ad un bigliettino che si dona agli sposi come regalo di nozze) oggi ho pensato di soffermarmi su alcune tradizioni slovacche legate alle nozze.

In slovacco “matrimonio” si dice in due modi: manželstvo, parola che viene usata quando si parla del legame matrimoniale e svadba, che invece vuole dire solo festa / banchetto di nozze.

La tradizione slovacca vuole che ogni banchetto di nozze che si rispetti si chiuda con la “festa di mezzanotte”, costituita da due parti. Nella prima parte, detta čepčenie nevesty, alla sposa viene tolto il velo e viene messa una cuffietta tradizionale, detta čepiec. Ogni famiglia ne ha una che viene tramandata per generazioni. Ecco un video che dà l’idea di come funziona la cerimonia.

La seconda parte invece viene chiamata nevestin tanec, ossia “ballo della sposa” (nevesta: sposa): la sposa viene circondata dagli invitati al banchetto i quali, se vogliono ballare con lei, devono offrirle un dono (in denaro), che generalmente mettono in un cappello o in una pentola appositi (insomma, è una versione alternativa della “busta” pugliese, no?).

Dal_diario_di_una piccola comunistaA proposito di Slovacchia, consiglio a tutti quelli che amano la Slovacchia o che vorrebbero scoprire questo stupendo paese così vicino a noi ma così poco conosciuto, il bellissimo romanzo “Dal diario di una piccola comunista” di Michaela Sebokova, autrice slovacca, ma trapiantata da molti anni in Italia. E’ una storia, raccontata in prima persona da una bambina, ambientata negli anni ’80 durante il regime socialista che, oltre ad appassionare per le vicende familiari della protagonista, è un’occasione per imparare molto sulla storia, sulla cultura e sulle tradizioni slovacche (tra cui anche appunto la festa di mezzanotte).

Ecco il sito di Michaela con altri suoi testi e racconti.

Conferenze sulle lingue e sulla traduzione

In Friuli Venezia Giulia la scorsa settimana è stata particolarmente ricca di eventi per gli amanti della traduzione e delle lingue in generale. Ho partecipato a 3 bellissimi incontri che adesso riassumo brevemente.

Domenica 11 maggio, si è svolto “Dopo Babele. L’Europa e le lingue”, un incontro parte della rassegna Vicino Lontano, uno degli appuntamenti più importanti di Udine, durante il quale si è discusso dello status delle lingue minoritarie, in particolare il sardo ed il friulano, della (mancanza di?) tutela giuridica di cui godono, e di conseguenza, della conservazione della cultura che rappresentano.

Una delle domande che hanno appassionato di più il pubblico durante l’incontro è stata “può la cultura friulana sopravvivere senza la lingua friulana?”. Inutile dire che il dibattito che si è aperto è stato molto animato. Io, da pugliese trapiantata in Friuli, l’ho seguito con attenzione imparando molte cose sul mio popolo adottivo 🙂

ll secondo incontro, dal titolo “Udine, l’Europa e le lingue” si è svolto lunedì 12 maggio al Comune di Udine e ha visto la partecipazione del sindaco del capoluogo friulano Furio Honsell, della Presidente del centro cittadino di educazione per adulti Università delle LiberEtà Pina Raso e della professoressa Silvana Facchin Schiavi. L’incontro, preceduto da una caccia al tesoro delle lingue, voleva essere un omaggio all’Europa, per festeggiare la ricorrenza del 9 maggio, e si è trasformato in una piacevole e informale conversazione sulla diversità linguistica e culturale.

Il terzo incontro è stata la presentazione del libro “Il vademecum del traduttore. Idee e strumenti per una nuova figura di traduttore” di Andrea di Gregorio, svoltosi sabato 17 maggio alla Scuola per Interpreti e Traduttori di Trieste. L’incontro, organizzato da AITI FVG, oltre ad un’occasione per incontrare le colleghe di AITI che ancora non avevo avuto l’occasione (mea culpa) di incontrare da quando sono entrata nell’associazione, è stato una miniera di spunti pratici su vari aspetti della professione del traduttore in particolare, ma anche di quella dell’interprete.

http://www.amazon.it

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Il libro si concentra in particolare su tre aspetti della professione: il rapporto tra il traduttore ed il committente, la revisione del testo di arrivo e la redazione del testo di arrivo. Durante la presentazione (che a dire il vero sarebbe più corretto chiamare conversazione, visto l’interazione che c’è stata tra Andrea Di Gregorio ed i partecipanti), si è discusso di molti punti “caldi”: l’autorialità del traduttore, la necessità di “educare” il committente per riuscire a creare un “prodotto su misura” di qualità, la fatidica prova di traduzione, l’iper-revisione (o come dice l’autore “il delirio correttivo” 🙂 ) e molto altro.

Non ho ancora letto il libro, ma mi propongo di farlo al più presto. Per chi volesse reperirlo, ecco un link utile.

Marketing per interpreti e traduttori: fonti di ispirazione

I lavoratori autonomi di qualunque settore devono confrontarsi con un grande scoglio, soprattutto all’inizio della loro carriera (ma non solo): come farsi conoscere? Come acquisire clienti?

Queste sono le tipiche domande da 1 milione di dollari a cui non si può rispondere con un’unica “risposta corretta”. Dipende dal singolo settore: un grafico non potrà adottare le stesse strategie di marketing di un interprete o di un traduttore. Ma non solo: non tutti gli interpreti e traduttori possono utilizzare le stesse strategie, perché molto dipende dalle lingue di lavoro, dal mercato di riferimento, dalla predisposizioni personali, dall’ambito di specializzazione e da molti altri fattori.

La capacità di “sapersi vendere” è parte integrante delle abilità di un interprete o traduttore (ed ahimè, un tema totalmente trascurato dai programmi universitari di pressoché tutti i corsi di studio di traduzione e interpretazione), perché anche il professionista più talentuoso non può sopravvivere senza qualcuno che compri i suoi servizi.

Secondo la mia esperienza, la strategia più efficace è quella di elaborare un piano d’azione personalizzato che tenga conto dei fattori a cui ho accennato prima con obiettivi misurabili (a questo proposito segnalo questo interessante post). Per fare questo ci sono moltissime fonti da cui trarre ispirazione.

Ad esempio, suggerisco l’ottimo podcast in inglese Marketing tips for translators della traduttrice Tess Whitty (dall’inglese allo svedese). In ogni puntata (che si può ascoltare direttamente sul sito che ho linkato o su ITunes), l’autrice intervista autorevoli professionisti della traduzione che dispensano ottimi consigli concentrandosi in ogni puntata su un tema specifico come il CV, il profilo LinkedIn, ecc.

Per migliorare la propria strategia di marketing, esistono moltissime altre fonti a cui fare riferimento. Il modo più semplice e meno dispendioso è quello di dare un’occhiata a blog che parlano di questo tema (eccone alcuni).

Per i lettori più tradizionalisti, esistono anche pubblicazioni specifiche, tra cui:

Per chi volesse avere una consulenza personalizzata sulla propria strategia di marketing, c’è anche la possibilità di partecipare ad uno dei molti webinar offerti da Proz o da molti professionisti tra cui alcuni di quelli già citati.

“Thoughts on translation” di Corinne McKay

Foto: www.amazon.com

Foto: www.amazon.com

Ho da poco finito di leggere  “Thoughts on translation” della traduttrice americana Corinne McKay, nonché autrice dell’omonimo e popolare blog.

Il libro è un manuale pensato per tutti i traduttori, dai principianti ai più navigati, ed ha a mio parere il grande merito di avere un taglio molto pratico, nei contenuti, nello stile e nel formato: è costituito infatti da una serie di brevi paragrafi (massimo due pagine) che non sono altro che post pubblicati dall’autrice sul suo blog tra il 2008 e il 2012, ordinati per argomento e riuniti in 9 capitoli indipendenti tra loro: ognuno può cominciare dal capitolo che reputa più interessante.

I temi affrontati spaziano dai primi passi nel mondo della traduzione alle questioni economiche, passando per il marketing, i rapporti con i clienti e le tecnologie impiegate nella traduzione. Essendo l’autrice americana, il mercato preso in considerazione è essenzialmente quello americano, ma è possibile adattare le informazioni contenute nel testo alla propria realtà locale. 

Anche se l’autrice analizza principalmente tematiche relative al lavoro dei traduttori, gli spunti interessanti anche per gli interpreti non mancano. Personalmente ho trovato particolarmente interessanti i capitoli sulle relazioni coi clienti e sul marketing, ricchi di consigli utili per comunicare la propria professionalità nel modo più appropriato e per evitare o, imparare a gestore situazioni spiacevoli.

“La voce degli altri” di Paolo Maria Noseda

Ho da poco finito di leggere le appassionanti memorie di Paolo Maria Noseda La voce degli altri. Paolo Noseda è uno dei più famosi interpreti italiani, noto al grande pubblico per la sua collaborazione con il seguitissimo programma di Rai 3 Che tempo che fa, nel quale presta la voce agli ospiti stranieri.

A dispetto di quello che qualcuno potrebbe aspettarsi, non si tratta di un manuale destinato esclusivamente agli addetti ai lavori, in cui si dispensano consigli di natura professionale. O meglio, gli spunti per chi svolge o si accinge a intraprendere questa professione non mancano, ma questo libro è molto di più di un semplice manuale.

E’ un libro scritto per tutti, che parla di una persona che ama profondamente il suo lavoro, lavoro che gli ha permesso di incontrare delle personalità straordinarie. Mi hanno molto appassionato le cronache degli incontri con giganti della cultura mondiale come Roberto Saviano, Bono Vox, David Grossman, Salman Rushie, per citarne solo alcuni della lunga lista.

La voce degli altri si pone come obiettivo il fornire una risposta a una semplice domanda: che cosa fa un interprete? In un paese come il nostro in cui gli interpreti non godono di molte protezioni e riconoscimenti (la prima dimostrazione fra tutte è la mancanza di un albo), offrire una risposta a questa domanda è già di per sè molto impegnativo.

Mi è molto piaciuta la definizione della professione di interprete offerta dall’autore: “non siamo traduttori, doppiatori, attori, professori, tuttologi o ballerini, medici o cantanti, tecnici o teorici, siamo solo degli esseri umani e, come tali, cerchiamo, al meglio delle nostre possibilità e facoltà, di interpretare, appunto, le idee e le parole degli altri, con la nostra voce, la nostra mente e il nostro cuore” (p. 202).

Leggendo il libro sono stata colpita dalla grande umanità e umiltà dell’autore. Ad esempio, ho rivisto me stessa quando mi capita di incontrare colleghi molto più navigati di me quando descrive la sua emozione al cospetto della regina dell’interpretazione televisiva Olga Fernando dietro le quinte del Festival di Sanremo: “Non la seguo più. Ho troppa paura. Poi la velocità, il ritmo, l’intonazione insomma non ci sono abituato. Lei è divina. (…) Lei sì che è una vera interprete” (p. 87).

Si dimostra estremamente umano quando chiede comprensione ai telespettatori di Che tempo che fa per le sbavature commesse durante l’interpretazione della difficilissima intervista di Fabio Fazio a Condoleezza Rice (p. 95).

Il libro contiene anche molti episodi esilaranti, uno dei quali si svolge in un elegante hotel e che, per una serie di vicissitudini, vede il protagonista aggirarsi nella hall avvolto in un telo da doccia ed imbattersi in Pippo Baudo e Katia Ricciarelli, rimasti al quanto sorpresi dalla mise dello sventurato ospite.

Dal mio punto di vista, sarebbe stato interessante se l’autore si fosse soffermato più a lungo sugli inizi della sua carriera, regalando ai giovani interpreti qualcuno dei segreti che lo hanno portato al meritato successo con cui è stato coronato. Tuttavia, come ho già detto, La voce degli altri è molto di più di un semplice manuale per addetti ai lavori e la sua missione è molto più importante.