Il valore aggiunto di un professionista

Qualche tempo fa ho avuto un grosso problema in casa: una perdita dalla colonna di scarico del bagno, un vero incubo! Senza pensarci due volte, la prima cosa che ho fatto è stato chiamare un idraulico consigliato da un conoscente, ossia un professionista del settore che probabilmente aveva già fatto il lavoro di cui avevo bisogno decine, se non centinaia di volte, e che infatti ha risolto rapidamente il mio problema.

Fare ricorso a un professionista per risolvere un problema potrebbe sembrare ovvio, ma in realtà non sempre è così. Spostandoci nel settore dell’interpretazione e della traduzione, infatti, non sempre si applica lo stesso ragionamento. Ho perso ormai il conto delle volte che mi sono sentita dire che per una traduzione o un’interpretazione si poteva fare a meno di professionista con affermazioni del tipo: “Mi arrangio da solo” oppure “Chiedo a mia nipote che questa estate ha fatto un corso in Inghilterra”.

In realtà soluzioni approssimative danno risultati ugualmente approssimativi, con conseguenze a volte disastrose. Io sono convinta del fatto che la preparazione e la professionalità abbiano ancora un valore aggiunto, che riassumerò in cinque punti.

Efficacia

E’ banale, ma non bisogna dimenticare che una traduzione amatoriale, fatta da una persona con una media conoscenza di una lingua straniera, non avrà mai la stessa efficacia di una traduzione realizzata da un traduttore professionista con anni di esperienza. Non mi stancherò mai di dirlo: per lavorare come interprete o traduttore conoscere una lingua straniera è fondamentale, ma non sufficiente: occorre tutto un bagaglio di conoscenze e competenze che non si possono improvvisare.

Tempi

Può essere divertente ogni tanto dilettarsi facendo cose che non si sono mai fatte prima, ma quando i tempi sono stretti, ad esempio se occorre la traduzione di un articolo da pubblicare su una rivista scientifica entro una settimana, non c’è tempo per fare esperimenti e nessuno è più veloce di un traduttore professionista.

Tranquillità

Affidarsi a un professionista di fiducia ci dà tranquillità e sicurezza: la nostra esigenza sarà soddisfatta da una persona con esperienza, quindi non dobbiamo più preoccuparcene o temere di aver fatto qualcosa di sbagliato.

Responsabilità

Nel momento in cui un professionista accetta un incarico, si impegna a svolgerlo nel migliore dei modi e a rimediare ad eventuali problemi. Nel mio esempio iniziale dell’idraulico, la mia colonna di scarico per qualche ragione che ignoro ha continuato ad avere qualche problema dopo il primo intervento, ma quando l’ho richiamato, l’idraulico è tornato e ha risolto, questa volta in maniera definitiva, il mio problema.

Risparmio

Sì, intendo proprio risparmio di denaro, perché una traduzione o un servizio di interpretazione approssimativo o sbagliato si traducono in una perdita di denaro. Un sito web aziendale con una traduzione raffazzonata comunicano un’immagine dell’azienda altrettanto raffazzonata, che probabilmente spingerà un potenziale cliente a cercare altrove.

E voi credete ancora nel valore aggiunto di un professionista? Preferite fare ricorso a un professionista o darvi al fai da te?

Ma lei è traduttrice certificata?

In questo post vorrei rispondere a una domanda che mi viene posta molto spesso da clienti italiani che hanno bisogno di far tradurre documenti da consegnare ad autorità straniere.

Facciamo un esempio concreto: Mario Rossi ha conseguito una laurea in un’università italiana e vuole partecipare a un bando per un dottorato di ricerca nel Regno Unito. L’università che ha indetto il bando gli chiede di allegare alla domanda di dottorato tutta una serie di documenti, come ad esempio il diploma di laurea e il piano di studi con gli esami sostenuti. Questi documenti sono ovviamente in italiano e, a meno che non possano essere rilasciati dall’università italiana direttamente in inglese, occorre tradurli in inglese.

A questo punto della storia la strada di Mario Rossi incrocia la mia: mi contatta e mi chiede di tradurre questi documenti, precisando che l’università britannica ha chiesto che i documenti vengano fatti tradurre da un traduttore certificato. Ecco quello che rispondo tipicamente a Mario Rossi.

In molti Paesi esiste la figura del traduttore certificato o giurato: i professionisti registrati come tali appongono in calce alla loro traduzione il loro timbro personale, ufficialmente registrato presso l’autorità competente, con cui certificano la fedeltà e l’accuratezza della traduzione.

In Italia, invece, non esiste un registro di traduttori certificati, né giurati. Esiste però la possibilità di ottenere traduzioni giurate, dette anche asseverate. Asseverare una traduzione vuol dire che il traduttore prepara un plico con il documento di partenza, la traduzione e un apposito modulo e giura davanti a un pubblico ufficiale (in Tribunale o dal Giudice di Pace) che la traduzione è fedele e accurata. Giurando e firmando il modulo di asseverazione, il traduttore si assume una responsabilità penale.

Una traduzione asseverata ha costi più alti rispetto a una traduzione standard, sia perché vanno aggiunte delle marche da bollo, sia perché, assumendo una responsabilità penale, nel preventivo il traduttore aggiunge ai costi di traduzione standard un extra.

Una volta illustrata questa differenza nei diversi sistemi nazionali, consiglio a Mario Rossi di chiedere all’autorità a cui andranno consegnate le traduzioni di riferire quanto spiegato e di verificare se ha dunque bisogno di una traduzione asseverata secondo il sistema italiano o se è sufficiente una traduzione standard.

Secondo la mia esperienza, a volte le autorità a cui sono destinate le traduzioni optano per soluzioni di compromesso come una semplice dichiarazione su carta semplice in cui come traduttrice dichiaro di aver tradotto i documenti in maniera accurata. In altri casi mi è stato chiesto di allegare un documento che attestasse il fatto che sono una traduttrice professionista, e in questo caso ho allegato la mia tessera di socia all’associazione professionale di interpreti e traduttori a cui sono iscritta.

La prova di traduzione: favorevoli o contrari?

Il primo post di quest’anno riguarda una questione abbastanza controversa per i traduttori: la prova di traduzione. La prova di traduzione consiste in un breve testo che a volte le agenzie inviano ad un traduttore con cui non hanno ancora lavorato per testare le sue competenze in vista di un potenziale incarico o al fine di inserirlo nel proprio database di traduttori. Una volta ricevuto il testo, il traduttore svolge la traduzione (senza compenso) e la invia all’agenzia, che la valuta e comunica al traduttore la sua risposta.

Le ragioni del no

Come dicevo prima è una questione un po’ controversa perché alcuni traduttori sono contrari al concetto stesso di prova di traduzione. La loro posizione è questa: se quando abbiamo bisogno di una consulenza medica nessuno di noi si sognerebbe mai di chiedere ad un medico una “prova di visita medica gratuita”, perché invece la stessa richiesta è considerata legittima quando parliamo di un traduttore? Non si tratta in entrambi i casi di servizi professionali in cui il committente è tenuto a dare fiducia al professionista?

Inoltre, se ciascun potenziale cliente (agenzie e clienti privati) chiedesse ad un traduttore una prova di traduzione gratuita, il traduttore finirebbe per lavorare senza compenso per una parte significativa della sua giornata.

Infine, non è detto che chi valuta la prova di traduzione abbia le compentenze per giudicarla in maniera adeguata, e in ogni caso, la traduzione non è una scienza esatta e a volte il confine tra stile personale ed errore oggettivo non è molto netto.

Le ragioni del sì

Pur comprendendo in parte le ragioni dei detrattori della prova di traduzione, personalmente non sono infastidita se un’agenzia che ancora non mi conosce mi chiede di fare una piccola prova, soprattutto se l’agenzia in questione è italiana: in Italia purtroppo per lavorare come interprete o traduttore non occorre avere nessun requisito e non è raro imbattersi in persone che dall’oggi al domani si improvvisano traduttori senza avere la minima idea di cosa significhi tradurre. Considerata questa anarchia, una prova di traduzione ha il vantaggio di separare immediatamente un traduttore professionista da un dilettante, e secondo me questo è positivo sia per il committente che per il traduttore professionista.

Un altro motivo per cui non sono ostile alla prova di traduzione è che, oltre a permettere al committente di testare il traduttore, permette anche al traduttore di testare il potenziale committente. Anche noi traduttori possiamo scegliere con chi collaborare e se in fase di prova di traduzione ci rendiamo conto che quel determinato committente ha un modo di fare che non ci piace (modi bruschi, tempi di risposta lunghissimi, osservazioni sulla nostra traduzione irrilevanti) possiamo scegliere di non dare seguito alla collaborazione nascente.

Se sì, come?

Detto questo, pur essendo favorevole alla prova di traduzione, è fondamentale delimitarne i confini in maniera netta.

  1. Il testo della prova di traduzione deve essere breve (non oltre le 2 o 3 pagine): un testo di 15 pagine si chiama “lavoro gratis”, non prova di traduzione!
  2. Se il committente ritiene che la nostra prova di traduzione sia inadeguata è tenuto a spiegare in maniera dettagliata e puntuale le sue obiezioni in modo tale da darci la possibilità di motivare le nostre scelte.
  3. Se il committente ci chiede di svolgere una prova di traduzione, ci sta chiedendo una cortesia, quindi non è nella condizione di pretendere una consegna urgente.

E voi siete favorevoli o contrari alla prova di traduzione?

Vita da freelance: come gestire i momenti di magra

Diciamocelo: per alcuni versi lavorare come freelance è fantastico. Non ci sono superiori antipatici da sopportare, non bisogna fare la lotta coi colleghi per prendere le ferie, compatibilmente con le scadenze si ha la libertà di organizzare il proprio lavoro e, se non si ha nulla da fare, ci si può tranquillamente concedere il lusso di andare a fare un bagno in piscina anche alle 3 del pomeriggio. Ovviamente non è tutto oro quel che luccica perché c’è uno scotto da pagare per questa libertà: un freelance non ha uno stipendio fisso, non ha le ferie e il congedo di malattia pagati e soprattutto non ha un flusso di lavoro prevedibile e tanto meno costante.

Nella mia esperienza, quest’ultima peculiarità è la più difficile da gestire. Soprattutto nei primi anni, un freelance passa da momenti di estasi, in corrispondenza di incarichi consistenti e soddisfacenti, a momenti di magra, in cui sembra che nessuno abbia più bisogno di noi e in cui, nelle fasi più acute, finiamo per rimpiangere il nostro caro vecchio lavoro da dipendente. E’ proprio in questi momenti che è fondamentale mantenere alto lo spirito e ricordarsi che i momenti di magra capitano a tutti e che non c’è motivo di disperarsi.

Al contrario, bisogna ricordare che i momenti morti possono essere preziosi perché ci offrono l’opportunità di dedicarci ad attività non sono piacevoli, ma anche utili, che però normalmente non abbiamo il tempo di fare. Sono proprio questi i momenti in cui possiamo gettare i semi che in futuro ci permetteranno di crescere professionalmente. Parlo di tutte quelle attività che arricchiscono il nostro bagaglio professionale di nuove competenze o che semplicemente ci rendono persone e, di conseguenza, anche professionisti migliori.

Ecco qualche esempio valido per il campo che conosco meglio, la traduzione:

Attività Potenziali benefici professionali
Ricerca di nuovi clienti Aumento del flusso di lavoro
Aggiornamento sito / CV / profili sui social network professionali Una maggiore visibilità aumenta le possibilità di trovare nuovi clienti
Fare rete e confrontarsi coi colleghi (online o di persona) Miglioramento delle competenze professionali e aumento del flusso di lavoro
Aggiornamento professionale (lettura articoli / ascolto contenuti nelle nostre lingue di lavoro) Miglioramento delle competenze professionali
Approfondimento di un campo totalmente diverso dal nostro (potremmo fare un corso di medicina / pittura / cinema… qualsiasi cosa solletichi il nostro interesse) Preparazione a un eventuale incarico su quel tema
Sport Mantenimento di un buono stato di salute psicofisico
Relax e ricarica delle batterie in vista della prossima ondata di lavoro Mantenimento di un buono stato salute mentale

E voi, freelance e non, avete altri suggerimenti per tenere lontano lo sconforto e mettere a frutto i momenti di magra?