Glossario: i titoli di studio slovacchi

Una delle prime cose che mi hanno sorpreso quando sono arrivata in Slovacchia è stata l’onnipresenza e la varietà dei titoli di studio. In tutti gli uffici, in tutti i documenti e praticamente ovunque, i nomi delle persone sono preceduti da sigle che all’inizio mi sembravano totalmente incomprensibili: ero circondata da Mgr, JUDr o MUDr, senza capire a cosa corrispondessero. Il colmo è stato quando ho scoperto di appartenere alla razza dei Mgr (che per fortuna non vuol dire “megera” ma “laurea magistrale”)…

Ecco un glossario con i titoli di studio slovacchi più comuni e le relative abbreviazioni. Le richieste di integrazione sono più che benvenute 🙂

Abbreviazione in slovaccoSpiegazione in slovaccoTraduzione in italiano
ArtD.

Doktor umenia

Dottore di ricerca in lettere
Bc.BakalárLaurea triennale
Ing.InžinierIngegnere (laurea magistrale)

Ing.arch.

Inžinier architektIngegnere architetto (laurea magistrale)

JUDr.

Doktor práva

Dottore in diritto (laurea magistrale)

MDDr.

Doktor zubného lekárstva

Dottore in odontoiatria (laurea magistrale)
Mgr.MagisterLaurea magistrale in scienze umane
Mgr. art.Magister umeniaLaurea magistrale nelle arti
MUDr.

Doktor všeobecného lekárstva

Dottore in medicina generale (laurea magistrale)
MVDr.

Doktor veterinarského lekárstva

Dottore in medicina veterinaria (laurea magistrale)
PaedDr.

Doktor pedagogiky

Dottore in pedagogia (laurea magistrale)

PharmDr.

Doktor farmacie

Dottore in farmacia (laurea magistrale)
PhD.

Philosophiae doctor

Dottore di ricerca

PhDr.

Doktor filozofie

Dottore in scienze umane e lettere (laurea magistrale)

RNDr.

Doktor prírodných vied

Dottore in scienze naturali (laurea magistrale)

ThDr.

Doktor teológie

Dottore in teologia (laurea magistrale)

Dando un’occhiata ai titoli slovacchi, ho l’impressione che siano più numerosi rispetto a quelli italiani (oltre a dott., avv., arch., geom., prof., ing, rag. non me ne vengono in mente altri). Inoltre, mentre i titoli slovacchi sono meramente titoli di studio, quelli italiani tendono ad essere titoli professionali. In soldoni: se in Italia studi legge, ma non eserciti la professione di avvocato, normalmente non ti firmerai Avv. Rossi. In Slovacchia invece, anche se non eserciti, sarai sempre JUDr. Novák.

La parola del giorno: l’ora zero

Quando vivevo in Slovacchia e insegnavo in alcune scuole ho sentito parlare per la prima volta di nultá hodina, letteralmente “ora zero” (anche se io la tradurrei più semplicemente “levataccia”).

L’ora zero è una pratica usata a scuola in alcuni paesi per permettere agli studenti di svolgere delle attività prima dell’inizio ufficiale delle lezioni. Facciamo un esempio concreto: supponiamo che in una scuola la prima ora cominci alle 8 e che ogni ora duri 60′. In questo caso l’ora zero andrà dalle 7 alle 8. Teoricamente, l’ora zero non dovrebbe essere destinata alle lezioni normali, ma dovrebbe essere riservata ad attività extrascolastiche (come musica, danza o sport) o per eventi speciali (ripasso pre esame, preparazione della recita scolastica, ecc). Nella pratica, almeno in Slovacchia, spesso non è così perché in alcune scuole l’ora zero è un’ora come le altre, tant’è che è riportata sull’orario ufficiale.

Questa pratica esiste anche negli Stati Uniti, dove si parla di zero hour o zero period. In alcune scuole il funzionamento è identico a quello della Slovacchia, mentre in altre la differenza è che l’ora extra non si svolge prima delle lezioni normali, ma dopo e a volte viene usata come una sorta di dopo scuola obbligatorio per rimediare a brutti voti.

Analogie tra interpretazione e musica

Il 26 e 27 marzo scorsi ho seguito in streaming la 19° conferenza DG SCIC (Direzione Generale Interpretazione della Commissione Europea) – Universities in cui sono stati trattati temi relativi all’interpretazione alle istituzioni europee e alla formazione degli interpreti.

Quest’anno il titolo era “(re)Making connections” e, tra le varie sessioni, ho seguito con moltissimo interesse soprattutto quella dal titolo “Entering the profession. Stakeholders views: bridging the gap” durante la quale i responsabili dei servizi di interpretazione delle istituzioni UE si sono confrontati con docenti delle facoltà di interpretazione sul tema della transizione dall’università alla professione e del fantomatico divario che esiste tra i due mondi dal punto di vista della preparazione degli interpreti.

Tra i vari interventi mi ha colpito molto quello di Patrick Twidle (Corte di Giustizia) che ha paragonato l’interpretazione alle istituzioni europee ad un concerto di musica classica: così come un violinista che non riesce a stare dietro all’orchestra pregiudica l’intera esibizione, allo stesso modo, un interprete che non è in grado di reggere il ritmo del lavoro alle istituzioni UE causa grossi problemi non solo ai colleghi di cabina, ma anche a tutte le altre.

In realtà già da un paio d’anni a questa parte, cioè da quando ho iniziato a studiare uno strumento musicale (guarda caso, proprio il violino), avevo iniziato a pensare alle forti analogie tra questi due mondi: l’interpretazione e la musica. Ecco alcuni elementi comuni.

L’esibizione

E’ ovvio chen musicista si esprima attraverso l’esibizione, ma in un certo senso la stessa cosa vale anche per un interprete. Accendere il microfono e comunicare ad un pubblico quello che sta dicendo un oratore in un’altra lingua è un po’ come andare in scena. In entrambi i casi durante la “performance” bisogna mantenere la concentrazione e cercare di evitare o di limitare al massimo gli errori.

L’ansia da prestazione

E’ la diretta conseguenza del punto precedente. Prima di ogni esibizione per un musicista avere un po’ di ansia è normale, anzi, nella giusta misura è persino un bene, perché lo aiuta a tenere elevato il livello della concentrazione. Idem per un interprete prima di una conferenza importante o prima di un esame.

La costanza

Ogni musicista ha alle spalle anni di studio, ma soprattutto è un campione di costanza. Non è possibile raggiungere risultati eccellenti senza un esercizio quotidiano. Lo stesso vale per un interprete, che deve quotidianamente aggiornare le sue conoscenze linguistiche (leggere e informarsi in tutte le sue lingue di lavoro, compresa la propria lingua madre) e tenere allenate le tecniche di interpretazione (in primis interpretazione simultanea e consecutiva).

La tecnica e l’espressività

Ai musicisti eccellenti non possono mancare, tra le varie caratteristiche, due doti: la tecnica e l’espressività. Analogamente, un interprete deve avere una solida conoscenza delle tecniche di interpretazione, ma deve anche avere una buona capacità espressiva. In altre parole, non conta solo che cosa dice (la correttezza del contenuto), ma anche come lo dice (tono della voce, linguaggio non verbale, registro, ecc.).

L’orchestra

Di solito un musicista non si esibisce da solo, ma con altri musicisti e spesso con un’intera orchestra. E’ quindi fondamentale essere in sintonia con loro: accordare gli strumenti alla stessa frequenza, andare allo stesso tempo e spartirsi bene le parti. Allo stesso modo, un interprete (per lo meno durate l’interpretazione simultanea) lavora all’interno di una squadra che, per fornire un buon servizio, deve avere un’intesa. In un’équipe con una buona sintonia gli interpreti riescono a darsi il cambio senza problemi, sanno aiutarsi l’un l’altro in caso di difficoltà, non si disturbano a vicenda e mantengono un’atmosfera piacevole.

L’improvvisazione

Alcuni stili musicali, ad esempio il jazz, sono basati sull’improvvisazione. I musicisti suonano senza uno spartito: hanno un tema e su quello devono lavorare. Ogni volta che un interprete mette piede in una cabina è consapevole del fatto che è ignaro di quello che verrà detto e che quindi dovrà tradurre. Ovviamente sa qual sarà l’argomento e conosce l’ordine del giorno, ma è impossibile prevedere con precisione quale direzione prenderà l’incontro. Può capitare che ad una conferenza sull’agricoltura venga citato un passaggio della Bibbia o che ad un congresso di medicina si citi il titolo di un film. Anche se un buon interprete ha dalla sua parte un’ottima cultura generale, è ovvio che non potrà sapere tutto e che alcune cose lo lasceranno spiazzato, ma dovrà essere in grado di improvvisare e di trovare la strategia migliore per “rimanere in piedi” in ogni circostanza.

Siete d’accordo con le mie analogie? Ne aggiungereste delle altre?

Segnalazione cinematografica: “La famiglia Belier”

Buongiorno e buon lunedì!

Oggi vorrei segnalarvi un film che ho visto questo fine settimana. E’ la storia di una famiglia francese formata da mamma, papà ed un figlio sordomuti e da una figlia udente che funge costantemente da interprete per l’intera famiglia, con conseguenze a tratti comiche e a tratti drammatiche.

L’abitudine di “usare” un figlio (o un altro familiare) come interprete è purtroppo una pratica molto diffusa, sia tra i sordi con figli udenti, che tra gli immigrati con figli nati nel paese di destinazione, causando non pochi problemi sia dal punto di vista della qualità del servizio di interpretazione, ma anche e soprattutto per l’equilibrio psicologico del mediatore improvvisato, che a volte deve confrontarsi con situazioni molto difficili (ecco un video che parla di questo tema pubblicato qualche tempo fa su questo blog).

Tornando al film, vi consiglio caldamente di andare e vederlo perché affronta questo tema con grande allegria, ironia e bella musica.

La Famiglia Belier – Trailer Ufficiale Italiano

Vincitore del concorso sulla miglior traduzione di “vodník”

Chi di voi segue questo blog probabilmente sarà in attesa di conoscere il nome del vincitore della gara di traduzione indetta lo scorso novembre. Dopo qualche giorno di meditazione dopo la fine del concorso, abbiamo finalmente il vincitore…

Vodník, slovacco

Immagine di Sensei-Mew http://fav.me/p22305441

… ma prima faccio un breve riassunto per chi non frequenta molto questo sito. Il concorso riguardava la miglior proposta di traduzione del termine slovacco vodník (un personaggio del folklore boemo, illustrazione a destra) in lingua italiana e si è concluso lo scorso 28 febbraio. Il premio in palio è una copia di “I racconti sul cagnolino e la gattina” di Josef Čapek, nella versione tradotta in italiano da Michaela Sebokova appena pubblicata.

Le proposte di traduzione arrivate sono state valutate da Michaela Sebokova, ideatrice del concorso, che con insindacabile giudizio ha decretato come traduzione vincente… (rullo di tamburi virtuale) … idrogoblin, proposta da Lituopadania! Congratulazioni!

Faccio i complimenti a tutti i partecipanti per la creatività dimostrata con le loro proposte di traduzione e ringrazio Michaela per la bellissima idea di indire questo concorso.

Chiedo gentilmente a Lituopadania di contattarmi in privato a info@emanuela-cardetta.com per comunicarmi l’indirizzo a cui inviare il premio.

Alla prossima!

Adulti austriaci: studenti modello

Questa settimana sono a Villach (o Villacco, come dir si voglia) per un progetto Leonardo sulla formazione degli adulti, ospite con altri 6 colleghi della Volkshochschule: una bellissima esperienza da molti punti di vista.

La città (o forse sarebbe più indicato parlare di paese viste le dimensioni) è molto carina e tranquilla, il tempo finora è sempre stato bello e le lezioni sono molto interessanti.

Nel corso della settimana ho tenuto corsi di inglese a 4 gruppi diversi di livelli diversi e una cosa mi ha colpito in particolare: gli studenti studiano davvero!

L’esperienza mi insegna che in un centro di formazione per adulti questo non è affatto scontato. Generalmente gli studenti sono presi dal lavoro, dagli obblighi familiari e da tutto il resto, quindi la maggior parte di loro riesce a malapena a ritagliarsi il tempo per frequentare le lezioni. Gli studenti che ho incontrato qui invece, con mia grande sorpresa, si sono persino preoccupati di studiare in anticipo l’argomento che sarebbe stato trattato a lezione.

Sicuramente il campione di studenti che ho incontrato non sarà rappresentativo di tutti gli studenti adulti austriaci, ma comunque chapeau!

Vodník, slovacco

Concorso di traduzione “vodník”: avviso importante per i partecipanti al concorso

Cari lettori,

lo scorso novembre su questo sito è stato indetto un concorso di traduzione avente come oggetto la migliore proposta di resa in italiano del termine slovacco vodník con in palio una copia del libro “I racconti sul cagnolino e la gattina” di Josef Čapek, nella versione appena uscita in Italia tradotta da Michaela Sebokova.

Come probabilmente avrete notato, questo sito è stato completamente ristrutturato (ragione per cui è stato offline per qualche giorno). Purtroppo nel corso della ristrutturazione le proposte di traduzione ed i relativi voti raccolti sono involontariamente andati persi.

Mi scuso per questo problema tecnico e chiedo a chi aveva partecipato al concorso di inserire nuovamente il proprio voto e/o la propria proposta di traduzione all’interno dei commenti oppure inviandomi un’email a info@emanuela-cardetta.com. A scanso di equivoci aggiungerò io manualmente le proposte ed i voti. Ovviamente chi ancora non ha avuto modo di partecipare al concorso può ancora farlo.

Ricordatevi che avete ancora tempo fino al 28 febbraio!

I politici italiani si ostinano a fare a meno degli interpreti

L’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori… ma in quanto a conoscenza delle lingue straniere non brilliamo di certo. Se ce ne fosse bisogno, ce l’ha ricordato pochi giorni fa il nostro premier Renzi, che è intervenuto al blasonatissimo Forum Mondiale di Davos sfoderando il suo inglese (come dire?) “peculiare”.

Renzi_Davos

Ora, non dico che tutti i politici debbano sapere l’inglese. Del resto, loro fanno un altro lavoro. Sarebbe come se la gente si aspettasse che da me che sia in grado di riparare una lavatrice, cosa che non so minimamente fare.

La mia domanda invece è, proseguendo con l’analogia: io quando ho la lavatrice rotta, chiamo il tecnico della lavatrice, ma perché invece quando Renzi va a Davos non si fa tradurre da un interprete? Sicuramente sia lui, sia noi italiani faremmo una miglior figura.

Se l’idea è “non mi serve l’interprete perché devo far vedere che so l’inglese e dunque sono figo” temo che sia un buco nell’acqua. Caro Renzi, il tuo inglese è più che dignitoso e adeguato per situazioni della vita quotidiana, ma per vetrine così prestigiose, forse sarebbe meglio affidarsi a un professionista.