La parola del giorno: cépečkár

Non so se capita anche a voi, ma a me capita spesso di imparare una parola fino a quel momento a me sconosciuta e da lì in poi trovarla continuamente e dappertutto per i giorni successivi. Questo è quello che mi è successo ultimamente con la parola slovacca cépečkár (pronunciato: zèpeckar).

Un cépečkár o cezpoľný è una persona che vive e lavora/studia in una città diversa da quella in cui è nato. Solitamente è un termine che si usa per definire uno slovacco che si trasferisce a Bratislava, ma proviene da un’altra regione del Paese. La quintessenza del cépečkár è uno slovacco dell’est, ossia un východniar (da východ: est) che si trasferisce a Bratislava per studiare o lavorare. Trasportato nella cultura italiana, è il corrispondente del pugliese/calabrese/siciliano a Milano.

Non esiste un corrispondente 1 ad 1 di cépečkár in italiano perché è un concetto che tendiamo a distinguere in due sottoconcetti: “fuorisede” e “pendolare”. Tuttavia, se in slovacco si vuole parlare nello specifico del concetto di “pendolare”, si usano i verbi pendlovať e dochádzať.

La cosa più affascinante di questa parola è la sua origine: cépečkár, di cui esiste anche la variante grafica CPčkár, viene dal nome del sito cp.sk, un sito fantastico e molto popolare in Slovacchia in cui è possibile trovare informazioni e orari sui servizi di trasporto (ebbene sì, per la nostra invidia, un unico sito per tutto: treni, autobus e aerei!). CP sta a significare cestovný poriadok, che potremmo tradurre con “piano di viaggio” o “orari dei trasporti”, a seconda delle circostanze.

Per chi volesse approfondire, ecco qualche risorsa (in slovacco):

  • TedX talk discorso in cui un grafico parla dei suoi progetti, sfiorando anche il tema del cépečkár
  • Articolo di Denník N sui cépečkári che vanno nella direzione opposta
  • Articolo di Denník N sulle frizioni tra cépečkári e bratislavesi

 

Pillole di storia: la legione cecoslovacca in Italia

Sono sempre stata convinta che tra italiani e slovacchi ci fosse un’affinità naturale. A quanto pare una delle cause di questa comunanza di vedute è da ricercare nella storia moderna.

Facciamo un passo indietro di 100 anni: l’Italia era impegnata nella Grande Guerra contro l’Austria-Ungheria, i cui territori comprendevano anche quella che poi sarebbe diventata la Cecoslovacchia. Di conseguenza, i soldati cecoslovacchi combattevano al fianco degli austro-ungarici, quindi contro gli italiani. Durante gli scontri, gli italiani catturarono molti soldati cecoslovacchi, molti dei quali furono trasferiti del campo di prigionia della Certosa di Padula (Salerno) e che decisero di passare dalla parte degli italiani e combattere contro l’Austria-Ungheria per realizzare il loro progetto di indipendenza. Nel 1917 nacque nel campo di prigionia di Santa Maria Capua Vetere (Napoli) il Corpo Cecoslovacco di volontari (ci fu una legione cecoslovacca anche in Russia e in Francia).

Italiani e cecoslovacchi combatterono fianco a fianco e furono molti i soldati cecoslovacchi caduti sul fronte con addosso la divisa italiana e il cappello alpino. Nel 1918 l’Italia fu il primo Paese a riconoscere il Consiglio Nazionale Cecoslovacco nato a Parigi come governo di uno stato che di fatto ancora non c’era: la Cecoslovacchia.

Poiché questo non è un blog di storia, non mi dilungherò oltre, ma consiglio a chi fosse interessato di approfondire il tema. Ecco alcuni spunti:

  • Sito del CEDOS (Centro Documentazione Storica sulla Grande Guerra): che ha organizzato un imperdibile colloquio internazionale lo scorso venerdì 23 ottobre a Conegliano (Treviso) proprio sul tema della legione cecoslovacca in Italia e la mostra “Anch’essi portavano il cappello alpino”, sempre a Conegliano
  • articolo Ako vznikali česko-slovenské légie v Taliansku pubblicato sul quotidiano slovacco Pravda l’anno scorso.

Foto: Wikipedia

Espressioni idiomatiche sul vino

Come tutti gli interpreti, ho una passione smodata per i proverbi e le espressioni idiomatiche. Oggi vorrei proporne alcuni che riguardano un’altra delle mie passioni: il vino. Cominciamo con l’inglese.

To wine and dine someone: viziare qualcuno offrendogli una cena di lusso. Esempio: He had to wine and dine Michael Crawford to convince him that he was capable of delivering a virtuoso performance as The Phantom Of The Opera (esempio tratto dal British National Corpus). Traduzione: Ha dovuto offrire a Michael Crawford una cena di lusso per convincerlo che era capace di un’esibizione da virtuoso nel Fantasma dell’Opera.

You can’t put new wine in old bottles: è sbagliato mescolare qualcosa di vecchio con qualcosa di nuovo. Esempio: I think it is a mistake for the managers of that traditional art gallery to exhibit modern paintings. You can’t put new wine in old bottles (esempio tratto da The Free Dictionary). Traduzione: Credo che sia un errore per i dirigenti di quella galleria d’arte tradizionale esporre dipinti moderni. Non si possono mescolare vecchio e nuovo.

Passiamo al francese.

Mettre de l’eau dans son vin: moderarsi / ammorbidirsi. Esempio: Moi aussi, je détestais les dîners en famille quand j’avais ton âge. Mais avec l’âge j’ai mis de l’eau dans mon vin (esempio adattato da News in Slow French). Traduzione: Anch’io detestavo le cene in famiglia quando avevo la tua età. Ma con l’età mi sono ammorbidita.

Verser un pot-de-vin: versare una tangente / bustarella. Esempio: La Fédération japonaise a rejeté dimanche des allégations selon lesquelles elle aurait versé un pot-de-vin à la Fédération sud-américaine pour la remercier d’avoir soutenu le Japon pour accueillir la Coupe du monde 2002 (esempio tratto da Eurosport). Traduzione: La Federazione giapponese domenica ha respinto le accuse di aver versato una bustarella alla Federazione sudamericana per ringraziarla di aver sostenuto il Giappone come paese ospitante della Coppa del Mondo 2002.

E infine lo slovacco.

Vodu káže, víno pije: predicare bene e razzolare male / dire una cosa e farne un’altra (letteralmente: predica acqua, beve vino). Esempio: Vodu káže, víno pije: Ficova vláda dala dotácie firme scientológa! Traduzione: predica acqua, beve vino: il governo di Fico ha concesso fondi a Scientology! (Titolo di un articolo pubblicato durante l’ultima campagna presidenziale in cui si sono confrontati nelle vesti di candidati l’attuale premier slovacco Robert Fico e il filantropo Andrej Kiska, accusato dal primo di essere vicino a Scientology; ecco la ragione dell’incoerenza messa in evidenza dall’articolo).

Naliať si čisté víno / Naliať si čistého vína: dire la verità. Esempio: O to viac si myslím, že raz si bude musieť naliať Európska únia čisté víno a povedať si, či kroky, ktoré boli voči Líbyi predtým urobené, boli tie najsprávnejšie. Traduzione: A questo proposito, credo che si dovrà essere onesti e dire se quello che è stato fatto in Libia era la cosa più corretta da fare (esempio tratto da Pluska).

 

 

Slovacchia: differenza tra univerzita e vysoká škola

In Slovacchia esistono due tipi di istituti universitari: l’univerzita e la vysoká škola (letteralmente “scuola alta”). Se comunque nella pratica, dal punto di vista di uno studente, non c’è nessuna differenza evidente tra le due istituzioni, dal punto di vista amministrativo c’è una differenza importante: il titolo di univerzita può essere concesso solo previo accreditamento presso il Ministero dell’Istruzione (akreditácia).

Si tratta di un procedimento lungo e complesso che viene fatto periodicamente e che prende in considerazione vari parametri, tra cui le pubblicazioni scientifiche e i programmi di studio.

L’ultimo accreditamento, relativo al periodo 2008-2013 si è concluso proprio poche settimane fa e i risultati sono stati al centro di molte polemiche poiché su 22 istituti universitari esaminati, 5 potrebbero perdere il titolo di univerzita se entro un anno non rimedieranno alle carenze segnalate nella valutazione del Ministero.

L’eroe nazionale slovacco: Juraj Jánošík

 

Si è concluso ieri uno degli appuntamenti più importanti del folklore slovacco: il festival Jánošíkove dni di Terchová. Terchová è un bellissimo paesino di 4.000 anime ai piedi delle montagne Malá Fatra famoso soprattutto per aver dato i natali a Juraj Jánošík, l’eroe nazionale slovacco (o polacco, a seconda che ci troviamo al di qua o al di là del confine).

Juraj Jánošík visse tra il 1688 e il 1713 ed è noto come il Robin Hood slovacco perché rubava ai ricchi per dare ai poveri. Sono innumerevoli i libri ed i film che celebrano il suo mito e raccontano la sua vita (tra storia e leggenda). Vi risparmio le vicissitudini della sua vita, anche perché da vero fuorilegge fa proprio una brutta fine, ma per i più curiosi consiglio un link con qualche informazione. Ecco il trailer dell’ultimo film, del 2009 (non a caso polacco).

Foto: Flickr Michael Camilleri

Fare rete tra freelance

Anche se nell’immaginario collettivo il freelance è spesso ancora visto come un lupo solitario (vedi foto), ormai i tempi sono cambiati: chi si isola, rimane fuori dai giochi. Qualunque sia il tipo di lavoro che un freelance fa, avrà sempre bisogno di “fare rete”: collaborare, o per lo meno interagire, con altri professionisti del suo campo e/o con altre figure professionali. Se non siete convinti, ecco le prime 5 ragioni che mi vengono in mente per cui vale la pena farlo:

  1. Solidarietà (soprattutto nel momento in cui bisogna fare la dichiarazione dei redditi!)
  2. Contatti, che spesso si trasformano in incarichi futuri
  3. Informazioni (scambio di migliori prassi e confronto in caso di dubbi)
  4. Potere contrattuale 
  5. Arricchimento culturale reciproco

… a cui aggiungerei anche sorrisi, svagodivertimento, che non fa mai male.

Per relazionarsi coi colleghi, una delle possibilità è iscriversi ad un’associazione di categoria. Io ad esempio sono iscritta ad AITI (Associazione Italiana Interpreti e Traduttori). Invece, al di là di piccole collaborazioni occasionali limitate ad un obiettivo specifico, stabilire relazioni più o meno stabili con professionisti di altri settori è un po’ più difficile. Almeno questo è quello che ho sempre pensato, prima di frequentare il seminario “Fare impresa costruendo retiche si è svolto lo scorso 9 giugno nello spazio coworking del Talent Garden di Pordenone nell’ambito del progetto regionale Imprenderò 4.0.

Durante la giornata, il tema del “far rete” è stato declinato in vari modi, ma in quanto freelance, ho particolarmente apprezzato l’ultimo intervento, tenuto da Gianluca Fiscato e Cristiano Nordio, due dei fondatori di FrogMarketing, una rete di 20 professionisti dislocati in 4 regioni che forniscono servizi di marketing. Gianluca e Cristiano ci hanno raccontato di quanto abbiano tratto beneficio, sia dal punto si vista umano che professionale, dalla condivisione e dal superamento della “logica dell’orticello”. Ecco il loro freelance manifesto:

Glossario: i titoli di studio slovacchi

Una delle prime cose che mi hanno sorpreso quando sono arrivata in Slovacchia è stata l’onnipresenza e la varietà dei titoli di studio. In tutti gli uffici, in tutti i documenti e praticamente ovunque, i nomi delle persone sono preceduti da sigle che all’inizio mi sembravano totalmente incomprensibili: ero circondata da Mgr, JUDr o MUDr, senza capire a cosa corrispondessero. Il colmo è stato quando ho scoperto di appartenere alla razza dei Mgr (che per fortuna non vuol dire “megera” ma “laurea magistrale”)…

Ecco un glossario con i titoli di studio slovacchi più comuni e le relative abbreviazioni. Le richieste di integrazione sono più che benvenute 🙂

Abbreviazione in slovaccoSpiegazione in slovaccoTraduzione in italiano
ArtD.

Doktor umenia

Dottore di ricerca in lettere
Bc.BakalárLaurea triennale
Ing.InžinierIngegnere (laurea magistrale)

Ing.arch.

Inžinier architektIngegnere architetto (laurea magistrale)

JUDr.

Doktor práva

Dottore in diritto (laurea magistrale)

MDDr.

Doktor zubného lekárstva

Dottore in odontoiatria (laurea magistrale)
Mgr.MagisterLaurea magistrale in scienze umane
Mgr. art.Magister umeniaLaurea magistrale nelle arti
MUDr.

Doktor všeobecného lekárstva

Dottore in medicina generale (laurea magistrale)
MVDr.

Doktor veterinarského lekárstva

Dottore in medicina veterinaria (laurea magistrale)
PaedDr.

Doktor pedagogiky

Dottore in pedagogia (laurea magistrale)

PharmDr.

Doktor farmacie

Dottore in farmacia (laurea magistrale)
PhD.

Philosophiae doctor

Dottore di ricerca

PhDr.

Doktor filozofie

Dottore in scienze umane e lettere (laurea magistrale)

RNDr.

Doktor prírodných vied

Dottore in scienze naturali (laurea magistrale)

ThDr.

Doktor teológie

Dottore in teologia (laurea magistrale)

Dando un’occhiata ai titoli slovacchi, ho l’impressione che siano più numerosi rispetto a quelli italiani (oltre a dott., avv., arch., geom., prof., ing, rag. non me ne vengono in mente altri). Inoltre, mentre i titoli slovacchi sono meramente titoli di studio, quelli italiani tendono ad essere titoli professionali. In soldoni: se in Italia studi legge, ma non eserciti la professione di avvocato, normalmente non ti firmerai Avv. Rossi. In Slovacchia invece, anche se non eserciti, sarai sempre JUDr. Novák.

La parola del giorno: l’ora zero

Quando vivevo in Slovacchia e insegnavo in alcune scuole ho sentito parlare per la prima volta di nultá hodina, letteralmente “ora zero” (anche se io la tradurrei più semplicemente “levataccia”).

L’ora zero è una pratica usata a scuola in alcuni paesi per permettere agli studenti di svolgere delle attività prima dell’inizio ufficiale delle lezioni. Facciamo un esempio concreto: supponiamo che in una scuola la prima ora cominci alle 8 e che ogni ora duri 60′. In questo caso l’ora zero andrà dalle 7 alle 8. Teoricamente, l’ora zero non dovrebbe essere destinata alle lezioni normali, ma dovrebbe essere riservata ad attività extrascolastiche (come musica, danza o sport) o per eventi speciali (ripasso pre esame, preparazione della recita scolastica, ecc). Nella pratica, almeno in Slovacchia, spesso non è così perché in alcune scuole l’ora zero è un’ora come le altre, tant’è che è riportata sull’orario ufficiale.

Questa pratica esiste anche negli Stati Uniti, dove si parla di zero hour o zero period. In alcune scuole il funzionamento è identico a quello della Slovacchia, mentre in altre la differenza è che l’ora extra non si svolge prima delle lezioni normali, ma dopo e a volte viene usata come una sorta di dopo scuola obbligatorio per rimediare a brutti voti.

Analogie tra interpretazione e musica

Il 26 e 27 marzo scorsi ho seguito in streaming la 19° conferenza DG SCIC (Direzione Generale Interpretazione della Commissione Europea) – Universities in cui sono stati trattati temi relativi all’interpretazione alle istituzioni europee e alla formazione degli interpreti.

Quest’anno il titolo era “(re)Making connections” e, tra le varie sessioni, ho seguito con moltissimo interesse soprattutto quella dal titolo “Entering the profession. Stakeholders views: bridging the gap” durante la quale i responsabili dei servizi di interpretazione delle istituzioni UE si sono confrontati con docenti delle facoltà di interpretazione sul tema della transizione dall’università alla professione e del fantomatico divario che esiste tra i due mondi dal punto di vista della preparazione degli interpreti.

Tra i vari interventi mi ha colpito molto quello di Patrick Twidle (Corte di Giustizia) che ha paragonato l’interpretazione alle istituzioni europee ad un concerto di musica classica: così come un violinista che non riesce a stare dietro all’orchestra pregiudica l’intera esibizione, allo stesso modo, un interprete che non è in grado di reggere il ritmo del lavoro alle istituzioni UE causa grossi problemi non solo ai colleghi di cabina, ma anche a tutte le altre.

In realtà già da un paio d’anni a questa parte, cioè da quando ho iniziato a studiare uno strumento musicale (guarda caso, proprio il violino), avevo iniziato a pensare alle forti analogie tra questi due mondi: l’interpretazione e la musica. Ecco alcuni elementi comuni.

L’esibizione

E’ ovvio chen musicista si esprima attraverso l’esibizione, ma in un certo senso la stessa cosa vale anche per un interprete. Accendere il microfono e comunicare ad un pubblico quello che sta dicendo un oratore in un’altra lingua è un po’ come andare in scena. In entrambi i casi durante la “performance” bisogna mantenere la concentrazione e cercare di evitare o di limitare al massimo gli errori.

L’ansia da prestazione

E’ la diretta conseguenza del punto precedente. Prima di ogni esibizione per un musicista avere un po’ di ansia è normale, anzi, nella giusta misura è persino un bene, perché lo aiuta a tenere elevato il livello della concentrazione. Idem per un interprete prima di una conferenza importante o prima di un esame.

La costanza

Ogni musicista ha alle spalle anni di studio, ma soprattutto è un campione di costanza. Non è possibile raggiungere risultati eccellenti senza un esercizio quotidiano. Lo stesso vale per un interprete, che deve quotidianamente aggiornare le sue conoscenze linguistiche (leggere e informarsi in tutte le sue lingue di lavoro, compresa la propria lingua madre) e tenere allenate le tecniche di interpretazione (in primis interpretazione simultanea e consecutiva).

La tecnica e l’espressività

Ai musicisti eccellenti non possono mancare, tra le varie caratteristiche, due doti: la tecnica e l’espressività. Analogamente, un interprete deve avere una solida conoscenza delle tecniche di interpretazione, ma deve anche avere una buona capacità espressiva. In altre parole, non conta solo che cosa dice (la correttezza del contenuto), ma anche come lo dice (tono della voce, linguaggio non verbale, registro, ecc.).

L’orchestra

Di solito un musicista non si esibisce da solo, ma con altri musicisti e spesso con un’intera orchestra. E’ quindi fondamentale essere in sintonia con loro: accordare gli strumenti alla stessa frequenza, andare allo stesso tempo e spartirsi bene le parti. Allo stesso modo, un interprete (per lo meno durate l’interpretazione simultanea) lavora all’interno di una squadra che, per fornire un buon servizio, deve avere un’intesa. In un’équipe con una buona sintonia gli interpreti riescono a darsi il cambio senza problemi, sanno aiutarsi l’un l’altro in caso di difficoltà, non si disturbano a vicenda e mantengono un’atmosfera piacevole.

L’improvvisazione

Alcuni stili musicali, ad esempio il jazz, sono basati sull’improvvisazione. I musicisti suonano senza uno spartito: hanno un tema e su quello devono lavorare. Ogni volta che un interprete mette piede in una cabina è consapevole del fatto che è ignaro di quello che verrà detto e che quindi dovrà tradurre. Ovviamente sa qual sarà l’argomento e conosce l’ordine del giorno, ma è impossibile prevedere con precisione quale direzione prenderà l’incontro. Può capitare che ad una conferenza sull’agricoltura venga citato un passaggio della Bibbia o che ad un congresso di medicina si citi il titolo di un film. Anche se un buon interprete ha dalla sua parte un’ottima cultura generale, è ovvio che non potrà sapere tutto e che alcune cose lo lasceranno spiazzato, ma dovrà essere in grado di improvvisare e di trovare la strategia migliore per “rimanere in piedi” in ogni circostanza.

Siete d’accordo con le mie analogie? Ne aggiungereste delle altre?

Segnalazione cinematografica: “La famiglia Belier”

Buongiorno e buon lunedì!

Oggi vorrei segnalarvi un film che ho visto questo fine settimana. E’ la storia di una famiglia francese formata da mamma, papà ed un figlio sordomuti e da una figlia udente che funge costantemente da interprete per l’intera famiglia, con conseguenze a tratti comiche e a tratti drammatiche.

L’abitudine di “usare” un figlio (o un altro familiare) come interprete è purtroppo una pratica molto diffusa, sia tra i sordi con figli udenti, che tra gli immigrati con figli nati nel paese di destinazione, causando non pochi problemi sia dal punto di vista della qualità del servizio di interpretazione, ma anche e soprattutto per l’equilibrio psicologico del mediatore improvvisato, che a volte deve confrontarsi con situazioni molto difficili (ecco un video che parla di questo tema pubblicato qualche tempo fa su questo blog).

Tornando al film, vi consiglio caldamente di andare e vederlo perché affronta questo tema con grande allegria, ironia e bella musica.

La Famiglia Belier – Trailer Ufficiale Italiano