Il film slovacco “The Teacher”

Il 7 settembre è uscito in nelle sale italiane il film slovacco The Teacher: una lezione da non dimenticare, del regista Jan Hřebejk. La storia, ambientata nel 1983 in una Bratislava ancora sotto forte influenza sovietica, ha come protagonista una maestra che sfrutta la sua posizione di potere per trarre vantaggi personali, concedendo voti generosi agli studenti in cambio di favori da parte dei loro genitori.

Al di là della vicenda, che non può lasciare nessuno spettatore indifferente, soprattutto pensando al fatto che è ispirata a fatti veri, quello che ho apprezzato di più del film è la rappresentazione del clima di quegli anni. Ovviamente, per ragioni anagrafiche e geografiche, non ho un’esperienza personale della vita nella Cecoslovacchia degli anni ’80, ma mi è capitato molte volte di sentire racconti di chi ha vissuto quel periodo, in cui per molti regnava il costante sospetto e la paura di ritorsioni per qualsiasi azione “non conforme”, una fase storica forse ancora non del tutto metabolizzata dalla società slovacca. Lo stile del film ricorda un po’ quello adottato da Michaela Sebokova inDal diario di una piccola comunista: racconta la grande Storia attraverso una piccola storia, forse meglio di molti documentari.

C’è un’unica cosa che non mi convince: il titolo della versione italiana. Il titolo originale del film è Učiteľka, tradotto letteralmente “la maestra”, “l’insegnante” o al limite “la professoressa”. Data l’età approssimativa degli studenti io avrei optato per “La maestra”. Per quale motivo tradurlo in inglese e per di più aggiungere di sana pianta un sottotitolo (a mio avviso) totalmente fuorviante? Non so a voi, ma “Una lezione da non dimenticare” in me evoca atmosfere allegre e gioiose, mentre invece il film, pur regalando molti momenti divertenti, è fatto principalmente di tinte fosche.

Ecco qui il trailer doppiato in italiano:

 

E in slovacco con i sottotitoli in inglese per i puristi 🙂

Foto locandina: My Movies

Le interiezioni in slovacco

Le interiezioni, o esclamazioni, sono una delle parti del discorso e sono utilizzate per esprimere emozioni o stati soggettivi (qui la definizione completa del dizionario Treccani). In pratica sono quelle paroline che ci escono spontaneamente di bocca quando siamo sorpresi o scossi per qualcosa, colorando il discorso.

Ogni lingua ha le sue interiezioni e nella mia esperienza sono uno di quegli elementi che si imparano di una lingua straniera unicamente quando la si vive nella sua quotidianità e autenticità. Le interiezioni sono un tema così interessante che spesso sono oggetto di tesi di laurea o dottorato, ma in questo breve post mi limiterò a fare un piccolo elenco di quelle usate più comunemente dai parlanti di slovacco, cercando di spiegarne il significato, senza alcuna pretesa di studio scientifico.

Ach: viene utilizzato quando si apprende una notizia negativa. Ad esempio: “Ach, ho perso il treno!”. Ricorda un po’ il nostro “caspita” o “diamine”.

Ježiš Mária / Pre Boha / Bože môj: letteralmente “Gesù Maria” / “Per Dio” / “Dio mio”, sono utilizzate per esprimere sorpresa, solitamente per eventi negativi, come quando noi diciamo “Dio mio”. Esempio: “Pre Boha, perché hai un occhio nero?!”

Jaj / joj: interiezione usata quando ci si rende conto di aver avuto o dato un’informazione scorretta, come “ah, d’accordo” / “ah, giusto”. Ad esempio: “Vieni alle 3, giusto?”. “No, alle 2.30”. “Jaj! Ok, vengo a prenderti”.

Fuj: assomiglia un po’ al nostro “uffff!” quando siamo negativamente colpiti o anche disgustati da qualcosa. Ad esempio: “Fuj, che caldo che fa oggi, non si respira!”. Qui un’illustrazione.

Aha: si usa per esprimere una piacevole sorpresa, come quando diciamo “Oh, che bene!”. Esempio: “Aha, sta già arrivando l’autobus”.

Fíha!: la mia esclamazione slovacca preferita 🙂 Viene utilizzata quando si apprende qualcosa di notevolmente positivo, come quando noi diciamo “wow!” . Ad esempio: “Mia nonna mi ha regalato per Natale una Ferrari”. “Fíha! Che regalone!”.

“Eastern” di Andrea Salajova

Immaginando (o sperando) che i miei lettori in questo momento siano in vacanza a godersi un po’ di riposo, il mio post di oggi è un consiglio di lettura. Si tratta di “Eastern”, romanzo d’esordio di Andrea Salajova, autrice e cineasta slovacca residente in Francia, pubblicato nel 2015 da Gallimard. Premessa fondamentale: il libro è in francese, quindi chi non conosce la lingua di Molière purtroppo, almeno per il momento, non potrà godersi il testo.

“Eastern” è la storia di Martin, un ballerino slovacco ormai trapiantato da anni a Parigi che a causa della malattia di suo nonno torna a far visita alla famiglia di origine a Michalovce, nella parte orientale della Slovacchia. Una volta a casa, accompagnato dall’amica Gabriela, si ritroverà a fare i conti con quello che è diventato e con quello che sono diventati i suoi familiari: la sorella Ivana, gelida dottoressa senza vita privata, il papà Rudolf, che sembra riservare tutte le sue attenzioni all’alcol e la nonna matriarca.

Seppur molto coinvolgenti, al di là delle vicissitudini familiari del protagonista, il motivo principale per cui consiglio il libro è che offre una prospettiva abbastanza rara per i lettori nati “al di qua del muro di Berlino” sulla cultura slovacca, in particolare la Slovacchia dell’est, ed analizza le ripercussioni delle rapide trasformazioni che la società si è ritrovata ad affrontare dopo il collasso dell’Unione Sovietica e l’arrivo a gamba tesa del capitalismo.

Se sono riuscita a solleticare il vostro interesse ecco qualche link:

  • Scheda del libro con estratto
  • Lettura di un estratto del libro fatta dall’autrice
  • Per chi volesse comprare il libro, consiglio di ordinarlo in libreria (io l’ho ordinato alla Feltrinelli) o di comprarlo su internet in formato cartaceo o e-book tramite i-Tunes o Amazon.

Buona lettura e buona estate!

 

Crediti fotografia: Gallimard

La musica slovacca

Essendo la Slovacchia un Paese fuori dai sentieri generalmente più battuti, sono in pochi a conoscerne le ricchezze paesaggistiche, culturali e artistiche. Eppure, ve lo assicuro, ne ha davvero tante. Ad esempio, la scena musicale slovacca è molto vivace ed è popolata da molti artisti che spaziano tra tutti i generi musicali. Ultimamente la Slovacchia sembra essersi resa conto del suo patrimonio musicale e, nel tentativo di salvarlo dal costante attacco della musica in lingua inglese, è stata fatta una legge che impone dal 2016 alle radio di trasmettere un minimo di 20% di musica slovacca (o di un interprete slovacco), percentuale che nel 2017 salirà al 25% per le radio private e al 35% per le radio pubbliche.

Se siete curiosi, ecco una lista di artisti slovacchi:

  • Szidi Tobias, una delle mie preferite, cantautrice raffinata dotata di una voce molto riconoscibile che propone brani anche in ceco e ungherese
  • Lucia Lužinská, cantante jazz, in questo brano con Milan Lasica, famosissimo attore, comico e cantante
  • Polemic, gruppo ska perfetto per le serate danzanti
  • Cigánski diabli, gruppo di rom slovacchi che generalmente propone brani di genere gipsy, spaziando però anche con brani più moderni, come questo
  • Jana Kirschner, artista pop-rock molto popolare e talentuosa
  • Katarína Knechtová per gli amanti del genere pop
  • Martin Geisberg, un altro dei miei preferiti. Cantautore talentuoso e poliedrico
  • Elán gruppo pop-rock sulla scena da oltre 40 anni (una specie di Pooh slovacchi)
  • Rytmusqui scendiamo dal mio punto di vista decisamente di livello, con un cantante rap non particolarmente raffinato, ma ve lo propongo per dovere di inventario
  • Sto múch, gruppo con un forte impatto scenico (mi ricordano un po’ Elio e le storie tese)
  • Fragilegruppo a cappella. Sono slovacchi, ma una grossa parte del loro repertorio è internazionale
  • Pressburger, gruppo slovacco di genere klezmer (si chiamano così perché Pressburger è il vecchio nome di Bratislava)

E per finire, vi lascio con una punta di diamante della scena musicale slovacca: Dalibor Karvay, uno strabiliante virtuoso del violino appena trentenne ma già con un’incredibile carriera alle spalle

Pillole di storia: la legione cecoslovacca in Italia

Sono sempre stata convinta che tra italiani e slovacchi ci fosse un’affinità naturale. A quanto pare una delle cause di questa comunanza di vedute è da ricercare nella storia moderna.

Facciamo un passo indietro di 100 anni: l’Italia era impegnata nella Grande Guerra contro l’Austria-Ungheria, i cui territori comprendevano anche quella che poi sarebbe diventata la Cecoslovacchia. Di conseguenza, i soldati cecoslovacchi combattevano al fianco degli austro-ungarici, quindi contro gli italiani. Durante gli scontri, gli italiani catturarono molti soldati cecoslovacchi, molti dei quali furono trasferiti del campo di prigionia della Certosa di Padula (Salerno) e che decisero di passare dalla parte degli italiani e combattere contro l’Austria-Ungheria per realizzare il loro progetto di indipendenza. Nel 1917 nacque nel campo di prigionia di Santa Maria Capua Vetere (Napoli) il Corpo Cecoslovacco di volontari (ci fu una legione cecoslovacca anche in Russia e in Francia).

Italiani e cecoslovacchi combatterono fianco a fianco e furono molti i soldati cecoslovacchi caduti sul fronte con addosso la divisa italiana e il cappello alpino. Nel 1918 l’Italia fu il primo Paese a riconoscere il Consiglio Nazionale Cecoslovacco nato a Parigi come governo di uno stato che di fatto ancora non c’era: la Cecoslovacchia.

Poiché questo non è un blog di storia, non mi dilungherò oltre, ma consiglio a chi fosse interessato di approfondire il tema. Ecco alcuni spunti:

  • Sito del CEDOS (Centro Documentazione Storica sulla Grande Guerra): che ha organizzato un imperdibile colloquio internazionale lo scorso venerdì 23 ottobre a Conegliano (Treviso) proprio sul tema della legione cecoslovacca in Italia e la mostra “Anch’essi portavano il cappello alpino”, sempre a Conegliano
  • articolo Ako vznikali česko-slovenské légie v Taliansku pubblicato sul quotidiano slovacco Pravda l’anno scorso.

Foto: Wikipedia

L’eroe nazionale slovacco: Juraj Jánošík

 

Si è concluso ieri uno degli appuntamenti più importanti del folklore slovacco: il festival Jánošíkove dni di Terchová. Terchová è un bellissimo paesino di 4.000 anime ai piedi delle montagne Malá Fatra famoso soprattutto per aver dato i natali a Juraj Jánošík, l’eroe nazionale slovacco (o polacco, a seconda che ci troviamo al di qua o al di là del confine).

Juraj Jánošík visse tra il 1688 e il 1713 ed è noto come il Robin Hood slovacco perché rubava ai ricchi per dare ai poveri. Sono innumerevoli i libri ed i film che celebrano il suo mito e raccontano la sua vita (tra storia e leggenda). Vi risparmio le vicissitudini della sua vita, anche perché da vero fuorilegge fa proprio una brutta fine, ma per i più curiosi consiglio un link con qualche informazione. Ecco il trailer dell’ultimo film, del 2009 (non a caso polacco).

Foto: Flickr Michael Camilleri

La parola del giorno: l’ora zero

Quando vivevo in Slovacchia e insegnavo in alcune scuole ho sentito parlare per la prima volta di nultá hodina, letteralmente “ora zero” (anche se io la tradurrei più semplicemente “levataccia”).

L’ora zero è una pratica usata a scuola in alcuni paesi per permettere agli studenti di svolgere delle attività prima dell’inizio ufficiale delle lezioni. Facciamo un esempio concreto: supponiamo che in una scuola la prima ora cominci alle 8 e che ogni ora duri 60′. In questo caso l’ora zero andrà dalle 7 alle 8. Teoricamente, l’ora zero non dovrebbe essere destinata alle lezioni normali, ma dovrebbe essere riservata ad attività extrascolastiche (come musica, danza o sport) o per eventi speciali (ripasso pre esame, preparazione della recita scolastica, ecc). Nella pratica, almeno in Slovacchia, spesso non è così perché in alcune scuole l’ora zero è un’ora come le altre, tant’è che è riportata sull’orario ufficiale.

Questa pratica esiste anche negli Stati Uniti, dove si parla di zero hour o zero period. In alcune scuole il funzionamento è identico a quello della Slovacchia, mentre in altre la differenza è che l’ora extra non si svolge prima delle lezioni normali, ma dopo e a volte viene usata come una sorta di dopo scuola obbligatorio per rimediare a brutti voti.

Vincitore del concorso sulla miglior traduzione di “vodník”

Chi di voi segue questo blog probabilmente sarà in attesa di conoscere il nome del vincitore della gara di traduzione indetta lo scorso novembre. Dopo qualche giorno di meditazione dopo la fine del concorso, abbiamo finalmente il vincitore…

Vodník, slovacco

Immagine di Sensei-Mew http://fav.me/p22305441

… ma prima faccio un breve riassunto per chi non frequenta molto questo sito. Il concorso riguardava la miglior proposta di traduzione del termine slovacco vodník (un personaggio del folklore boemo, illustrazione a destra) in lingua italiana e si è concluso lo scorso 28 febbraio. Il premio in palio è una copia di “I racconti sul cagnolino e la gattina” di Josef Čapek, nella versione tradotta in italiano da Michaela Sebokova appena pubblicata.

Le proposte di traduzione arrivate sono state valutate da Michaela Sebokova, ideatrice del concorso, che con insindacabile giudizio ha decretato come traduzione vincente… (rullo di tamburi virtuale) … idrogoblin, proposta da Lituopadania! Congratulazioni!

Faccio i complimenti a tutti i partecipanti per la creatività dimostrata con le loro proposte di traduzione e ringrazio Michaela per la bellissima idea di indire questo concorso.

Chiedo gentilmente a Lituopadania di contattarmi in privato a info@emanuela-cardetta.com per comunicarmi l’indirizzo a cui inviare il premio.

Alla prossima!

Slovacchia: i turni per spalare la neve

In questo momento gran parte della Slovacchia è ricoperta da una folta coltre di neve, che regala uno spettacolo meraviglioso. Diversamente dalla mia regione, in Slovacchia la neve non è una novità: tutti sanno come gestirla e solitamente non ci sono grossi problemi legati alla circolazione delle auto. Dei pedoni però a quanto pare ogni tanto sì.

Oggi infatti il canale televisivo TA3 (una specie di Rai News 24 slovacca) ha pubblicato un servizio in cui, dopo aver sciorinato dati sul numero di cadute giornaliere causate della neve, mette in guardia i cittadini, informandoli del fatto che è obbligatorio spalare la neve sul vialetto di casa per evitare incidenti. I trasgressori sono puniti con una multa, che può essere anche abbastanza salata se qualcuno si fa male a causa della neve non rimossa.

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Vedendo il filmato mi è tornata in mente la perfetta organizzazione della spalatura della neve che avevo notato nei condomini slovacchi. Per evitare problemi, l’iniziativa non è lasciata all’inquilino magnanimo del palazzo: ci sono veri e propri turni.

Nell’atrio del palazzo in cui vivevo io infatti era appeso un foglio che riportava tutte le settimane dell’anno, e per ogni settimana era indicato l’inquilino addetto alla spalatura della neve. Non c’era neanche il problema di doversi procurare l’attrezzatura, perché all’interno del palazzo c’era anche una piccola stanza con tutto il necessario per spalare. Insomma: il sistema è simile a quello che spesso nei condomini italiani si utilizza per lavare le scale.