Hockey sul ghiaccio: come fare di necessità virtù

Per un’italiana, è interessante scoprire che non in tutti i paesi lo sport che appassiona la gente, crea campanilismo fra le città della stessa regione e riunisce le famiglie davanti alla televisione è il calcio. Qui in Slovacchia, ad esempio, il calcio è uno sport minore e gli animi dei tifosi si infiammano durante le partite di hockey sul ghiaccio.

Finora non mi ero mai chiesta come mai questo sport sia così popolare in Slovacchia, ma oggi, a mie spese, ho capito perché. Circa una settimana fa qui a Banská Bystrica sono caduti circa 20 centimetri di neve. A causa delle basse temperature, nonostante non nevichi da circa 4 giorni, la neve ricopre ancora le strade, le quali, con un po’ di pioggia caduta oggi, si sono letteralmente trasformate in una pista di pattinaggio.

Malgrado fossi stata avvertita, qualche ora fa ho avuto l’ardore di andare a fare la spesa nonostante le condizioni avverse. Non è stata una buona idea, perché nonostante il supermercato disti 5 minuti dal mio appartamento, la strada era così scivolosa che non sono mai arrivata a destinazione poiché, per evitare di rompermi qualche parte vitale, ho deciso saggiamente di fare marcia indietro a metà strada. Aggiungo che per fare questo percorso mi ci sono voluti 20 minuti.

Grazie a questa avvincente esperienza, ho capito che per gli slovacchi pattinare è una necessità vitale, poiché se non fossero in grado di farlo non riuscirebbero neanche ad andare a comprare il pane. Quando riuscirò ad uscire di casa, la prima cosa che farò sarà comprare un paio di pattini.

Il Natale in Slovacchia

Anche se in questo momento scrivo quasi dall’Italia, dove rimarrò per le feste (quasi, perché in questo momento sono in Austria, in viaggio tra la Slovacchia e l’Italia), anche oggi vorrei parlare della Slovacchia. Visto che ormai Natale è alle porte, come posso non parlare di come si festeggia il Natale nel meraviglioso Paese che mi ospita?

Innanzitutto, ho potuto constatare con piacere che, esattamente come in Italia, l’asse portante del Natale sembra essere il cibo 🙂 , ma andiamo per ordine. La preparazione al Natale comincia ad inizio dicembre e si apre ufficialmente a Mikuláš: nei negozi iniziano a vedersi gli alberi di Natale addobbati e le piazze sono abbellite da decorazioni natalizie, ma soprattutto cominciano i mercatini natalizi che ogni sera, nonostante la neve, si affollano di gente desiderosa di brindare in compagnia con varené vino, medovina e punč.

Il primo è una variante slovacca del vin brulé (tradotto letteralmente vuol dire vino cotto), la seconda, come dice il nome, è una bevanda calda a base di miele (da med: miele), mentre il punč è composto da vino e rum, ma ne esiste anche una versione analcolica. Ai mercatini natalizi  è molto diffuso anche il pan di zenzero, in varie forme e con varie decorazioni.

Nelle case, invece, il Natale arriva un po’ più tardi perché la tradizione vuole che l’albero di Natale venga addobbato il 24 dicembre da tutta la famiglia. Una volta che l’albero è pronto, arriva Babbo Natale che porta i regali e avverte della sua presenza suonando una campanella. Ovviamente al suono della campanella i bambini accorrono per incontrare Babbo Natale, ma per quanto veloci, non lo incontrano mai, chissà come mai… I regali saranno poi scartati il 24 sera dopo la cena.

I piatti che vengono serviti durante la cena del 24 dicembre variano da una zona all’altra della Slovacchia, ma di seguito ne riporto alcuni dei più tradizionali.

Kapustnica: una zuppa di cavolo acido (ingrediente in generale molto presente nella cucina slovacca) con carne.

Majonézový šalát: piatto simile a quella che in Italia chiamiamo insalata russa, con la particolarità che normalmente la mayonese viene fatta in casa.

Vianocný kapor: carpa natalizia. Per dovere di cronaca riporto quello che mi è stato detto riguardo la preparazione di questo piatto: la carpa viene comprata in ottobre viva e tenuta nella vasca da bagno senza cibo fino a Natale, in modo tale che elimini le impurità, visto che normalmente vive in ambienti insalubri.

Oblatky: sfoglie di pasta dolce, su cui normalmente si aggiunge miele.

Opekance: dolcetti simili a bigné vuoti conditi da semi di papavero (altro ingrediente piuttosto ricorrente nella cucina slovacca)

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Dopo la cena, spesso si cantano canzoni natalizie, chiamate koledy. Eccone un esempio che sono sicura sarà familiare per tutti.

Ovunque vi troviate e in qualunque modo festeggerete le feste, auguro a tutti buon Natale: veselé Vianoce a šťastný Novy Rok!

La festa di Mikuláš

mikulasIeri in Slovacchia è stato un giorno speciale: San Nicola, qui più noto come Mikuláš. Mikuláš è la festa dei bambini che, se sono stati bravi ricevono cioccolatini, frutta e caramelle o, se hanno fatto qualche marachella, carbone o in alcuni casi patate, esattamente come da noi alla Befana.

Secondo la tradizione, il 5 dicembre i bambini lucidano gli stivali e li mettono vicino alla finestra e durante la notte San Nicola passa di casa in casa per riempirli di doni. Anche io oggi ho ricevuto tanti cioccolatini (e per fortuna niente carbone!) e ne ho distribuiti ai bambini 🙂

A di là della ghiottoneria, la festa di Mikuláš è particolarmente interessante per la storia del santo che celebra. San Nicola era un pellegrino e successivamente vescovo originario della attuale Turchia. Santo patrono della Russia e della Grecia (ma soprattutto della mia amata Bari!), viene ricordato per molte opere buone tra cui una particolarmente curiosa.

Un uomo povero voleva sposare le sue tre figlie, ma non avendo soldi per la dote, le costrinse alla prostituzione. San Nicola per salvarle dal triste destino mise un sacchetto di monete d’oro per la dote nelle calze messe ad asciugare o, secondo altre varianti, nel caminetto o sulla finestra.

L’importanza dell’apertura alle differenze culturali (ma fino a un certo punto)

Quando si vive all’estero, una delle cose più interessanti è scoprire le differenze tra la propria cultura e quella del paese che ti ospita. Da quando sono in Slovacchia ne ho già individuate parecchie.

Ne cito alcune delle più curiose: nei bagni pubblici di solito non c’è la chiave; negli autobus c’è sempre un secchio pieno di acqua ed una mazza per lavare il pavimento; quando si entra in casa bisogna togliersi le scarpe; quando si conosce una persona nuova spesso al momento della presentazione ci si danno due baci sulle guance, mentre invece in Italia lo si fa per salutare persone con cui si ha un rapporto abbastanza stretto; nelle scuole per gli studenti è obbligatorio camminare in ciabatte; tutti hanno un diminutivo (Katarina diventa Katka, Zuzana diventa Zuzka, Robert diventa Robko e così via); i parchi giochi per bambini sono costruiti sul cemento e non sull’erba.

Fin qui tutto bene, non ho dovuto fare appello a una particolare apertura mentale per accettare le differenze. Però, c’è un settore nel quale è un po’ più difficile per me essere aperta. Ovviamente parlo del cibo, il tasto dolente degli italiani all’estero. Intendiamoci: i piatti della cucina slovacca sono molto buoni. Tra i più tradizionali (e qui restringo la lista solo a quelli vegetariani per mia facilità) ad esempio ci sono: bryndzové halušky (gnocchetti fatti con acqua, patate e farina conditi con bryndza, un formaggio di capra), vyprážaný syr (formaggio impanato e fritto) zemiakové placky (frittatelline di patate), bryndzové pirohy (ravioli fatti con lo stesso impasto degli halušky conditi con la bryndza), palacinky (simili alle crèpes).

Il problema però sorge nel momento in cui vengono riproposti piatti della tradizione italiana in chiave slovacca. Innanzitutto, per mio sommo dispiacere, la famigerata pizza Hawai (con l’ananas) è una costante nei menu delle pizzerie. Ma il colmo per me è stato vedere l’interpretazione slovacca degli spaghetti col sugo laddove la salsa di pomodoro è stata sostituita col ketchup 🙁

Sono un’italiana intollerante o è un oltraggio alla nostra cucina?

10 parole che un italiano in Slovacchia deve sapere per evitare equivoci imbarazzanti

Una delle cose più divertenti quando si impara una lingua straniera è scoprire i cosiddetti falsi amici, ossia quelle parole che esistono in più di una lingua, ma con significati completamenti diversi. Studiare lo slovacco riserva non poche di queste sorprese, alcune delle quali particolarmente esilaranti. Eccone una selezione.

Cominciamo con quelle che non creano particolare danno: cena (pronunciato zena con la z sorda) che vuol dire prezzo, cesta (pronunciato zesta con la z sorda) che vuol dire viaggio o pero che vuol dire penna, dieťa che vuol dire bambino (anche se ha una pronuncia lievemente diversa rispetto alla parola italiana a cui assomiglia), káva che vuol dire caffè, unavená che vuol dire stanca e Stanka che è il diminutivo di Stanislava (nome proprio).

E ora passiamo a quelli che bisogna assolutamente sapere per evitare equivoci potenzialmente pericolosi. Innanzitutto, è bene sapere che in slovacco la parola kurva vuol dire, per usare un eufemismo “donna dai facili costumi”. Se poi vi dovesse capitare di sentire la parola fíha, sappiate che è un’esclamazione di sorpresa, simile al nostro wow. E infine, la mia preferita in assoluto: áno, che sentirete dire centinaia di volte al giorno perché vuol dire . Da tenere bene a mente!

L’Italia vista dall Slovacchia

 

Quando vado all’estero sono abbastanza abituata a vedere qualche tocco di italianità, almeno in apparenza: ovunque ci saranno sempre pizza, pasta, espresso, cappuccino, gelato, le canzoni di Toto Cutugno e di Albano e in alcuni casi anche panini (che ovviamente al plurale sarà paninis), latte (pronunciato latei), ciabatta (pronunciato chiabatta), tortellini (con la variante tortollini).

Ma mai avrei immaginato che in Slovacchia avrei trovato così tanti riferimenti all’Italia. Ecco una lista di quelli che ho trovato in appena 10 giorni: un ombrello di marca Piove, un negozio di abbigliamento chiamato Splendida ed uno chiamato Essere, un giornale dal titolo Nota Bene, lo zucchero Paparazzi, il caffè Dolce Positivo, le patatine Senza, le sedie Sedya. Oltre a questo, ho assistito ad uno spettacolo teatrale durante il quale è stata riprodotta una canzone italiana (a me totalmente sconosciuta, ma questo non è importante).

Sembrerebbe quindi che in Slovacchia l’Italia desti un certo fascino – ho pensato lusingata. Questo almeno fino a ieri sera, quando ho scoperto che in slovacco esiste il modo di dire “Ty si Talian” (traduzione letterale “Tu sei italiano”) che equivale a “Sei tardo nella comprensione”. Come non detto – ho pensato avvilita.

Paese che vai, usanza che trovi

Lo scorso febbraio mi è venuta la felice idea di fare un salto a Bratislava durante i giorni della merla. In quell’occasione ho scoperto a mie spese (quasi nel vero senso della parola) che in Slovacchia non si scherza con le regole: se il semaforo è rosso, non è una buona idea attraversare la strada, anche se la strada è deserta, se la temperatura è di 15 gradi sottozero e se il vento soffia più forte che a Trieste. Se per caso questa regola viene trasgredita, vuol dire che ci sarà un poliziotto grosso e infastidito a ricordarlo, che rafforzerà il concetto ventilando l’ipotesi di una multa.

Ebbene, oggi ho scoperto che la questione dell’attraversamento delle strisce pedonali non finisce qui. Se un pedone occupa le strisce, senza però attraversale può incorrere in una multa. Qui le regole vengono rispettate davvero!! Adoro questo paese!

Vitajte na Slovensku!

Benvenuti in Slovacchia! E’ cominciata da qualche giorno la mia nuova avventura: dopo tanta attesa sono finalmente arrivata a Banská Bystrica, dove passerò i prossimi 10 mesi come volontaria del Servizio Volontario Europeo presso il Centrum voľného času (centro del tempo libero).

Se il buongiorno si vede dal mattino, posso dire con certezza che sarà un’ottima esperienza, perché l’accoglienza fino a questo momento è stata ottima.

Non essendo forse questa la meta più popolare del mondo, questa volta comincerò con qualche informazione generale sulla mia terra di accoglienza.

La Repubblica Slovacca è uno stato dell’Europa Centrale di circa 5 milioni di abitanti. La sua capitale è Bratislava e la lingua ufficiale è lo slovacco. Nel corso della storia, la Slovacchia è stata sotto la dominazione austro-ungarica, tedesca e russa. Dal 1993 si è separata dalla Repubblica Ceca, con cui formava la Cecoslovacchia. La Slovacchia fa parte dell’Unione Europea e dell’eurozona.

Banská Bystrica si trova nel centro del Paese, a circa 3 ore da Bratislava ed è la sesta città del paese per dimensione (circa 80.000 abitanti). Dettaglio interessante per i miei amici napoletani, è il paese di nascita di Marek Hamšík 🙂