Interpretazione a distanza

Oggi mentre bazzicavo su uno dei miei canali Youtube preferiti con discorsi per fare esercizio di interpretazione (Interpreters in Brussels Practice Group) mi sono imbattuta casualmente in un bel discorso in italiano su un tema che riguarda proprio il mondo dell’interpretazione: l’interpretazione a distanza o in remoto.

Si tratta di una modalità di interpretazione contraddistinta, come dice il nome stesso, dal fatto che i tre attori tradizionali dell’evento interpretato (oratore, pubblico e interprete) non si trovano nello stesso luogo. Come viene spiegato nel video che trovate qui sotto, ci sono varie tipologie di interpretazione in remoto: alcune utilizzano la tecnica dell’interpretazione simultanea, altre l’interpretazione consecutiva e altre ancora l’interpretazione di trattativa.

Finora l’unica tipologia di interpretazione a distanza che ho avuto modo di sperimentare è stata l’interpretazione telefonica ed effettivamente ho potuto constatare quanto l’interpretazione a distanza sia impegnativa poiché, a differenza dell’interpretazione in presenza, mancano tutte le componenti non verbali della comunicazione, che spesso svolgono un ruolo molto importante nelle interazioni.

Per chi volesse approfondire il tema dell’interpretazione telefonica, ecco qualche spunto in inglese:

 

Marco Pannella: l’uomo dalle cento cravatte e dalle mille parole

Il post di oggi esula un po’ dalle tematiche tradizionali, ma ieri è morto Marco Pannella, e avevo voglia di condividere con i miei lettori il ricordo che ho di lui. Ho avuto il piacere di incontrarlo nel 2010, in occasione del Consiglio Nazionale del Partito Radicale a Roma. All’epoca ero all’ultimo anno di università e il Partito Radicale aveva chiesto alla mia facoltà se c’erano due studenti di interpretazione disponibili a lavorare in cabina di francese durante le giornate del convegno che si sarebbe tenuto al Senato. Insieme alla mia amica e compagna di studi Patrizia ci siamo fiondate a Roma e abbiamo fatto una bellissima esperienza, sia dal punto di vista professionale, che da quello umano.

Marco Pannella è stato una parte importante di quella esperienza, sia dentro che fuori dalla cabina. La sera prima del convegno siamo andate ad incontrare lo staff del Partito Radicale per un briefing. Appena è arrivato Marco Pannella, preceduto dalla sua inseparabile nube di fumo, la prima cosa che mi ha colpito oltra alla sua statura è stata la sua cravatta variopinta. Nei giorni successivi ho potuto ammirare altri pezzi della sua personalissima collezione di cravatte “vivaci” (ma quante ne aveva?) e ho capito che se un uomo di 80 anni riesce a portare delle cravatte del genere con quella disinvoltura non può che essere un uomo davvero libero.

Quando ci hanno presentate ci ha subito accolto con grande calore e dalle sue prime parole ho capito la sua seconda peculiarità: la sua energia. Era un fiume in piena, sia nel ragionare che nel parlare. Questa sua peculiarità ci avrebbe messo a dura prova il giorno dopo durante la simultanea: era un uomo con una mente agilissima, talmente agile che a volte si faceva fatica a stare dietro ai suoi ragionamenti. In una sola frase era in grado di passare dal satyagraha all’ipad, magari facendo mezza frase in italiano e mezza in francese (che parlava benissimo). E noi eravamo lì, quasi in apnea, a cercare di comprendere e tradurre i suoi ragionamenti densissimi e a cambiare il canale della lingua di uscita ogni 2 secondi.

A quanto pare non eravamo le sole ad avere difficoltà a star dietro a questa forza della natura, perché a fine giornata il tecnico audio ci ha chiesto: “Ma come fate a tradurre Pannella? Io non riesco a seguirlo neanche quando parla italiano”.

Per chi avesse bisogno di fare un ripasso dell’eloquio di Marco Pannella, ecco una puntata della sua rubrica su Radio Radicale “Conversazione settimanale con Marco Pannella”.

Marco Pannella è stato il mio battesimo del fuoco come interprete ed è stato una fonte di ispirazione come persona. Spero che ovunque sia adesso ci sia qualcuno che ascolti i suoi ragionamenti e che abbia sempre a portata di mano il suo inseparabile pacchetto di sigarette.

In alto, una foto scattata da Patrizia dalla fantastica cabina-soppalco durante una sessione del Consiglio alla sede del Partito Radicale

 

Quando l’interprete smette di essere invisibile

Si dice che un buon interprete è un interprete invisibile. In altre parole: se fa un buon lavoro, per quanto in realtà svolga un ruolo attivo e fondamentale, nessuno si accorge della sua presenza, perché la comunicazione procede senza intoppi e agli occhi del pubblico c’è una perfetta sintonia tra la componente visiva della comunicazione (il relatore sul palco) e quella uditiva (la voce dell’interprete in cuffia, nel caso della simultanea). Al contrario, se il pubblico inizia a notare delle discrepanze tra quello che vede e quello che sente (ad esempio vede il relatore ridere, ma non sente la voce in cuffia ridere o dire qualcosa che fa ridere), si ricorda subito che la voce che sente non appartiene al relatore, ma all’interprete.

Per favorire questo processo di sovrapposizione interprete-relatore, l’interprete utilizza solitamente la prima persona singolare: in questo modo si cala nei panni del relatore, un po’ come se fosse un attore. Tuttavia, ci sono dei casi in cui l’interprete sconfina dal suo ruolo di mera “voce del relatore” e parla a nome suo. In questi casi, per fare capire al pubblico in maniera chiara che in quel momento non sta parlando più a nome del relatore, ma a nome suo, non utilizzerà la prima persona singolare (usata fino a quel momento per impersonificare il relatore), ma la terza persona singolare (sembra un po’ una sindrome di Giulio Cesare 🙂 ) e si riferirà al relatore utilizzando la terza persona singolare.

Ecco alcune situazioni in cui l’interprete può scegliere di / è costretto a smettere di essere invisibile:

  • quando ci sono problemi di audio: “L’interprete si scusa, ma non può tradurre perché l’oratore è fuori microfono” oppure “L’interprete chiede al relatore di parlare più vicino al microfono” (in quel caso solitamente la prima fila inizierà freneticamente a fare dei gesti all’oratore, che auspicabilmente capirà che deve avvicinarsi al microfono)
  • vengono rivolte domande direttamente all’interprete: “L’interprete sente bene?” –  “Sì, l’interprete sente bene” oppure “Ringraziamo l’interprete” – “L’interprete ringrazia a sua volta”.
  • aggiunte o correzioni: può capitare di perdere qualche informazione per strada e di recuperarla grazie al suggerimento del collega: “L’interprete si corregge: la crescita annua del PIL sarà del 2,2% e non del 2,4%” oppure “L’interprete aggiunge alla lista di paesi appena citati la Spagna”
  • autodifesa: se il relatore inizia a leggere a mille all’ora di punto in bianco un testo che non ha precedentemente fornito all’interprete, mette l’interprete nella condizione di non poter fare un buon lavoro, ma il pubblico in sala, sentendo una traduzione imperfetta, difficilmente capisce che la colpa è dell’oratore e 9 volte su 10 pensa che sia l’interprete a non essere all’altezza della situazione. Questo non è giusto, quindi in situazioni del genere è giusto che l’interprete si tuteli mettendo al corrente il pubblico della situazione, dicendo ad esempio: “L’oratore sta leggendo molto velocemente un testo che non ha precedentemente fornito all’interprete, quindi l’interprete dovrà necessariamente limitarsi a fare un riassunto”
  • complicità col pubblico: se l’oratore per rompere il ghiaccio e far ridere il pubblico decide di raccontare una barzelletta infarcita di giochi di parole e quindi intraducibile (ovviamente senza avvertire precedentemente l’interprete), l’interprete può decidere di agire in maniera astuta e dire al pubblico: “Il relatore sta raccontando una barzelletta divertente basata su giochi di parole e si aspetta che il pubblico rida”. A quel punto solitamente il pubblico si mette a ridere per solidarietà con l’interprete e il relatore è contento perché sente di aver compiuto la sua missione di intrattenitore. Devo ammettere che questa strategia presuppone una buona dose di sangue freddo ed audacia che probabilmente io non ho, quindi in una situazione del genere credo che sceglierei un’altra strategia, ma mai dire mai!

In conclusione: quando l’interprete smette di essere invisibile, spesso vuol dire che c’è qualche problema e che l’interprete sta utilizzando una strategia per risolverlo. Tutte queste situazioni sono tutt’altro che desiderabili, perché costituiscono una difficoltà aggiuntiva e costringono l’interprete ad esporsi, quindi è fondamentale utilizzare queste strategie con molto tatto e consapevolezza.

E voi avete mai vissuto situazioni simili?

Il kit dell’interprete previdente – 2

Nel precedente post ho fatto una panoramica degli strumenti generici che compongono il kit dell’interprete previdente, utili in qualsiasi contesto e con qualsiasi tecnica di interpretazione. Oggi, come promesso, mi soffermerò sugli strumenti specifici per l’interpretazione simultanea, croce e delizia di ogni interprete.

Il kit di simultanea

Cuffie – partiamo dai fondamentali: a volte le cuffie che troviamo in cabina non sono di buona qualità, o può capitare che si rompano, ma il problema sarà risolto in men che non si dica se abbiamo portato le nostre.

Connessione a internet – quando si lavora in cabina è di grandissimo aiuto avere una connessione internet a disposizione con cui fare ricerche terminologiche o controllare la posta elettronica per scaricare la presentazione del primo relatore della giornata inviata la sera prima alle 2 di notte (strano che non l’abbiamo vista prima!). In moltissime sale convegni c’è il wifi, ma se non c’è o non è accessibile poter usare la nostra connessione potrebbe evitarci qualche grattacapo.

Chiavetta USB – per “estorcere” le presentazioni dell’ultimo minuto. Alcuni relatori purtroppo non inviano in anticipo agli interpreti le loro presentazioni: alcune volte perché le finiscono la sera prima, a volte perché contengono delle informazioni riservate che temono verrebbero divulgate e altre volte ancora perché semplicemente non sanno quanto sarebbe utile per noi averle con un po’ di anticipo. Fatto sta che quando ci si trova faccia a faccia con il relatore e gli si chiede se può gentilmente darci la sua presentazione perché questo ci permetterebbe di fare un lavoro migliore (anche con un semplice sguardo fugace 10 minuti prima dell’inizio della conferenza), difficilmente il relatore dirà di no. Se dice di sì è bene avere già pronta la nostra chiavetta USB per velocizzare l’operazione di trasferimento dei file.

Evidenziatore – se il relatore decide di darci la sua presentazione pochi minuti  prima della conferenza in versione cartacea non avremo il tempo di leggerla tutta, ma comunque possiamo farne buon uso se la usiamo per fare una scansione veloce dei contenuti e se isoliamo, grazie ad un evidenziatore, le informazioni che potrebbero esserci più utili (nomi propri, cifre, riferimenti normatici, ecc.)

Post-it – per tenere fisicamente davanti ai nostri occhi dei termini particolarmente importanti/ricorrenti che temiamo di dimenticare.

Nastro adesivo – per attaccare il programma dei lavori o il glossario sul vetro della cabina in modo tale da non doverlo sempre cercare tra il mucchio di fogli che si accumula sul piano di appoggio della cabina.

Orologio – per avere una buona qualità di interpretazione è buona norma che i due interpreti che compongono il team di simultanea si diano il cambio al microfono regolarmente (solitamente ogni 20-30 minuti). Poiché quando si traduce è facile perdere la cognizione del tempo, è utile avere un orologio e segnare l’orario di inizio del turno di parola del collega per poi segnalargli quando è il momento di fare cambio.

Ammetto che per portare tutto ci vorrà una borsa un po’ più grande, ma almeno così riusciremo a gestire un po’ meglio i possibili imprevisti. Voi avete altro da aggiungere?

 

L’interprete può correggere l’oratore?

Uno dei priviliegi di un interprete è poter incontrare menti illuminate che hanno qualcosa di importante da dire agli altri. Recentemente mi è capitato di incontrare una di queste personalità incredibili e devo dire che è stato un onore prestargli la mia voce per permettergli di comunicare con la gente. In queste circostanze sento ancora di più la responsabilità di essere “fedele” (termine delicato in ambito traduttivo, ma in questo caso appropriato) sia all’oratore che al pubblico.

Il problema però è che in alcuni casi queste due forme di fedeltà entrano in conflitto. Uno di questi casi è quando l’oratore dice una scorrettezza durante un discorso tradotto in interpretazione simultanea (bè, sì, capita anche alle menti più acute di sbagliare!). Diversamente dall’interpretazione consecutiva o dialogica, ovviamente in simultanea l’interprete non ha tempo di chiedere chiarimenti o conferme, quindi è costretto a prendere una decisione in velocità. Dunque: se l’interprete coglie l’errore e lo corregge, prevale la sua fedeltà all’oratore perché evita che il suo errore arrivi al pubblico, mentre invece, se pur percependo l’errore, l’interprete decide di mantenerlo, sceglie di essere più fedele al pubblico “non filtrando” l’errore dell’oratore. Quindi che fare?

A mio avviso a questa domanda non si può rispondere con un’unica ricetta valida per tutti i casi, perché molto dipende dalla situazione e dal tipo di errore. Propongo due esempi molto diversi. Se l’oratore fa un banale errore di forma, come pronunciare il nome di una persona in maniera errata, l’interprete non ha motivo di pronunciare a sua volta quel nome in maniera consapevolmente scorretta: nella sua traduzione utilizzerà la pronuncia giusta. Ma se invece l’oratore fa nel suo discorso un errore di contenuto, ad esempio dicendo “nel mio libro mi sono molto ispirato ai Promessi Sposi di Dante Alighieri”, cosa deve fare l’interprete? Io vedo tre possibilità:

  • riproporre l’errore (“nel mio libro mi sono molto ispirato ai Promessi Sposi di Dante Alighieri”), ma l’oratore farà una figuraccia
  • correggere l’errore (“nel mio libro mi sono molto ispirato ai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni”) salviamo la faccia all’oratore ma siamo “infedeli” verso il pubblico
  • mantenere la neutralità (“nel mio libro mi sono molto ispirato ai Promessi Sposi”), una soluzione di compromesso.

A voi è mai capitata una situazione del genere? Che cosa avete / avreste fatto?

Allenamento per interpreti, sfruttando i tempi morti

Da un certo punto di vista, fare l’interprete è un po’ come fare l’atleta: per poter offrire un buon servizio, la costanza e l’allenamento sono imprescindibili. Un buon interprete deve essere costantemente aggiornato su quello che succede nel mondo, deve mantenere fresche e attive le sue lingue di lavoro (inclusa, anzi, soprattutto, la propria lingua madre) e deve praticare spesso le tecniche di interpretazione.

Tuttavia, anche noi interpreti siamo esseri umani e, come tutti, a volte siamo presi dal turbine del lavoro e delle incombenze quotidiane e tendiamo a trascurare l’esercizio e la formazione. In questo post, passerò in rassegna alcuni semplici esercizi di mantenimento per interpreti che possono essere incastrati facilmente nelle proprie attività quotidiane sfruttando i tempi morti.

Il grande classico: stira e ammira

Stirare è il classico tempo morto, ma se non vogliamo andare in giro con la camicia spiegazzata, purtroppo a qualcuno tocca farlo. Se i malcapitati di turno siamo noi, possiamo sfruttare l’occasione di potenziale noia per guardare un episodio in streaming della nostra serie televisiva straniera preferita in lingua originale (o un intero film, se siamo sommersi da vestiti da stirare): in questo modo uniamo l’utile al dilettevole e teniamo attive le nostre lingue di lavoro.

I dibattiti politici in TV 

A volte siamo talmente stanchi da non riuscire a resistere al richiamo del divano e della TV: questo è il tipico tempo morto da mettere a frutto. Una delle possibilità a nostra disposizione è guardare i dibattiti politici. Certo, i dibattiti politici possono essere molto noiosi e non sono particolarmente informativi, ma sono utilissimi a sviluppare la capacità di ascolto e di analisi, fondamentali per un interprete, soprattutto per l’interpretazionconsecutiva. Per trarre beneficio dall’esercizio dobbiamo mantenere un ascolto attivo e delineare mentalmente “l’ossatura” dell’intervento che stiamo ascoltando (tesi, argomenti a favore della tesi, uso dei connettori, conclusione, ecc), proprio come se dovessimo schematizzare il discorso su un foglio di carta.

Al parco con l’iPod

Questo esercizio è l’ideale per chi ama andare a correre o a passeggiare col cane ed è ottimo per mantenere le proprie lingue di lavoro sempre allenate. Semplicemente consiste nello scaricare podcast nelle proprie lingue di lavoro (straniere) su temi che ci interessano e ascoltarle mentre passeggiamo o corriamo. Per molte lingue esiste un’offerta sterminata di podcast gratuitamente scaricabili dai siti delle principali stazioni radiofoniche. Consiglio per questo esercizio di usare trasmissioni in cui gli oratori parlano in modo spontaneo (dove non viene letto un testo scritto parola per parola, come succede per i radiogiornali), meglio ancora se durante il programma ci sono interventi dei radioascoltatori, in modo tale da essere esposti alla lingua “viva”.

Variante dell’esercizio, anche se un po’ più dispendiosa dal punto di vista del tempo: scegliere un articolo di giornale che ci interessa, registrarci mentre lo leggiamo e caricarlo sul proprio lettore MP3 / iPod. Per testi complessi, io registro anche una seconda traccia audio con il glossario dei termini di quell’articolo.

Lettura dei giornali con traduzione a vista

Ecco un altro esercizio da fare mentre si è spaparanzati sul proprio divano. Se nei dintorni avvistiamo un giornale, possiamo sfruttare il momento morto se scegliamo un articolo e lo traduciamo “a vista”, ossia ne traduciamo il contenuto in un’altra lingua “in diretta” (mentre lo leggiamo e senza fare pause). Questo esercizio è sempre consigliato perché è propedeutico all’interpretazione simultanea.

Sentire come lavorano i colleghi alla radio

Se vogliamo fare esercizio di trattativa o consecutiva confrontando la nostra resa con quella di altri colleghi, possiamo farlo da casa seguendo la trasmissione radiofonica Fahrenheit su Radio 3, in cui molto spesso vengono invitati ospiti stranieri, tradotti in italiano da ottimi colleghi. Il confronto fa sempre bene.

E voi avete altri esercizi di mantenimento per intrepreti indaffarati da suggerire?

Panico in cabina: che fare quando l’oratore legge a 1000 all’ora?

Nel migliore dei mondi possibili, prima di un lavoro di interpretazione simultanea l’organizzatore di conferenze ideale invia con largo anticipo agli interpreti tutta una serie di documenti, tra cui: l’ordine del giorno, la lista degli oratori, le presentazioni in power point degli oratori, gli eventuali testi dei discorsi ed altri documenti utili. In alcuni casi agli interpreti viene fornito persino un glossario (monolingue o plurilingue).

Anche se è nell’interesse di tutti che gli interpreti lavorino nelle condizioni migliori (dunque anche con il materiale di cui hanno bisogno)  per svolgere il loro lavoro nel migliore dei modi, nella realtà questo non sempre succede.

Una delle situazioni più complicate derivanti dalla mancata messa a disposizione del materiale agli interpreti è quando gli oratori scelgono di non parlare a braccio, o quantomeno, seguendo una presentazione in power point, e scelgono invece di limitarsi a leggere un testo scritto (dunque, meno ridondante rispetto ad un testo a braccio) e di farlo alla velocità della luce senza neanche dare una copia del discorso agli interpreti.

Al di là della discutibile efficacia dal punto di vista retorico, interpretare in simultanea un discorso scritto, è come nuotare contro corrente: si fa molta più fatica.

E’ chiaro che la cosa migliore sarebbe prevenire il problema chiedendo agli organizzatori o direttamente ai relatori di fornire il materiale in anticipo, o al limite anche qualche minuto prima, ma dato che a volte questo non succede, cosa fare?

  • Mantenere la calma: se nonostante le richieste il discorso non ci è stato dato, allora è meglio farsene una ragione e mettersi nell’ordine delle idee che bisogna limitare i danni.
  • Salvaguardarsi: in alcune situazioni è utile avvertire il pubblico che ci sta sentendo in cuffia che l’oratore sta leggendo velocemente un testo che non ci è stato fornito e che ne riassumeremo il contenuto nei punti più salienti.
  • Non esagerare ad aumentare il ritmo dell’eloquio: anche se stiamo letteralmente rincorrendo l’oratore, non è professionale iniziare a parlare con l’affanno: oltre ad essere ansiogeno per chi ci ascolta, distoglie l’attenzione dal contenuto del discorso.
  • Fare una cernita delle informazioni: le omissioni non vanno mai bene, ma se la velocità è tale da non darci la possibilità di tradurre tutte le informazioni che ci dà l’oratore, allora è meglio fare una scelta e dare precedenza alle informazioni più importanti. Per questo motivo in questi casi è ancora più importante concentrarsi sull’ascolto per capire lo scheletro del discorso ed individuare i punti fondamentali. Da questo punto di vista, il fatto che il testo del discorso sia scritto potrebbe per noi addirittura tramutarsi in un vantaggio, dato che normalmente i testi scritti, diversamente dai discorsi a braccio, sono ben strutturati (ad esempio: introduzione, tesi, argomenti a sostegno della tesi, conclusione).
  • Dare priorità alla sostanza piuttosto che alla forma: una logica conseguenza del punto precedente. Dall’interprete ci si aspetta che produca un testo che, oltre ad essere equivalente come contenuti all’originale, sia anche formulato in una lingua corretta ed elegante. Proseguendo con la metafora natatoria, se ci troviamo con l’acqua alla gola, i nostri sforzi dovrebbero essere canalizzati a evitare di annegare e non a nuotare in un perfetto stile farfalla. Dunque, tornando nella nostra cabina, è meglio evitare di perdere secondi preziosi cercando quella parola perfetta per quella frase che abbiamo sulla punta della lingua ed invece concentrarci a seguire e tradurre il ragionamento.
  • Farsi aiutare dal(la) collega in cabina: questo vale soprattutto per i numeri ed i nomi, che in velocità si perdono facilmente. Se il/la collega scrive gli elementi che potrebbero darci più difficoltà, ci potrebbe fornire una grossa mano.

E voi avete altri consigli da dare per queste situazioni? Vi capitano spesso?